Pièce piccante per il Gruppo Teatro Pusc’ciavin di Coira

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Il «Gruppo Teatro Pusc’ciavin Coira» è stato ancora una volta all’altezza delle aspettative, dando un’ulteriore prova di coraggio e bravura con il pezzo «Sal e Péar», la commedia-farsa in dialetto poschiavino in programma quest’anno. Dopo le rappresentazioni degli scorsi fine-settimana a Lugano, Zurigo e Coira, venerdì 6 aprile 2018, la compagnia è finalmente approdata a Poschiavo, nella terra d’origine dei suoi attori.

Porgendo il benvenuto al numeroso pubblico accorso, prima di ringraziare i vari sponsor che hanno messo in palio numerosi premi per la tradizionale tombola a fine spettacolo, il coordinatore del gruppo, Erwin Menghini, ha spiegato che «Sal e Péar» è il risultato di un’elaborazione drammaturgica a più mani. La commedia era stata tradotta in dialetto poschiavino, in una prima fase, dal compianto membro del gruppo teatrale, Mario Grazia. In seguito il pezzo è però stato rielaborato da Mario Badilatti e Giancarlo Sala e molte altre battute o parole sono state aggiunte o modificate dagli attuali attori del gruppo.

Ma intorno alla fonte di questa commedia piccante, adatta ad un pubblico piuttosto adulto e con parti al limite del burlesco, rimane un certo mistero. Come confermatoci da Erwin Menghini, l’unico testo a disposizione dei due revisori e del gruppo era la traduzione in vernacolo poschiavino di Mario Grazia dal titolo «Sal e Péar». Un titolo che non troverebbe però nessuna corrispondenza in opere teatrali già pubblicate. L’ex regista della compagnia coirense, Antonio Godenzi, che abbiamo casualmente incontrato per le vie di Poschiavo in questi giorni, sembra tuttavia propendere per una provenienza d’area germanofona – e recante un titolo diverso – della pièce.

I “Pusc’ciavin” di Coira, da anni portano avanti con grande dignità e caparbietà la tradizione del teatro dialettale poschiavino. Un lavoro che viene loro però ampiamente ripagato grazie all’affetto del pubblico sempre numeroso e alla notorietà che ormai hanno raggiunto. Per la serata di venerdì scorso, infatti, presso le palestre in Santa Maria vi erano tecnici e giornalisti della RSI.

La trama della commedia in scena quest’anno è imbastita intorno a un fugace tradimento coniugale, al malinteso dovuto all’incredibile somiglianza fra i due fratelli protagonisti, all’ira e all’imbarazzo delle loro mogli e a una lunga serie di fraintendimenti. Anche se il pezzo non sembra avere nessuna velleità didattica, esso ha il pregio di disvelare tutto un microcosmo di paese nel quale protagonisti e personaggi secondari oscillano tra una vita rispettosa, da un lato, e i desideri più concupiscenti dall’altro. Anche il lessico usato, spesso carico di doppi sensi, conferma questa forte dicotomia, passando frequentemente dai vari “pütané” e “coión” a “Animi Santi” e “car Signur”.

Ottimo è stato l’affiatamento fra i due fratelli protagonisti, ma grande spigliatezza è stata dimostrata anche da tutte le attrici e dagli altri attori sulla scena, che si sono abilmente mossi inanellando una lunghissima serie di qui pro quo. Popolare ma essenziale è stata la scenografia, mentre trucco e costumi hanno avuto quella fragranza, o se vogliamo quel “sale e pepe” in più, che, fra l’altro, nella pièce teatrale si riduce ad una sola battuta pronunciata da Lina, la vicina di casa dei due fratelli “Penèl”, quando accenna agli ingredienti necessari a una buona vita coniugale.

Agli attori-registi Valerio Lanfranchi e Urbano Crameri e a tutti i collaboratori del «Gruppo Teatro Pusc’ciavin Coira» vada indistintamente il nostro plauso e l’augurio di rivederci l’anno prossimo con un nuovo e verace teatro dialettale, condito dell’ironia e del buonumore tipici della nostra cultura di montagna.


Achille Pola