Caccia al cervo con Bruno Pianta

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Venerdì scorso, era l’ora del tramonto, ho vissuto dal vivo una battuta di caccia che mi ha molto emozionato. Lo scenario naturale, i prati d’erba fresca della Farina, a metà strada fra il Lago di Le Prese e i monti di Torn.

Ero lì per caso, di rientro da una breve uscita pomeridiana di mountain bike. Mi imbatto in Bruno Pianta, un anziano meschinèl espatriato a Berna, intento a organizzare la sua posizione di tiro. “Sa ghi furtüna forsi a st’ura i vegnan fo a pasculà”, mi sussurra senza togliere lo sguardo dallo spiazzo verde davanti alla canna della sua vecchia carabina. Nonostante le sue belle maniere, intuisco che la mia presenza è di troppo, saluto e tolgo il disturbo. Ma non faccio in tempo a risalire in sella che un colpo forte riecheggia e quasi mi fa perdere l’equilibrio sui pedali. “Che mazzada” penso, tornando di fretta sui miei passi con il cuore in gola. Bruno è lì tranquillo, nell’identica posa in cui lo avevo salutato poc’anzi. “L’é un cerf, speitem um momentin chilò prima da i sü”. Obbedisco, ansioso di andare a vedere da vicino l’animale morto. La preda, un otto rami di poco sopra il quintale – questa la stima ufficiosa del sopraggiunto compagno di caccia Sergio Gurini -, è distesa fra la folta vegetazione che delimita il bosco. Un colpo da maestro.

Dimentico di dover tornare al lavoro, e cerco di rendermi utile nel faticoso recupero della bestia. Poi le mille foto di rito, la breve intervista a caldo ai protagonisti, e via, consapevole di avere vissuto un’emozione rara.

Più tardi i due compagni di caccia, con una punta di orgoglio, passano a mostrarmi ancora una volta il cervo abbattuto; fra lo stupore di alcuni clienti che non possono capire che cosa è la caccia, quella della Valposchiavo, dei Grigioni.


Bruno Raselli – Montaggio video di Marco Travaglia

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