La neve, il buio, i fuochi d’artificio

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    Per noi è scontato, una presenza così familiare da passare quasi inosservata; eppure, ogni volta che salgo sul Trenino Rosso alla volta dell’Engadina o di Coira e osservo gli sguardi dei tanti turisti, ritrovo la meraviglia di questo itinerario. Per qualcuno è davvero il viaggio della vita, sognato, atteso e programmato.

     

    Il Nuovo Anno della Confederazione

    Per qualcuno è davvero il viaggio della vita, sognato, atteso e programmato. Talvolta la natura aggiunge meraviglia alla meraviglia, come quest’anno in cui la neve trasforma l’ascesa e la lunga discesa verso Thusis in una scoperta unica; il manto nevoso racchiude in sé l’essenza della vita: è tangibile e solido, al tempo stesso effimero. Chissà, forse è proprio per questo che la neve entusiasma sempre. La neve appartiene ai nostri territori e alle nostre culture più di quanto immaginiamo; la mancanza ce la rende ancor più desiderata. L’attesa la rende preziosa e amata. Le carrozze rosse che sferragliano sui pendii innevati delle nostre valli sono il segno concreto dell’ingegnosità, dell’ardimento, della risolutezza delle genti di montagna; sono un invito a riflettere sulla grandezza di questo Paese che ha fatto della temperanza e della laboriosità le doti più evidenti. Doti che si riflettono ovunque, purché si abbia il desiderio di osservare, la pazienza di riflettere, prendendosi tutto il tempo necessario, perché la Svizzera va apprezzata e amata soprattutto nelle piccole manifestazioni del vivere quotidiano. Sulla linea dell’Albula, le nuove motrici e i nuovi vagoni convivono con le vetture più datate; un connubio insolito che richiama un concetto tecnico prezioso: interoperabilità, ovvero innovare e progettare pensando a ciò che già esiste, per concepirne l’integrazione e la sostituzione sostenibile nel tempo. Vecchio e nuovo insieme, tradizione e innovazione mano nella mano: un messaggio forte e chiaro, che rimbalza da una parte all’altra del Paese e si esprime nell’autodeterminazione dei territori; se “governare è prevedere”, come ricorda il motto dei Cantoni, il territorio alpino della Svizzera ne è la dimostrazione concreta.

    Così, nel lungo viaggio da Poschiavo a Zurigo, per raggiungere gli amici in occasione della fine anno e assistere ai fuochi d’artificio (quest’anno capaci di richiamare oltre 150.000 persone, moltissimi i turisti) osservo, rifletto e mi lascio sopraffare dal silenzio e dalla tranquillità. Parrà strano, ma qualcosa di simile accade a Zurigo anche in occasione dei fuochi; scoccata la mezzanotte, nel pieno dei festeggiamenti, il dialogo tra le campane delle due Cattedrali segna l’inizio del nuovo anno. Poi le luci del centro città e del lungo lago si spengono e ha inizio lo spettacolo. In un’Europa sempre più blindata e impaurita, spegnere le luci ha per me un valore straordinario: sicurezza, fiducia, audacia. In una fase della storia in cui si vuole che i riflettori (di qualsiasi genere) siano sempre accesi, c’è un angolo di mondo, nel cuore del Vecchio Continente, che accoglie l’anno nuovo spegnendo le luci della sua città più internazionale, per illuminare lago e cielo con i fuochi d’artificio. E’ l’abbraccio gentile, fatto di fiducia reciproca, proprio quella fiducia su cui la Confederazione costruisce, giorno dopo giorno, il proprio federalismo.

    Quando ho ascoltato prima, letto poi le parole del Presidente Alain Berset nell’allocuzione di Capodanno, con il richiamo, in apertura, alla gratitudine di vivere in Svizzera, ho ripensato proprio alla combinazione più unica che rara che le genti della Confederazione hanno saputo costruire nei secoli. Sentirsi a casa, impegnarsi volontariamente per il bene della comunità, co-decidere sono gli elementi chiave dell’esperienza del cittadino elvetico; i risultati sono evidenti e garantiscono al Paese stabilità, serenità e benessere. Ciò che in Svizzera è ordinario, nel senso che è parte della quotidianità di ogni cittadino, in altri Paesi europei è la straordinarietà; come ha osservato il Presidente, la Svizzera “ha sempre dimostrato che quello che ci unisce è più forte di quello che ci divide“. Unire nella diversità è, ai miei occhi, il messaggio più dirompente che la Svizzera possa mandare al mondo, a partire dall’Europa. La temperanza svizzera è la virtù su cui costruire il futuro del nostro Vecchio Continente; una virtù da raccontare e diffondere, un gioiello prezioso che rende la democrazia uno strumento concreto di libertà.


    Chiara Maria Battistoni