Diventare insegnante: una scelta non evidente

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Come appreso nell’intervista di venerdì con Sabina Paganini, direttrice delle scuole comunali di Poschiavo, sono molte le sfide alle quali oggi gli insegnanti devono costantemente far fronte. Sebbene la professione del maestro non sembri aver perso d’attrattività, i giovani che si indirizzano verso questo percorso devono essere coscienti della grande responsabilità che si assumono nei confronti della società, sempre più esigente e complessa. Con Francesco Vassella, orientatore professionale, parliamo dei giovani che mirano a diventare docenti di scuola secondaria. L’impressione (questo non può e non vuole essere un dato statistico, bensì semmai uno spunto di riflessione) è che questa scelta sia sempre più difficile.

 

Francesco Vassella, che profilo è richiesto oggi per diventare insegnante di scuola secondaria?
Le attitudini richieste sono le seguenti: la capacità di mettere a proprio agio gli altri, la facilità d’espressione e di comunicazione, le attitudini pedagogiche, l’equilibrio e la maturità psico-affettiva così come la resistenza psichica. Inoltre, sono necessari l’interesse a lavorare e a interagire con ragazze e ragazze della fascia d’età tra i 13 e i 16 anni e la passione nel campo sociale, nell’educazione e nell’insegnamento.

Che profilo hanno invece i giovani che vengono da Lei per saperne di più riguardo questa professione?
Dobbiamo specificare se a chiedere informazioni a riguardo è un’allieva o un allievo della scuola secondaria oppure un giovane ventenne che sta cercando la propria strada dopo il liceo, la scuola specializzata o con in mano l’attestato federale di capacità.

Nel primo caso sono prioritari gli interessi e le capacità scolastiche dei ragazzi. Concretamente sono ragazzi con la voglia e il piacere di lavorare e d’interagire con bambini e ragazzi. Inoltre, frequentemente questi giovani hanno la volontà d’iniziare un percorso formativo lungo, della durata di almeno otto anni, composta di regola da tre anni di liceo e da cinque anni di università. Capita poi che durante il liceo, scelta questa la più frequente, gli interessi cambiano e il giovane scelga un’altra strada.

Nel secondo caso invece oltre agli interessi citati sono basilari le attitudini richieste per esercitare questa professione. Spesso i  giovani interessati sono contraddistinti da una facilità di comunicazione e dalla capacità di immedesimazione. Magari con un’empatia particolare verso i bambini e ragazzi e posseggono la maturità psico-fisica necessaria per gestire e motivare un gruppo di adolescenti così come per coltivare in modo costruttivo i rapporti con i genitori.

I ragazzi che vengono a consultarla sono spesso proprio nella fascia d’età di scuola secondaria. Cosa pensa di questo loro momento di scelta difficile?
Per molti ragazzi di questa età la scelta professionale non è una decisione facile. Innanzitutto, tanti hanno difficoltà a conoscere e ad immaginarsi il più concretamente possibile le professioni che rientrano nei loro interessi e capacità. Di conseguenza c’è la tendenza a concentrare la ricerca d’informazione e gli stage su professioni già conosciute. Sono pochi i ragazzi di questa età disposti a conoscere in dettaglio e a provare professioni a loro sconosciute. In secondo luogo la scelta ha sovente un carattere pragmatico dettato dalle difficoltà dei ragazzi a raggiungere gli obbiettivi prefissati , da fattori sociali e famigliari o da barriere linguistiche e geografiche.

Tendenzialmente le allieve e gli allievi sono portati a prendere una decisione sul proprio futuro sempre prima, mentre in realtà molti di loro necessiterebbero più tempo per scegliere la propria strada.


Elisa Bontognali