Novità: le fotografie di Carlo Tuena sul portale de Il Bernina

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Un giornale online offre la possibilità di pubblicare immagini tenendole a disposizione di chi legge per molto tempo. Il Bernina ha sempre avuto un occhio di riguardo per le fotografie inviate da lettori all’indirizzo redazione@ilbernina.ch, che di tanto in tanto vengono inserite in un’apposita rubrica denominata, appunto, “Foto dei lettori”. Nelle scorse settimane abbiamo incontrato Carlo Tuena, un “pus’ciavin in bulgia” appassionato di fotografia naturalistica da molti anni. Ne è nata una collaborazione che inizia oggi con la rubrica dal nome “Foto di Carlo Tuena”, che troverete nel medesimo box delle “Foto dei lettori”. Per meglio conoscere questo fotografo amatoriale, appassionato di natura e animali selvatici, gli abbiamo rivolto alcune domande.

 

Ti puoi presentare ai lettori de Il Bernina?
Sono nato a Poschiavo il 4 marzo 1947 e ho passato i primi anni della mia infanzia a Cavaglia, che a quei tempi aveva ancora la scuola, in cui ho frequentato la prima elementare. In seguito la mia famiglia si trasferì a San Carlo. Finite le scuole dell’obbligo ho dovuto lasciare la valle per la Svizzera tedesca: Svitto, Zurigo e infine Coira, dove ho seguito una scuola commerciale. Mi sono sposato, ho due figli e due nipotini e vivo con mia moglie Laura a Bonaduz.

Con quale frequenza torni ai luoghi dell’infanzia e quali sono i tuoi “monti” del cuore?
La mia professione, quale esperto sinistri di un’assicurazione, mi ha sempre portato periodicamente in valle, per cui ho potuto mantenere uno stretto contatto con Poschiavo. In più sono proprietario di una piccola casa a Viale. Ma credo che le mie vere radici siano rimaste a Cavaglia.

Come è nata la passione per la fotografia naturalistica?
Già da piccolo ho sempre avuto una grande passione per la natura, in special modo per la fauna. Mi ricordo che andavo nel bosco con il cannocchiale di mio padre, cercando di avvicinarmi il più possibile ai cervi e ai camosci. Abitavamo nella bandita federale e gli animali selvatici erano nei dintorni.

Tu sei stato anche un cacciatore… secondo te passione per la fotografia di animali selvatici e caccia sono conciliabili?
Ho cominciato a fotografare nel 1973. Nel medesimo anno ho fatto anche l’esame di caccia, ma dopo una decina d’anni ho preferito abbandonare l’attività venatoria per dedicare più tempo alla mia giovane famiglia e alla fotografia. A differenza della caccia, la fotografia naturalistica non conosce stagioni. Però tengo a precisare che la caccia, dal mio punto di vista, ha un’importanza fondamentale per la fauna e la natura in generale.

Da oggi alcune tue foto appariranno sul nostro sito. Ne hai già pubblicate altre su internet, altri giornali o riviste?
Sono felice di poter presentare alcune foto ai lettori del vostro giornale online Il Bernina, mentre con una certa regolarità pubblico già delle immagini sui quotidiani “Südostschweiz” e “Bündner Tagblatt”, e sporadicamente anche sul mensile “Cacciatore Grigione”.

Come si svolge una giornata in cui vai a “caccia” di fotografie di animali selvatici?
Le uscite a «caccia» del fotografo sono paragonabili alla caccia col fucile. Il fotografo deve in prima linea conoscere il comportamento dei differenti animali selvatici e degli uccelli, saper leggere la situazione meteorologica, la direzione del vento, ecc. Deve inoltre conoscere l’habitat e le abitudini degli animali. Le fotocamere digitali e i potenti obiettivi permettono di fotografare a distanza, senza disturbare eccessivamente gli animali. Però solo l’esperienza, la pazienza e la perseveranza portano veramente al successo.

Ci puoi raccontare un aneddoto relativo ai tuoi appostamenti fotografici?
Alcuni anni fa, in giugno, ho avuto la fortuna di assistere a dovuta distanza al parto di una cerva, e di poter fotografare cerva e cerbiatto per la durata di oltre due ore. È stata un’esperienza unica, anche perché in natura, per partorire, la cerva normalmente si rifugia nel bosco.

Hai altri progetti fotografici in cantiere?
Come fotografo amatoriale mi concentro sulla fauna del nostro cantone. L’aquila reale e il gipeto sono due rapaci dei quali ho scattato poche foto e di scarsa qualità. Anche la lepre bianca o variabile non ha fino ad oggi trovato un posto nel mio archivio fotografico.


A cura di Achille Pola

2 COMMENTI

  1. Bellissime, grazie Carlo per il tuo grande impegno, la pazienza e sicuramente anche le “congelate” in attesa del soggetto da fotografare. Condivido i tuoi sentimenti per quel magnifico posto, dove anch’io da bambina passavo le estati con i nonni a Cavagliola. Capisco le difficoltà nel catturare con l’obiettivo i magnifici gipeti e le aquile che per ora ammiro con il canocchiale, ma sono convinta che prima o poi riuscirai a presentarceli anche sul Bernina.
    Cordiali saluti