“Pupoc da marz”, dalla costruzione al rogo finale

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    Il “Pupoc da marz” è diventato parte integrante della tradizione del “ciamà l’erba” già a partire dal 1907; da allora, generazioni di giovani si sono dedicati alla costruzione di pupazzi perlopiù fatti di legno e cartone. La tradizione vuole che ad essere bruciato sia un evento legato ad un aspetto negativo, in genere collegato alla realtà nazionale o internazionale.

    Per l’edizione 2018 la scelta è caduta su tematiche di portata internazionale, presentate tramite curati carri allegorici. La 3AP ha voluto rappresentare, con un donna-birillo, il fenomeno “Me too”. Come sottolineato dalla portavoce della classe durante la presentazione sulla piazza comunale, il fenomeno non riguarda solo persone affermate ma si presenta giorno dopo giorno anche dove meno lo si aspetta. La 3PL ha invece rappresentato la problematica ambientale legata alle centrali nucleari (vedi Chernobyl e Fukushima), mentre la 3A si è concentrata sul pericolo di una possibile guerra atomica tra USA e Corea del Nord.

    Quest’anno si sono viste per la prima volta le magliette appositamente realizzate dalle classi. La novità è stata bene accolta dal pubblico presente che ne ha apprezzato l’effetto coreografico. Un’edizione, quella del 2018, che verrà ricordata come particolarmente riuscita.


    Testo e foto di Selena Raselli, video di Angelica Costa