Sessione di ottobre del Gran Consiglio grigionese

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Nicoletta Noi-Togni. Immagine da: www.suedostschweiz.ch

Dopo un inizio di sessione dedicato, dalla presidente del Gran Consiglio, Tina Gartmann-Albin, alla malattia psichica, il Gran Consiglio è entrato subito nel vivo dei lavori parlamentari in programma dal 22 al 25 ottobre 2018. Programma appesantito da ben tre oggetti importanti e circostanziati (tra l’altro la revisione totale della legge cantonale sulla pianificazione) che avrebbero richiesto ben altro approfondimento. Ebbene, queste trattande sono state evase ed accettata e’ stata anche la dichiarazione d’urgenza per un’Iniziativa parlamentare che chiede al Governo di esporre dettagliatamente e motivare al Gran Consiglio i passaggi nei quali l’Esecutivo, nelle leggi di attuazione del diritto superiore, si spinge oltre quanto richiesto dalla Confederazione ed oltre quanto presente nelle leggi dei Cantoni Ticino, Vallese e San Gallo. Il Gran Consiglio, con 98 voti su 17, ha dichiarato il carattere d’urgenza dell’Iniziativa.


Legge cantonale sulle Scuole medie

La revisione totale di questa legge ha fatto discutere molto sull’opportunita’ d’introdurre le scuole d’informatica nei Grigioni. Cosa che per finire e’ stata accettata dal Gran Consiglio. In questo contesto il dibattito ha spesso toccato la problematica delle scuole medie private che, per diverse regioni del nostro cantone rivestono, oltre all’importanza scolastica come tale, anche una rilevanza economica tutt’altro che trascurabile. Oggetto di discussione anche la proposta di introdurre nella legge un articolo dedicato al valore della cristianita’, quale  tradizione della nostra cultura. Proposta che il Parlamento ha rigettato con le solite  motivazioni: laicita’ dello Stato e separazione Stato-Chiesa, valori liberali per antonomasia fatti valere nell’emiciclo con veemenza. Con ragione pero’, di questi tempi, non credo. La legge come tale comunque è stata accettata con 117 voti e nessun contrario, ne’ astenuto.

Scuola superiore per la tecnica e l’economia a Coira

Dopo una lunga discussione sulla localizzazione del nuovo Campus per lo studio della tecnica e dell’economia, il Gran Consiglio ha dato luce verde alla proposta del Governo che lo vuole insediato come oggi a Coira ed ha deliberato, come richiesto, i 125 milioni che permetteranno entro il 2025 agli studenti di accedere a questa struttura. La scuola e’ da sempre molto ben frequentata e prevista per almeno 1700 studenti. Il Parlamento ha anche accettato di renderla autonoma e cioe’ non piu’ associata alle scuole della Svizzera orientale.

Legge cantonale sulla pianificazione del territorio

Ed eccoci alla revisione totale che, a ragione, ha fatto maggiormente discutere. Ci sarebbe infatti molto da dire sul fatto che un Governo che ha avuto ben 5 anni per proporre una legge di tale importanza per la popolazione, sia tra gli ultimi a portarla in Gran Consiglio e lo faccia sventolando la spada di Damocle della moratoria totale (8 anni) alle costruzioni da parte della Confederazione, se entro maggio 2019 il nostro cantone non si adeguera’ alla legge federale. Legge quest’ultima votata dal popolo nel 2013 e in vigore dal 1 gennaio 2014. E legge, quella federale, meno restrittiva di quella proposta al Parlamento in questa sessione. Parlare di ricatto da parte governativa in questo caso, non e’ fuori luogo ed il Gran Consiglio ha, in un primo momento, chiesto la non entrata in materia. Cosa rivelatasi appunto problematica per le implicazioni a livello federale. Ebbene il Parlamento per finire ha approvato, collo torto, con 88 voti favorevoli, 18 contrari e due astenzioni la legge in questione. Ma cosa ci portano questi cambiamenti?

Per prima cosa non si potra’ piu’ conservare terreno da costruzione. Una parcella nella zona di costruzione deve essere nel periodo di 10 anni utilizzata per questo scopo se necessario. Se non e’ cosi, il Comune, non deve ma puo’ comperarla. Puo’ pero’ anche decidere di levare la parcella dalla zona di costruzione rendendola agricola o destinandola ad altro scopo. Ogni comune deve aver a disposizione terreno da costruzione solo per i prossimi 15 anni. Se ne ha troppo e’ obbligato a dezonare. Sono 70 i comuni che nei Grigioni hanno una zona di costruzione sovradimensionata. Secondo questa legge si trovano cosi a dover dezonare 100 ettari di terreno. I costi di questa procedura si situano a 100 milioni di franchi per i comuni che tuttavia vengono sostenuti tramite un apposito fondo. I privati vengono risarciti se si tratta di una espropriazione materiale e il terreno e’ gia’ stato connesso ai servizi ecc. Ma piu’ si conserva il terreno, meno si viene risarciti. Ad avere troppo poco terreno di costruzione nei Grigioni sono 30 comuni. In caso di azzonamento con conseguente valore aggiunto, i beneficiari devono destinare il 30% dello stesso alla collettivita’. Sara’ allestito un fondo nel quale i comuni che azzonano immetteranno il 75% del ricavato tramite questa operazione mentre il 25% resta al relativo comune e viene destinato alla pianificazione. Il cantone immette un capitale iniziale di 80 milioni in questo fondo al quale si potra’ accedere fino all’anno 2035.

Credo non ci si possa dire entusiasti dal varo di questa legge: perche’ frettolosa e imposta, invasiva del privato con conseguenze quali incremento delle costruzioni per paura di perdere il terreno e rischio di bolla immobiliare; in tal modo si arrischierebbe di giungere al risultato opposto di quanto auspicato, addirittura a maggior disordine pianificatorio. Certo mi va bene se chi ha molto e’ chiamato a dare a chi ha meno. Ma sara’ veramente cosi? Perche’ forse per qualcuno, quel terreno che si vede costretto a vendere, costituiva l’unica riserva economica. Non dimentichiamo poi che i terreni – soprattutto nei nostri paesi – rappresentano anche valori affettivi, essendo forse stati ereditati da chi ha fatto molti sforzi per tramandarli. Come si giustifica poi, in un’era di grande liberta’, il non piu’ essere liberi di lasciare un pezzo di terreno ai propri figli? E come gestira’ tutto cio’ l’autorita’ comunale che si fara’ sicuramente odiare dai propri cittadini? Certo l’agricoltura ha bisogno di terreno! Ma chi ha pensato all’agricoltura costruendo sempre piu’strade e golene?

Da parte mia, ho dichiarato in Gran Consiglio che mi sarei astenuta su tutta la linea. Questo quale atto di sfiducia nei confronti del Dipartimento dell’economia (lo stesso che portava avanti questa legge) perche’ proprio a dibattito iniziato sono venuta a conoscenza via giornali (la Regione del 24 ottobre e l’ultimo numero del Mattino della Domenica) che il Governo, non ha ancora “accantonato” il progetto industriale circa il piano di San Vittore. Cosa che naturalmente, come sindaca di San Vittore, non intendo certo accettare.

Ora delle domande: Estland o San Vittore?

Un deputato, durante l’ora delle domande, chiedeva lumi sul viaggio del Governo e di funzionari cantonali ad Estland, piccolo Stato nordeuropeo di 1 milione e mezzo di abitanti.

Questa delegazione grigionese, spiegava il Governo, si era recata ad Estland per motivi di informazione digitale. Si, avevano partecipato al viaggio anche accompagnatori vari. Che comunque avevano sopportato le spese di tasca loro, mentre per la delegazione come tale le spese venivano sostenute dal Cantone. Nella stessa ora delle domande io ponevo la domanda sulle golene (zanzare, fruibilita’, gestione e finanziamento). Il finaziamento verra’ sopportato, ha affermato il Governo, da Confederazione e Cantone. Per la domanda di riserva, ho chiesto al Consigliere di Stato preposto all’Ambiente se avesse gia’ visitato la zona in questione, lui stesso o i membri del Governo. La risposta e’ stata un semplice NO. All’uscita dalla sala del GC qualcuno mi ha sussurrato: – ma guarda, vanno ad Estland e non a San Vittore? Eppure sarebbe piu’ vicino.

Livestreaming capriccioso

Finalmente introdotta quale premiere di questa sessione, la trasmissione Streaming non ha desistito dal fare qualche capriccio. Poco male, il vero male e’ il fatto che, come gia’ denunciato, chi seguira’ la trasmissione dal Grigioni Italiano sentira’ parlare solo…in tedesco.

La mia soluzione, per il momento, e’ che quel che diro’ in tedesco (altrimenti la stragrande maggioranza non mi capisce) lo ripetero’ integralmente anche in italiano. Usero’ i 10 minuti di parola che mi sono concessi quale deputata, suddividendoli in 5 minuti di tedesco e 5 di italiano. Questo fino a miglior soluzione…


Nicoletta Noi-Togni