Il giogo dolce

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1. Re 19.19 – 21
Sermone del 30 settembre 2018

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

19 Elia partì di là e trovò Eliseo, figlio di Safat, il quale arava con dodici paia di buoi davanti a sé; ed egli stesso guidava il dodicesimo paio. Elia si avvicinò a lui, e gli gettò addosso il suo mantello. 20 Eliseo, lasciati i buoi, corse dietro a Elia, e disse: «Ti prego, lascia che io vada a dare un bacio a mio padre e a mia madre, e poi ti seguirò». Elia gli rispose: «Va’ e torna; ma pensa a quel che ti ho fatto!» 21 Dopo essersi allontanato da Elia, Eliseo tornò a prendere un paio di buoi, e li offrì in sacrificio; con la legna dei gioghi dei buoi fece cuocere la carne e la diede alla gente, che la mangiò. Poi si alzò, seguì Elia, e si mise al suo servizio.

Cara comunità, oggi è quasi impossibile vedere qualcuno arare con dei buoi con un giogo sulle spalle. È più probabile vedere un giogo appeso su un muro di un Museo o di una cascina. Nondimeno, ancora oggi gli umani indossano gioghi pesanti sulle spalle. In verità, possiamo anche alzarsi la mattina e non indossare un giogo di legno, sebbene a volte i vestiti ci stringano avvertendoci che abbiamo messo su un paio di chili, ma tutti noi indossiamo un giogo. Non di legno ma uno psicologico non meno pesante!

Se riflettiamo, li sentiamo anche addosso e li possiamo chiamare per nome uno per uno. Ci soggioghiamo a ideologie, a pensieri, argomenti, a cose materiali, a relazioni insane, a ideologie di fede. In un certo senso, i nostri gioghi hanno la forma dell’identità che abbiamo voluto prendere. I nostri gioghi hanno la forma delle storie che adottiamo e adattiamo come nostre. A volte questi gioghi prendono la forma di una malattia e la chiamiamo “psicosomatica”. Il nostro corpo ci parla, ma siamo paralizzati dal giogo. Una sofferenza dell’animo si personifica nel corpo. La pesantezza d’animo si mostra nel nostro volto, occhi, corpo; camminiamo eretti ma il nostro spirito è ricurvo dal peso. Così, il giogo si manifesta nel pensiero, nel nostro modo di essere, di parlare e camminare. Essere soggiogati a qualcuno o a qualcosa può essere buono o cattivo. Per molti però, i nostri gioghi diventano più un peso che una benedizione. Vi siete mai trovati in una cattiva relazione? Sapevi che non ti faceva bene. Lo sentivi che ti smontava a pezzi come in una costruzione Lego, ma era difficile uscirne, non trovavi la forza di lasciare. Il tuo giogo si era aggravato poi con un senso di colpa, di vergogna, di paura e ansia. Vi è mai capitato di trovarvi coinvolti in qualcosa, a scuola o al lavoro, in cui saresti voluto scappare? Pensavi di gestire la situazione, poi hai visto che non potevi e che ti schiacciava. Quante vie ci sembravano delle scorciatoie al successo, al denaro e alla fama per trasformarsi in un labirinto di strade tortuose? Quel giogo che sembrava portasse vita, è diventato la vergine di Norimberga, uno strumento di tortura. Un altro giogo oppressivo.

Un giogo era portato da due buoi. Erano assortiti con un animale più forte dell’altro. Il bue più debole era soggiogato al più forte, che conosceva la direzione da prendere. Camminando affiancati, il debole imparava docilmente la strada dal più forte. A chi o a che cosa ci soggioghiamo, quindi determinerà la nostra direzione e l’identità che saremo. Di per sé un giogo non è cattivo, ma il mondo pullula di collari ingannevolmente carini ma che ci conducono lontano da Dio. A volte, ci si sente bene all’inizio, ma poi le nostre scelte pesano, ci demoralizzano e ci ritroviamo con un collare al collo. Sapete di che cosa parlo! Una volta imprigionato in quel collare di ferro, diventi sempre più immobile. Non comunichi più, non t’impegni più prima. Anche se ci crediamo leader, seguiamo sempre qualcuno o qualcosa, il potere, i soldi, la carriera, il prestigio o una posizione sociale, o una vita piena con Gesù. Per la nostra condizione umana ricerchiamo qualcuno con cui camminare appaiati ma questo determinerà il benessere della tua mente, corpo, cuore e animo. Il giogo che scegli ti rafforzerà o t’indebolirà. Alcuni ti spingeranno in direzioni non volute, altri al bene. Se conosci qualcuno con una dipendenza, droga, alcol, medicine, shopping compulsivo, porno, amorosa, gioco di azzardo o piccoli crimini, sai che più quella dipendenza lo prende, meno autentico diventa: mia figlia è cambiata del tutto, non la riconosco più. Quando mio marito beve, diventa qualcun altro. Questi gioghi pesano sullo spirito e lo spezzano. In verità, siamo tutti spezzati! Non tutti abbiamo una dipendenza seria, ma soffriamo di D.D.G., “disordine da deficit di Gesù”, che ci fa ammalare dentro. Chi o cosa segui, la voce che ascolti, quello che metti nel tuo cuore e animo, determinerà la tua personalità. Il bue più debole seguirà il più forte, al bene o al male.

Lunga introduzione per arrivare al testo di oggi. La chiamata di Eliseo. Eliseo si converte da quello che stava facendo, arava con dei buoi con un giogo, e accetta la nuova identità di profeta nel team speciale divino. Eliseo accetta di ricevere il giogo da Dio e attraverso il suo mentore Elia, diventa portavoce di Dio per la giustizia e alla guida del suo popolo. Elia chiama Eliseo al discepolato e al profetismo mentre ara con dodici gioghi di buoi. Attenzione, quando Elia gli getta il mantello sulle spalle, Eliseo brucia subito i gioghi per cucinare i buoi, e inizia il ruolo di profeta apprendista. Il taglio con il passato è radicale: non tornerò più indietro, da adesso, faccio coppia con Elia con il giogo del Signore. L’azione di Eliseo crea un momento di comunione, nel quale egli abbandona la vecchia vita per prendere il giogo di servo divino. Egli accetta il mantello della giustizia e del servizio divino. In questa storia, il mantello è il giogo. La nuova vita di Eliseo sarà “mantellata” nel servizio e nelle benedizioni. Lui si lascia alle spalle i campi di grano e camminerà con Dio, arando e trebbiando nel campo divino e nella vigna della vita. Eliseo aveva una sua identità. Era un contadino e stava arando dei campi, trebbiando il grano, guidando dei buoi, ma quando ricevette l’invito di Elia di lasciare il giogo che portava e diventare uno dei suoi discepoli, Eliseo si convertì da quello che stava facendo… e segui Dio. Questo è pentimento, conversione. Pentimento non è solo rendersi conto di avere sbagliato. Pentimento è bruciare il giogo che stai portando, sacrificare, consacrare, la tua vita e i tuoi mezzi di sussistenza per seguire Dio, indossando il giogo del discepolato e seguirlo. Eliseo non indossa più un giogo umano ma quello divino per percorrere la via a Dio.

Nelle Scritture, noi leggiamo che Gesù è venuto a liberarci dai pesi che portiamo, dai gioghi tormentosi sulle spalle, dalla schiavitù dei fallimenti e della morte, in breve, a salvarci dal DDG! Disordine da deficit di Gesù! Gesù ci dice in Matteo 11.29 – 30: Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero. La via di Gesù è il giogo con il quale ci conduce in verdeggianti pascoli e ad acque calme, una vita colma di difficoltà ma di promesse di pace, amore e vita piena. Gesù ci offre il giogo del discepolato uniti a lui e il mantello della giustizia che ci accompagnerà nel regno dei cieli. Con parole dure ai discepoli in Marco 9.38 – 51, Gesù dice: è meglio che tagliate via da voi ogni cosa che v’impedisce di seguirmi perché la morte fisica potrebbe già trovarvi svuotati di vita! “Se la tua mano”, poi parlerà del piede e dell’occhio; la mano indica l’attività, il piede, la condotta, l’occhio, il criterio con il quale si osservano le cose della vita, “ti è motivo di scandalo”, in breve, d’inciampo per te, se fai un’attività che ti fa cadere: tagliala! E’ meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con due mani andare nella Geènna. Cos’è questa Geènna? Era la discarica dei rifiuti di Gerusalemme, in cui erano ammucchiati e bruciati per eliminarli. Gesù dice quindi: “È meglio che, anche se doloroso, ti togli quello che t’impedisce la pienezza di vita, piuttosto che finire in un immondezzaio di esistenza”. Se i tuoi gioghi ti negano la vita piena, mollali e occupa il posto affianco a Gesù, che ti guiderà alla vita. Noi abbiamo chi ci dà la forza di mettere giù il giogo opprimente. Gesù toglie i nostri opprimenti pesi inutili perché vuole fare coppia con noi con il suo dolce giogo, per generarci alla vita piena già ora.

Eliseo mentre guardava il mantello del servo di Dio arrivargli addosso avrà rivisto tutta la sua vita. In un attimo butta a terra il giogo terreno, lo brucia prima di indossare il giogo divino che porta alla vita piena. Possiamo “tagliare” la mano, il piede, l’occhio che ci fa cadere davanti alla missione divina. È meglio arrivare a Dio senza sogni di falsa gloria, potere, ricchezze ma pieni di misericordia, ascolto e compassione per chi ha lo spirito rotto dalle schiavitù. Il dono massimo è camminare con il Maestro Gesù all’altra parte del giogo. Sceglieremo il giogo che distrugge o quello che libera? Il giogo che libera ha un nome: Gesù. Indossa pure il suo dolce giogo. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa.