La lunghezza d’onda dell’amore

0
165

Luca 24. 36b – 48
Sermone del 15 aprile 2018

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

36 Ora, mentre essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!» 37 Ma essi, sconvolti e atterriti, pensavano di vedere uno spirito. 38 Ed egli disse loro: «Perché siete turbati? E perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39 Guardate le mie mani e i miei piedi, perché sono proprio io! Toccatemi e guardate, perché uno spirito non ha carne e ossa, come vedete che ho io». 40 E, detto questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41 Ma siccome per la gioia non credevano ancora e si stupivano, disse loro: «Avete qui qualcosa da mangiare?» 42 Essi gli porsero un pezzo di pesce arrostito; 43 egli lo prese, e mangiò in loro presenza. 44 Poi disse loro: «Queste sono le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che si dovevano compiere tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi». 45 Allora aprì loro la mente per capire le Scritture e disse loro: 46 «Così è scritto, che il Cristo avrebbe sofferto e sarebbe risorto dai morti il terzo giorno, 47 e che nel suo nome si sarebbe predicato il ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. 48 Voi siete testimoni di queste cose.

Cara comunità, forse sarà capitata anche a voi questa situazione imbarazzante. Ti trovi davanti ad un amico che non vedi da qualche tempo e lui non ti riconosce. A me è capitato lo scorso mese. Ero in chiesa a Pistoia e ho incontrato un amico collega che non vedevo da molti anni. Non riusciva a ricordarsi di me. Era diventato paonazzo, frugava nei suoi angoli della mente per trovare un barlume. Poi ho cominciato a dargli degli indizi, non ho più la barba, mi conosci da quando avevo sedici anni, sono Antonio. Lui era imbarazzato e confuso. Quando mi sono palesato del tutto, è uscito dall’imbarazzo, rosso in viso, dicendomi: ma ti facevo in Svizzera, non ti aspettavo qui. E ci siamo fatti una grassa risata, abbracciandoci. Che figura! Mi guardava in volto e non mi riconosceva. È capitato a tutti.

Se c’è capitato, siamo in buona compagnia. Siamo seduti sulla stessa panca dei primi discepoli di Gesù. Quando il risorto Gesù appare ai suoi seguaci più vicini, questi falliscono clamorosamente. Non lo riconoscono al 100%. In Giovanni, Maria Maddalena scambia Gesù con l’ortolano. I discepoli sulla via di Emmaus non riconoscono in Gesù lo straniero che cammina con loro. Nel nostro testo in Luca, i seguaci di Gesù erano insieme quando all’improvviso Gesù compare in mezzo a loro. Sebbene essi avessero ascoltato la testimonianza dei discepoli di Emmaus, “il Signore è veramente risorto”, non lo riconoscono nel loro mezzo. Invece: erano sconvolti e atterriti pensavano di vedere un fantasma. Non solo non riconoscono il loro Maestro, ma lo scambiano con un fantasma malintenzionato. È lo stesso fallimento di Matteo 14.26, quando scambiano Gesù per uno spettro sull’acqua che va verso la barca con i suoi amici più vicini. Maria e i discepoli di Emmaus almeno salutarono Gesù in modo educato. Vedere in volto una persona e non riconoscerla.

I discepoli sono nel panico ma Gesù chiede: perché siete turbati? Perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Gesù tratta il loro fiasco con gentilezza. Per risollevarli Gesù scende a un livello più elementare, quello fisico. Gesù gli mostra le sue mani e I suoi piedi, i segni della crocefissione per dimostrare che, lì davanti, hanno proprio il Maestro visto punire dai romani. Allora Gesù chiede del pane e mastica con loro il pesce che i discepoli stupiti riescono a offrirgli. Mangiare con loro era un’altra prova che fosse vivo e non era un fantasma. La condizione divina non annulla la fisicità della persona, ma la dilata e la trasfigura. È in questo senso che Paolo in 1a Corinzi dirà: “Si passa da un corpo animale a uno spirituale”. Per questo l’evangelista evidenzia che Gesù prende il pesce arrostito e lo mangia. Dopo Emmaus, Gesù è ancora riconosciuto mentre spezza il pane. E’ un’allusione alla Cena, dove Gesù, il figlio di Dio, si fa pane, alimento di vita, per quanti lo accolgono, e poi sono capaci a loro volta di farsi pane, cioè alimento di vita, spezzando la loro vita per gli altri e diventino figli e figlie dello stesso Dio. In questa dinamica di amore ricevuto e comunicato si fa l’esperienza del Cristo risuscitato: si riconosce nello spezzare del pane. Per comprendere gli avvenimenti, l’evangelista mette questa frase strana di Gesù: “Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi”. Come sarebbe “quando ero ancora con voi?” C’è in questo momento, ma adesso lo è in una maniera differente, quindi la possibilità dell’esperienza del Cristo risuscitato è per i credenti di tutti i tempi in una maniera differente. Bisogna però imparare a riconoscere il suo volto in mezzo a noi.

Non abbiamo ancora capito perché era così difficile per i suoi amici più stretti di quando era nella sua fisicità, riconoscere Gesù nella forma della resurrezione. Come fanno a non riconoscere il suo volto familiare? Ci possono essere molte ragioni. Gesù non appare dove i suoi discepoli pensano di vederlo. La Maddalena cercava solo il volto del corpo morto di Gesù nella tomba. I discepoli di Emmaus non si aspettano che cammini con loro diretto a Emmaus. I discepoli rannicchiati e timorosi in Gerusalemme non si aspettano che Gesù compaia in mezzo a loro. Il Signore risorto, come si sarebbe potuto presentare nel loro mezzo e salutarli con “pace a voi”, come se niente fosse? Il loro problema nel riconoscere il Maestro e Signore, è lo stesso che affligge noi. Continuiamo a cercare Gesù nei posti sbagliati. Cerchiamo Gesù nei luoghi che ci siamo creati, separati dalla vita quotidiana e li chiamiamo santi oppure sacri. Tutta la Bibbia ci dice che il Signore è nel quotidiano, nella nostra storia personale e sociale. Noi, invece, cerchiamo Gesù tra la gente altolocata, i potenti, tra gli “Influencer” e gli agitatori o tra i carismatici, i miracolati o santi. Come i primi discepoli, noi guardiamo nel luogo sbagliato per trovare la presenza di Gesù. Non ci aspetteremmo mai di trovare Gesù in un albergaccio a ore o sulle strade con i senzacasa, i malati mentali e i derelitti. Noi cerchiamo Gesù nella crema del raccolto, non nella scrematura della terra o nella feccia sul fondo della tazza. A me capita di sentire però, la presenza di Gesù non nei conviti delle autorità o nelle discussioni dei teologi, ma accanto al letto di un ammalato, vicino la carrozzina di un anziano infermo, presso i disorientati della terra. Abbiamo dimenticato il Signore che disse: i malati hanno bisogno del medico! Noi dobbiamo superare i nostri pregiudizi nel cercare la sua presenza. Il nostro problema rimane: siamo solo sintonizzati nel cercare Gesù nei luoghi e tra le persone che noi riteniamo accettabili o appropriati. Gesù ci ha però indicato la strada.

Abbiamo bisogno di risintonizzarci per riconoscere la presenza di Gesù. Dobbiamo passare dalla lunghezza d’onda umana a quella d’amore perché è lì che troviamo Gesù. Un fastidioso insetto ci può insegnare qualcosa. Le zanzare ci possono insegnare come cambiare la lunghezza d’onda per incontrare chi stiamo cercando. Dei ricercatori hanno incollato con cura una goccia di colla sul torace di un maschio e di una femmina, fermandole a un piccolo spillo, lasciando le ali libere per ronzare. La zanzara maschio è più piccola e sbatte le ali con una frequenza maggiore della femmina che è più grande. I ricercatori hanno avvicinato i due insetti e, con sorpresa, hanno notato che adattavano la frequenza delle ali per “cantare” un duetto! Per accoppiarsi passano dalla dissonanza all’assonanza. La femmina alza il suo tono e il maschio l’abbassa, creando un duetto perfetto di tonalità d’amore. Capito? Forse non riconosciamo Gesù perché egli opera su una frequenza differente da quella umana. La sua frequenza d’amore risuona con parole come perdono, pentimento, gioia, pace e accoglienza. Noi dobbiamo sintonizzare la nostra frequenza, su quella d’amore della presenza divina. Come? Gesù apre la mente alle Scritture. Come fa? L’ha fatto già con i discepoli di Emmaus interpretandole. Le scritture vanno lette con lo stesso spirito con cui sono state scritte: l’amore di Dio per l’umanità. Allora per comprendere le Scritture bisogna mettere come valore primo, l’amore assoluto di Dio per l’umanità. Se ci sintonizziamo sulla sua frequenza d’amore lo riconosceremo accanto a noi nel quotidiano.

Che imbarazzo non riconoscere un volto di un vecchio caro amico! Anche i discepoli di Gesù fanno fiasco nel riconoscerlo quando li incontra. Non riconoscono la sua presenza perché lo pensano morto, invece è in mezzo a loro! Anche noi cerchiamo la sua presenza non in mezzo a noi ma come se fosse lontano, oppure appare in certi luoghi, orari o tra la crema della crema. Non riconosciamo che è tra chi soffre, è smarrito e abbandonato. Gesù è già qui, presente, ci aspetta in questa nuova settimana lì dove saremo, dobbiamo solo sintonizzarci sulla sua lunghezza d’onda per vedere il suo volto splendente che ci accoglie. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa.