Dalla Valposchiavo al Nepal in sella a una bicicletta

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Una bicicletta nuova!
Probabilmente ogni bambino l’ha desiderata almeno una volta come regalo da trovare sotto l’albero di Natale. Nel mio caso l’apparenza inganna: primo, quest’anno non ho un albero ma soltanto un cespuglio in mezzo al deserto, secondo, la bicicletta non è nuova, ha già più di 7000 km alle spalle… e non è nemmeno mia… l’ho noleggiata da un amico.

Lorenzo Heis, di 29 anni, è nato e cresciuto in Valposchiavo. Per gli studi si è trasferito a San Gallo e poi, per lavoro, a Zurigo. Un occhio rimane però sempre rivolto verso la Valposchiavo, alla ricerca di nuove opportunità. Attualmente sta facendo un viaggio con partenza da Poschiavo e arrivo in Nepal. Per questo viaggio Lorenzo ha scelto la bicicletta invece di un compagno, strade sconosciute invece di un biglietto aereo. Partito a inizio di ottobre scorso si trova ora in Iran e rimarrà in Nepal fino a inizio marzo.

Come mai hai deciso di intraprendere questa avventura, e perchè hai scelto il Nepal come punto di arrivo?
Questo viaggio, con il Nepal quale relativa meta è la conseguenza o il risultato della combinazione di vari desideri, sogni e obbiettivi che mi hanno accompagnato durante gli ultimi anni. Sin da piccolo ero molto affascinato dagli 8’000 e sognavo la conquista delle vette più alte al mondo. Però, a seguito di un piccolo infortunio, questa ambizione non sembrava più alla mia portata e inoltre ritengo che la scalata di vette come l’Everest, negli ultimi anni, sia diventata troppo commerciale. Quindi ho riadattato il mio obbiettivo, che ora consiste nel poter volgere un semplice sguardo a questa imponente vetta. Per rendere il tutto un po’ più avventuroso e impegnativo ho deciso di tentare di raggiungere questa destinazione utilizzando solo le mie forze, in sella a una bicicletta.
L’altro motivo principale per cui ho deciso di partire è la volontà di dare un contributo al paese che è stato scosso dai terremoti, dedicandomi al volontariato una volta raggiunto il posto.
Il tutto si combina con il desiderio di vedere il maggior numero di posti possibili, viaggiando in modo flessibile, con un budget contenuto e in un modo rispettoso dell’ambiente. Infine, c’era anche la curiosità di scoprire se sarei stato in grado di intraprendere un’avventura simile da solo.

Come ti sei preparato?
Prima ancora di fissare il Nepal come meta finale ho cercato l’esistenza di un percorso a caso, dove dopo ogni 140 km massimo ci fosse una località in cui potermi rifornire, cercando di minimizzare il percorso da svolgere. Fatto questo primo passo sapevo che in un modo o nell’altro la cosa sarebbe stata fattibile e che, strada percorrendo, sarei riuscito a pianificare nei dettagli il proseguimento del mio viaggio. Il tutto necessita di una certa flessibilità, perché in alcuni Paesi che intendo attraversare o che ho già attraversato vige una situazione politica instabile e tutto può cambiare da un giorno all’altro, quindi di conseguenza potrebbero esserci problemi per visti e permessi per l’accesso.
Il percorso scelto segue linee naturali. Dapprima ho seguito il fiume Inno, che confluisce nel Danubio e in seguito nel Mar Nero. Una volta arrivato al Mar Nero ho seguito la costa in direzione della Georgia per poi attraversare e seguire per una parte la costa del Mar Caspio. Da lì passando per Teheran, la capitale dell’Iran, paese in cui mi trovo ora, volevo inizialmente attraversare il Pakistan per poi raggiungere l’India e da lì spostarmi in Nepal. In quanto la situazione in Pakistan è mutata dopo la mia prima pianificazione per motivi di sicurezza e anche a causa dei lunghi tempi di attesa per la ricezione del visto, ho deciso di pedalare fino al sud dell’Iran. Da lì intendo attraversare il golfo persico con un traghetto, raggiungendo così gli Emirati Arabi, per poi recarmi in Oman pedalando alla ricerca di un aereo che mi porti da qualche parte in India.

Una volta fissato il percorso, un’altra scelta importante è stata quella del periodo in cui affrontare il viaggio, cercando di evitare di dover pedalare in mesi troppo freddi o troppo caldi o durante il periodo delle piogge.
Uno degli ultimi passi è stato quello di organizzare il materiale. Vestiti per tutte le stagioni, tenda, materassino, sacco a pelo, fornellino a gas e un piccolo pannello solare sono la mia garanzia che nel peggiore dei casi potrei essere completamente autonomo quasi ovunque.
Preparati i bagagli mancava soltanto la bicicletta. La scelta e le offerte presenti sul mercato sono immense, e trattandosi per me del primo viaggio di questo genere non avevo ancora nessuna idea riguardo a ciò che facesse esattamente al mio caso. Dopo aver vistitato vari negozi e innumerevoli letture ero ancora indeciso. Alla fine un mio amico mi ha proposto di noleggiare la sua bicicletta, cosa che ho accettato senza esitare in quanto credo e condivido la filosofia della “sharing economy”.

Come passa una tua giornata tipo?
In 7 parole: alzarsi – pedalare – scattare foto – mangiare – leggere – dormire!
Devo dire che però una vera e propria giornata tipo non esiste, primo perchè il mio comportamento si è mutato nelle varie fasi del viaggio e secondo perché il tutto dipende da varie circostanze, come per esempio le condizioni meteo: se ho pernottato in tenda, in ostello o se sono ospite in casa di persone private, se sono in compagnia o viaggio da solo. A volte pedalo tutta la notte oppure faccio una pausa e per un po’ mi fermo in un posto. Anche il tragitto che intendo percorrere e la voglia di lasciarmi trascinare dagli eventi hanno influsso sulla mia routine quotidiana.
Solitamente, però, cerco di salire in sella dopo una buona colazione appena il sole ha cominciato a riscaldare l’ambiente. Faccio brevi pause per mangiare qualcosa, cercare la retta via dopo essermi perso, contemplare il panorama e per scattare foto. Ogni tanto faccio pause più lunghe per mangiare un pasto sostanzioso o per visitare monumenti e punti d’interesse. All’imbrunire incomincia la ricerca per un posto dove passare la notte. Nelle città solitamente pernotto in un ostello o in un albergo e, al di fuori delle città, va bene qualsiasi posto, possibilmente indisturbato, in cui poter piazzare tenda, un’impresa che a volte si può rivelare molto ardua. Una volta montata la tenda mi metto al fornello, mangio e subito dopo mi rannicchio nel sacco a pelo, prendo in mano un libro e cerco di recuperare le forze.
In Iran e in Azerbaijan mi è anche già capitato che delle persone sulla strada mi invitassero a essere loro ospite! A volte invece utilizzo delle applicazioni per lo smartphone che ti permettono di contattare persone disposte ad ospitarti a casa loro o a mostrarti le particolarità della loro città.

Qual è un aspetto che non ti piace del tuo viaggio?
Una cosa di cui sicuramente potrei fare a meno è l’inquinamento e lo smog presente nell’aria! Più ci si allontana dalla Svizzera e dalle montagne più la qualità dell’aria peggiora. Pedalando ci si accorge ancora di più come lo smog dia fastidio alla respirazione.

Qual è la cosa a cui faresti più fatica a rinunciare?
Di molte cose che mi sono portato potrei anche fare a meno. Il tutto dipende dalla quantità di tempo che si ha a disposizione e di quante comodità si vuole disporre! Già prima di arrivare in cima al passo del Bernina ho capito di essermi portato troppe cose in quanto il mio avanzamento semprava quello di una lumaca. Così mi sono prefissato di liberarmi di un oggetto ogni giorno. Spero comunque di riuscire ad arrivare a destinazione e di avere perlomeno ancora lo smartphone. Oggetto che ti semplifica la navigazione e la comunicazione con il resto del mondo, di cui però, se si avesse più tempo, si potrebbe anche fare a meno.

Qual è il Paese che fino ad ora ti ha affascinato di più?
La bellezza e la diversità dell’Iran e l’ospitalità dei suoi abitanti meriterebbero un articolo a parte! Anche se il loro modo di viaggiare sulle strade incute paura: con il tempo s’impara a comportarsi come gli iraniani e così il proseguimento diventa molto fluido.
Plovdiv, in Bulgaria, è la città che mi ha colpito maggiormente; è una città ricca di storia e di cultura, che è riuscita ad integrare in modo eccezionale i bisogni moderni con i ritrovamenti delle civiltà passate.
La Georgia invece mi è rimasta impressa in quanto si tratta di un paese bellissimo, che va dal mare alle montagne: hanno del buon vino e del buon cibo, tanto verde, la gente è ospitale, c’è poca burocrazia ed è aperto al mondo. Dopo aver attraversato tutta la Turchia nella sua larghezza sembra quasi di essere a casa!

Chi fosse interessato può seguire gli spostamenti di Lorenzo su Facebook e Instagram, nome: Lorenzo Heis/lorenzo_heis

Inoltre è possibile sostenere il progetto di Lorenzo tramite donazioni per il Nepal sul conto della Colonna di Soccorso Valle di Poschiavo presso UBS:
IBAN: CH39 0022 1221 4149 64M1 V


A cura di Alice Isepponi