Smantellato!

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Marco 10.46 – 52
Sermone del 4 novembre 2018 Riforma

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

46 Poi giunsero a Gerico. E come Gesù usciva da Gerico con i suoi discepoli e con una gran folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, cieco mendicante, sedeva presso la strada. 47 Udito che chi passava era Gesù il Nazareno, si mise a gridare e a dire: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!» 48 E molti lo sgridavano perché tacesse, ma quello gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!» 49 Gesù, fermatosi, disse: «Chiamatelo!» E chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio, àlzati! Egli ti chiama». 50 Allora il cieco, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51 E Gesù, rivolgendosi a lui, gli disse: «Che cosa vuoi che ti faccia?» Il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io ricuperi la vista». 52 Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». In quell’istante egli ricuperò la vista e seguiva Gesù per la via.

Cara comunità, forse l’avete notato anche voi. Negli ultimi anni una festa anni fa conosciuta solo sui film, è diventata di grande moda, Halloween. Lasciando perdere le sterili polemiche riguardo l’opportunità di celebrarla, la cosa che mi ha sorpreso è che, pensando a un vestito di Halloween, le persone non chiedono di solito: che costume indosserai quest’anno? Ma: chi sarai quest’anno? Per molti, Halloween non è indossare un vestito sgargiante ma creare una sua nuova prospettiva di sé: chi sarai il 31 ottobre? Negli ultimi 50 anni, Halloween si è trasformato da gioiosa festa dei dolci per i bambini, a scusa per gli adulti di comportarsi male e bere. Spesso diventa il carnevalesco tentativo autunnale di reinventarsi una personalità.

Negli anni, gli innocenti sdolcinati personaggi Disney sono stati sostituiti da macabri sanguinamenti e budella orride. L’innocente “dolcetto o scherzetto” è stato vinto dal crescente desiderio di “ribrezzo o spavento”. Il ribrezzo e il terrore hanno perso però la loro presa su Halloween. Quando vedi Zombie in molti spettacoli ogni sera, queste cose non spaventare più. Halloween si è trasformata in una notte non poi così orrida, anzi, tutto sembra scontato. Quello che fai, chi sei a Halloween, per alcuni, è diventato più un messaggio personale di chi si desidera “essere”. Per alcuni è dire: ecco, io vorrei essere così in realtà! Per rivelare il vero “sé” si trasforma il look con maschere, parrucche e costumi bizzarri, si mettono nelle case zucche illuminate, scheletri fluttuanti e sorprese animate, per spaventare e far sobbalzare. Sia vestiti da unicorni o da fate, fantasmi o folletti spaventosi, l’idea di Halloween è mostrare chi potremmo essere, se solo ci fosse data una chance. Halloween è l’opportunità per tanti di far prendere luce a una parte nascosta della personalità o rivelare un poco di quella esistente. Da festa innocente per bambini si è trasformata in occasione per mostrare un altro sé raccapricciante.

Il testo di oggi presenta il cieco Bartimeo. Questo incontro avviene dopo il terzo annuncio della passione di Gesù e la reazione scomposta di Giacomo e Giovanni. Essi volevano i posti d’onore e Gesù li aveva rimproverati per la loro cecità. Bartimeo è presentato due volte: figlio di Timeo, Bar-Timeo. Timeo in greco significa “onore”, quello che cercano i discepoli. È un insegnamento ai discepoli, che hanno occhi ma non vedono. Bartimeo chiama “Gesù di Nazareth”, non il figlio di Dio ma di Davide, il grande guerriero. Quando la folla cerca di zittirlo, il figlio di Timeo, grida più forte: figlio di Davide abbi pietà di me. È come Giacomo e Giovanni: vuole seguire chi pensa avrebbe restituito la monarchia. Gesù non va dal cieco: chiamatelo. I discepoli devono seguire Gesù non il contrario. Ora lo incoraggiano ad alzarsi. “Gesù ti sta chiamando”. Bartimeo non esita, si toglie il mantello, balza in piedi e va da Gesù. Il mantello indica la persona, gettarlo via significa rompere con il passato che lo aveva reso cieco. È togliersi il costuma da Halloween. È il momento della conversione in cui si libera della sua vecchia identità e si presenta a Gesù nudo e crudo, senza maschere o travestimenti, niente Halloween, con la fiducia di essere guarito. Ora lo chiama “Rabbuni”, “Signore mio”. Ora torna a vedere e l’ideologia dell’onore non acceca più il discepolo: “Va’, la tua fede ti ha salvato”. La risposta del cieco al messaggio d’amore di Gesù gli cambia la vita e lo salva. Subito vide di nuovo, riferendosi anche ai discepoli. L’ideologia religiosa della supremazia accieca le persone, come il razzismo e il rifiuto degli altri. Ora lo segue, non più lungo la strada, dove il seme non porta frutto, ma sulla strada che porta a Gerusalemme, la passione e morte di Gesù, che anche i discepoli accetteranno. Vedendo, non inseguiranno più l’onore umano ma quello divino.

Davanti a Gesù senza mantello, Bartimeo è sé stesso. Un uomo dalla fede semplice che si offre a Gesù per guarire, senza pretese. Bartimeo comprende che solo davanti a Gesù il nostro vero sé risalta, per quanto fragile, danneggiato o spezzato sia. Oggi, Riforma, è come se fossimo faccia a faccia con Gesù e lui, guardandoci negli occhi ci chiedesse: che cosa vuoi che io faccia per te sulla tua strada? Qual è oggi la strada del XXI secolo sulla quale tutti si ritrovano se non quella digitale? Sediamo tutti presso l’autostrada interstatale dei social media. Lungo questo posto ci presentiamo al mondo nell’identità che scegliamo. Lì ci sentiamo liberi di essere “noi stessi”. Senza esclusione di colpi, senza compiacere nessuno, senza limite di correttezza sociale, i famosi “leoni da tastiera”. Mentre in famiglia, al lavoro, in incontri personali, ci comportiamo secondo le norme sociali, sull’autostrada digitale, questi filtri sono rimossi e molti liberano “sé stessi”, senza limiti alle parole, pensieri o comportamenti. Ma come si fa a decidere il nostro vero io? Tutti abbiamo una personalità con molte sfaccettature e sentimenti che vanno e vengono, con umori contrastanti in momenti e condizioni diverse. Quando ci presentiamo alla società, dobbiamo scegliere quale personalità vogliamo presentare, di solito quella più civile. Oscar Wilde disse che: siamo quasi per niente noi stessi quando parliamo di persona. Dacci una maschera e diremo la verità. Non meraviglia che Halloween piaccia, è il giorno in cui è d’obbligo mettersi le maschere per entrare nello vero spirito della festa. Nascosti e coperti dai costumi e maschere ci sentirci liberi di essere la parte che vogliamo rivelare al mondo. Stranamente, Halloween ci unisce come nessun’altra festa può fare. Gesù però ci chiede di gettare via il mantello, che copre le nostre ideologie mortali, per presentarci nudi e crudi davanti a lui. È seguendolo che riceviamo il nostro vero io.

Noi abbiamo molte personalità. Siamo Halloween tutto il tempo. Uno psicologo sociale ha detto: la vita quotidiana è una esibizione teatrale, alla quale ci prepariamo nel dietro quinte del bagno o della camera da letto, per poi uscire sul palcoscenico per esibire la personalità indossata, dove presentiamo parte diverse di noi stessi a seconda del tempo, del luogo e delle circostanze. Sull’autostrada digitale è facile indossare personalità multiple, protetti dall’anonimato. Non è sbagliato rispondere in modo adeguato a contesti diversi. Il Signore ci ha creato complessi. Se cambiano le persona davanti, prendi un atteggiamento adeguato. C’è un tempo e un luogo però, quando dobbiamo gettare via i nostri mantelli protettivi per trovare e affrontare la nostra vera essenza. E questo lo possiamo fare solo andando a Gesù. Questa è conversione, questa è Riforma. Bartimeo quando va faccia a faccia con Gesù getta via ogni finzione e dobbiamo rivelare i nostri bisogni e desideri al nostro “Rabbunì”, Signore mio, che ha la potenza di guarirci. Vere guarigioni. Il vero che però guarisce è diverso a seconda se siamo alla presenza di Gesù o se camminiamo per le strade della società. Il vero che guarisce, come per Bartimeo, è quando gettiamo via il nostro mantello e guardiamo in faccia a Gesù, nudi e crudi, senza finzioni, con le nostre vulnerabilità e fratture. Se è Gesù, getta via il tuo mantello. Se sei davanti al mondo però, mettiti il mantello, ma quello di Cristo. Il vero che guarisce il mondo è la vera identità che Gesù ci dona, non un mantello inerte, ma correttivo e riflessivo della bellezza verità e bontà. Il “vero” curato da Cristo. È così che torniamo a vedere la missione di Dio in Cristo.

Non so quale vero “io” hai indossato sotto il costume di Halloween. Forse una delle personalità che prendiamo qua e là. Bartimeo indossava il mantello delle attese d’onore e gloria per la sua nazione, come Giacomo e Giovanni. Per scoprire il suo vero “sé”, ha gettato via il suo mantello, la sua personalità e rispondere a Gesù: che cosa vuoi che io ti faccia? Guariscimi da tutte le cecità, dalla falsa ricerca sulle autostrade digitali di personalità multiple che indosso con gli altri! La nostra missione identitaria è continuare la guarigione di Cristo al prossimo. Questa è Riforma: indossare il mantello della giustizia, che riveste gli ignudi o mette i mantelli sull’asino che porterà Gesù a Gerusalemme. Se sei davanti a Gesù, getta via il tuo mantello e sii guarito. Se sei davanti alla società, indossa il mantello di Gesù e porta la sua guarigione. Come l’angelo disse a Pietro: mettiti il mantello e seguimi (Atti 12.8). Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa