Amica Panchina

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Solitaria, discreta e silenziosa; sa ascoltare con pazienza, accogliere senza commentare, sostenere con discrezione e liberare senza fiatare. Ama gli spazi aperti, le radure o i balconi naturali ma la si trova nelle piazze e per le strade, ovunque il cammino si faccia troppo faticoso. Sceglie di essere proprio là dove vorremmo che fosse, per anticipare le nostre necessità. Talvolta quasi non la si nota, in altre occasioni è la protagonista indiscussa dello spazio pubblico o privato. E’ la panchina, a cui Michael Jakob, docente di storia e teoria del paesaggio, dedicò nel 2014 un libro “Elogio della panchina”, tracciandone la storia dalle origini alla contemporaneità. Per Jakob la panchina è una vera e propria “macchina visiva, intelligente e visionaria” che plasma il nostro sguardo, il nostro, particolare e unico scenario. Penso e visualizzo la panchina che poco sotto Privilasco domina il borgo, oppure quelle altrettanto suggestive a Cavaglia e nel Parco delle Marmitte dei Giganti. Più che luoghi di riposo, sono luoghi di meditazione, riflessione, ristoro dalla frenesia della quotidianità. Propongono viste olistiche ma offrono anche visioni di dettaglio, sul paesaggio più prossimo, i pascoli o il bosco; la profondità dello sguardo è la profondità dei nostri desideri: quanto lontano vogliamo spingerci? Oppure, quanto vicino vogliamo restare? La panchina ci accoglie, ovunque si voglia andare.

Elemento di arredo urbano, a cui Mobilità Pedonale ha dedicato analisi specifiche nell’ambito delle sedute negli spazi pubblici, la panchina trova nella scelta dei materiali i suoi gradi di libertà; legno, pietra, cemento, cartone, acciaio o plastica non ci sono limiti stringenti vista la semplicità strutturale. Sono i contesti a influenzarne fogge e colori; non solo, però.

Le abitudini di vita delle comunità fanno sì che le panchine diventino luoghi di incontro, di socializzazione o di solitudine, luoghi di idee e luoghi di chiacchiere; da qualche tempo anche stazioni tecnologiche, in cui trovare ristoro fisico, spirituale e tecnologico, con la possibilità di ricaricare smartphone, tablet o la propria bicicletta elettrica. La dimensione S.M.A.R.T. si impossessa delle panchine, le trasforma, ne amplia le funzioni, le rende isole tecnologiche a disposizione della comunità. A Pontresina, di fronte al centro congressi, a Poschiavo, in piazza, le nuove panchine raccontano già di una dimensione tutta nuova con cui vivere la convivialità, in cui l’uso delle connessione e delle applicazioni è così pervasivo da richiedere punti specifici di ristoro e “rifornimento”.

A Poschiavo, E-LOUNGE di RePower, così si chiama la nuova installazione, ha sei prese, quattro posti a sedere, quattro posti per le bici, oltre all’illuminazione integrata che si attiva con il sensore crepuscolare; a Pontresina c’è anche la connessione WiFi con un router integrato; a Poschiavo la nuova panchina Smart è rossa, a Pontresina azzurra. In un caso come nell’altro, la panchina si reinventa e aggiunge nuove funzioni, ampliando il raggio d’azione del ristoro. Dallo sguardo analogico a quello digitale, il passo è breve; seduti, ci si può immergere nel proprio smartphone oppure indulgere pigramente nell’osservazione di chi ci sta intorno. Qualunque sia la scelta, ancora una volta la “nostra” panca sarà accogliente e paziente, non più e non solo con noi, ma anche con le nostre attrezzature, sempre più spesso estensione dei nostri sensi.


Chiara Maria Battistoni

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