False paure

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Guardando il telegiornale, ascoltando i dibattiti politici degli ultimi anni e seguendo la politica valligiana mi sono accorto che c’è un tema molto ricorrente: lo spopolamento delle zone periferiche.

Viene spesso dipinto come il male del nostro tempo, villaggi che si svuotano, scuole chiuse e nessuna opportunità per le famiglie. Personalmente ho sempre dato un po’ per scontato che a Poschiavo stesse succedendo la stessa cosa, dato che dopo aver finito la scuola dell’obbligo me ne sono andato a Coira a studiare e molti miei compagni di classe hanno fatto la stessa cosa. Molti giovani se ne vanno presto dalla nostra valle, dato che molte possibilità di formazione sono disponibili solamente oltre Bernina. Molti di quelli che lasciano la valle spesso ritornano, ma c’è anche chi comincia una nuova vita fuori valle. Il tema dello spopolamento è quindi attuale anche per la Valposchiavo.

Il Polo Poschiavo sta lavorando ad un progetto pilota internazionale finanziato dal Parlamento Europeo nell’ambito della Strategia Alpina chiamato AlpJobs che si occupa proprio di questo. Lo spopolamento delle zone rurali è un tema che riguarda un po’ tutte le regioni alpine ed il progetto cerca spunti per approcciare in modo innovativo questo problema. Ciò che il Polo Poschiavo sta facendo assieme ad altri 5 partner provenienti da Slovenia, Italia e Austria, è identificare quali siano le competenze professionali del futuro nelle aree rurali alpine, in modo che i giovani possano trovare un lavoro interessante e quindi rimanere sul territorio. Le zone di cui si occupa il Polo Poschiavo sono la Val Monastero, la Val Bregaglia e naturalmente la Valposchiavo. Nella prima parte del progetto sono stati raccolti vari dati in modo da poter capire come sono strutturate le varie zone. Dando uno sguardo a questi dati è possibile capire qual è la situazione demografica, economica e sociale delle aree esaminate. I grafici sottostanti sono stati realizzati per il progetto e mostrano la situazione demografica delle zone esaminate.

Il grafico sovrastante mostra il numero di persone che vivono nei vari comuni delle aree esaminate. Com’è possibile vedere la popolazione nel comune di Poschiavo negli ultimi 15 anni è costante, mentre quella del comune di Brusio ha avuto una lieve flessione verso il basso, stabilizzandosi poi dal 2010 in poi.

Il secondo grafico mostra il numero di persone da 0 ai 14 anni residenti nelle zone esaminate. Anche in questo caso i risultati sono promettenti, nel comune di Poschiavo il numero di giovanissimi è aumentato, mentre nel comune di Brusio è abbastanza stabile.

Il terzo grafico mostra il numero di nascite nelle zone esaminate. Nel comune di Poschiavo le nascite hanno subito un aumento mentre nel comune di Brusio sono rimaste piuttosto regolari, con alcune flessioni sia in alto che in basso.

Nonostante lo spopolamento sia un problema per molte zone alpine la situazione in Valposchiavo non è negativa. Naturalmente c’è un invecchiamento della società e il numero di nascite rispetto agli anni ’60 non è così alto, questo però non è dovuto al fatto che la Valposchiavo sia una zona di montagna, ma è piuttosto un trend europeo causato da diversi fattori. Come si può vedere nell’ultimo grafico che mostra il tasso di fertilità in Svizzera, il calo di nascite non è avvenuto solamente in Valposchiavo, ma è uno sviluppo che riguarda tutta la nazione.

Quando ho visto i dati demografici della Valposchiavo ho dovuto ricredermi. Contrariamente a quanto pensassi il numero di nascite non è in calo e la valle non si sta spopolando. Naturalmente questa situazione non è frutto del caso, e paragonando la Valposchiavo con le altre aree coinvolte nel progetto siamo confrontati con problemi di minore entità. La situazione in Valposchiavo è buona perché è frutto di un lavoro continuo e di investimenti che hanno fatto si che la gente rimanesse a vivere in valle.

Lo spopolamento rimarrà comunque una sfida nei prossimi anni per le zone periferiche come Poschiavo, è quindi importante continuare a lavorare nella giusta direzione, evitando inutili allarmismi, per poter mantenere una situazione ottimale.

Fonte dei dati: Ufficio cantonale di statistica/ Ufficio federale di statistica.
I grafici sono stati realizzati dal Polo Poschiavo


Daniele Isepponi

3 COMMENTI

  1. Buongiorno Daniele
    Ottimo articolo, complimenti. Per avere un quadro completo della situazione del Comune di Poschiavo, tuttavia, non basta un‘analisi quantitativa, come quella da te effettuata, ma andrebbe integrata anche un‘analisi qualitativa (per qualitativa, ovviamente, non intendo un‘analisi sulla „qualità delle persone“, che sarebbe tanto discriminatoria quanto inopportuna). Detta analisi evidenzierebbe, fra l’altro, lo stato di salute del territorio.

    In questo senso ci può aiutare la Nuova Perequazione Finanziaria (NPF) Cantonale, la quale, almeno per Poschiavo, evidenzia una tendenza che deve far riflettere: Poschiavo, in questo periodo, senza questo strumento che garantisce un principio solidale e sussidiario, avrebbe infatti grossi problemi a garantire l‘attuale buon livello dei servizi alla popolazione e, di conseguenza, avrebbe problemi a mantenere più o meno stabile il livello della popolazione da te giustamente evidenziato.

    La NPF ci dice che il Comune di Poschiavo riceve sempre più contributi da Coira:

    2016 = 1’043’634
    2017 = 1’290’641
    2018 = 1’485’799
    2019 = 1’645’529

    Come si può vedere, la somma ricevuta dal Comune di Poschiavo è un continuo e progressivo aumento. Se questo, a prima vista ci può rallegrare (se non altro dimostra che il principio su cui si basa la NPF è efficace e funzionale), un‘analisi più accurata deve indurre una certa preoccupazione, ancorché nessun allarmismo, che è il messaggio che colgo dal tuo scritto.

    Mi spiego meglio: la NPF poggia su due principi cardine, ossia l‘analisi delle risorse proprie di un comune, ossia quanta ricchezza lo stesso riesce a generare, e l‘analisi degli oneri dello stesso.

    Per ricchezza vengono considerate le varie imposte, proventi da concessioni per lo sfruttamento delle risorse naturali inclusi.

    In questo caso la situazione non è buona per Poschiavo, e non lo sarà sino a quando REpower non inizierà a pagare nuovamente imposte sugli utili, il che non avverrà per qualche anno ancora, ossia sino a quando REpower stessa non potrà più recuperare e far valere, nei confronti del fisco, le perdite accumulate negli ultimi anni. La terminologia da me utilizzata non è corretta sino in fondo, ma rende l‘idea.

    Nel secondo caso, ossia nel caso degli oneri, vengono analizzati i parametri geotopografici e degli oneri scolastici, ossia:

    a) numero di abitanti in insediamenti sparsi e densità della popolazione in base alla superficie produttiva per abitante (struttura d’insediamento);

    b) lunghezza delle strade comunali e delle strade cantonali all’interno dell’abitato per abitante ponderata secondo categorie di costi (lunghezza delle strade);

    c) numero di allievi per abitante (quota di allievi)

    Vengono inoltre considerati gli oneri in ambito sociale, in cui il Cantone accorda una perequazione ai comuni gravati eccessivamente nell’ambito dell’aiuto sociale materiale. E qui la struttura della popolazione del Comune di Poschiavo gioca un ruolo importante, dicendoci che ci sono sempre più anziani indigenti, ma anche un numero significativo di famiglie giovani che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese.

    Sino a quando riusciremo a garantire lo standard attuale, la situazione rimarrà più o meno stabile a livello di popolazione; nel malaugurato caso in cui questo non fosse però più possibile per le ragioni più disparate, allora inizierebbero problemi seri.

    In sintesi: nessun allarmismo, ma anche tanti elementi che devono farci riflettere.

    Buona giornata
    Alessandro Della Vedova

    • Buongiorno Alessandro,

      Grazie mille per il tuo chiarimento, che sicuramente offre degli spunti di riflessione interessanti.
      Il mio articolo voleva solamente porre chiarezza sulla situazione demografica attuale. Spesso ho l’impressione che si abbia una percezione più negativa della situazione di quanto lo sia in realtà. Naturalmente penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che bisogni lavorare in modo da poter mantenere lo standard attuale e che sarebbe meglio riuscire a farlo senza aiuti esterni.

      Daniele Isepponi