Voto del 4 marzo: vincono la coesione nazionale e il senso di responsabilità

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© Keystone_Anthony Anex

È stata respinta in modo netto da popolo e cantoni, con il 71,6%, l’iniziativa per l’abolizione del canone radiotelevisivo («No Billag»), mentre senza grandi sorprese, con l’84,1% dei voti, è stato accettato il decreto per il nuovo ordinamento finanziario 2021. Grazie a una buona partecipazione al voto (il 53,2% degli aventi diritto), il popolo svizzero ha dato un forte segnale di coesione nazionale, compattezza e responsabilità, ed ha così sventato il rischio di lasciare la Confederazione senza le sue maggiori fonti di entrate, nonché senza una Radio e una TV di Stato: degli strumenti indispensabili a qualsiasi democrazia moderna.

Il risultato della «No Billag» nei Grigioni, 77,2 % di NO, è leggermente più marcato rispetto alla media nazionale, come lo è anche stato nella Regione Bernina, dove il NO ha raggiunto addirittura l’83,8 %. Un risultato, quest’ultimo, che sembrerebbe ribadire il forte attaccamento e la fiducia dei cittadini della nostra valle nei confronti della SRG/SSR. La lunga ed estenuante campagna per questo voto ha dunque raggiunto il capolinea. E anche se a giudicare dall’esito delle urne – Canton Ticino incluso – non sembrerebbe esservi stata storia, sappiamo benissimo che un risultato così netto non era per nulla scontato. La buona affluenza alle urne sembrerebbe quindi avere in parte accelerato la tendenza già evidenziatasi con gli ultimi sondaggi.

Tuttavia, in una conferenza stampa rilasciata subito dopo il voto, il direttore della SSR/SRG Gilles Marchand, ha ribadito che occorrerà, adesso, risparmiare fino a 100 Mio di franchi all’anno, concentrandosi sulle attuali priorità del servizio pubblico radiotelevisivo: informazione, cultura e mondo digitale. Egli ha inoltre dichiarato che anche la collaborazione con altri attori e partner dei media andrà ripensata. In queste parole è impossibile non ravvisare un’allusione alla crisi dell’editoria privata, la quale sta perdendo sempre più risorse provenienti dal mercato pubblicitario, in gran parte oggi dislocatosi sul web e finito nelle mani dei grandi colossi mondiali della rete.

Proprio per alcuni temi di grande attualità, a cui era legata l’iniziativa «No Billag», quali ad esempio la disaffezione delle nuove generazioni verso i media tradizionali, la digitalizzazione incalzante e le fake news, malgrado la sua lacerante radicalità, essa ha perlomeno avuto il pregio di sensibilizzare i cittadini sul ruolo fondamentale di un’informazione indipendente e neutrale. E su come questo servizio pubblico debba essere distribuito a tutela delle minoranze linguistiche del Paese. La non facile sfida a livello politico ora sarà quella di non lasciarsi sopraffare dai fenomeni fagocitanti dell’era digitale e di fare in modo che informazione pubblica e privata possano nuovamente trovare una sana forma di convivenza.

Anche il voto per il decreto federale concernente il nuovo ordinamento finanziario 2021 (imposta federale diretta e I.V.A.), nonostante a molti sia sembrato un’inutile perdita di tempo, in qualche modo potrà servire a formare il senso civico dei cittadini. In un contesto dove sono specialmente i conti truccati e le malversazioni a fare notizia – sia nel pubblico che nel privato –, è infatti opportuno sapere che, a scadenze regolari, il popolo può revocare il diritto alla Confederazione di riscuotere queste fondamentali imposte e interrogarsi sull’utilizzo di questi soldi pubblici.

Con il voto di ieri, la Svizzera non volta pagina, né tantomeno si esauriranno le discussioni intorno al ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo e sul futuro dei media. È stato però ribadito l’attaccamento della maggioranza del popolo ai valori cardine della democrazia su cui essa si fonda.


Achille Pola