Vent’anni per sempre. In memoria delle vittime della strada

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“Hai vent’anni per sempre”. La chimera dell’eterna giovinezza a cui tanto si anela esiste solo nell’immaginario, nei sogni, perché nella realtà avere 20 anni per sempre ha un significato cupo e carico di dolore.

Con le note della canzone di Ramazzotti nelle orecchie e le immagini ancora nitide di una lamiera accartocciata impresse negli occhi, sono arrivati a scuola nel pomeriggio di mercoledì 21 novembre gli allievi di seconda e terza superiore di Poschiavo. La mattinata che hanno trascorso a Tirano, in compagnia dei loro coetanei valtellinesi, ha lasciato una traccia forte; forse, si spera, indelebile.

In occasione della giornata in memoria delle vittime della strada, il 20 e 21 novembre, la Polizia stradale italiana e la Polizia stradale del Canton Grigioni hanno realizzato una campagna di sensibilizzazione sul tema della sicurezza stradale rivolta ai giovanissimi per cercare di ridurre il numero, troppo elevato, di morti a causa di incidenti.

Il sodalizio italo – elvetico, che da diversi anni viene offerto in occasione di varie manifestazioni come il Motoraduno dello Stelvio, ha voluto creare un’occasione nella quale venissero presentate agli adolescenti le possibili conseguenze di uno scorretto utilizzo della strada.

Dopo un iniziale saluto dal parte delle autorità e dei corpi di polizia presenti è stato proiettato il film “Young Europe” realizzato nell’ambito del progetto di sicurezza stradale europeo Icaro.
Un film forte, duro, a tratti cruento, ma purtroppo reale, che ha permesso di introdurre il tema dell’incidente stradale inserito in vari contesti di vita adolescenziale. Dalla francese Josephine, ricca e giovane che cerca nelle droghe l’affetto che i genitori le negano, a Federico e Annalisa, due adolescenti romani che costruiscono una strana – e malsana – amicizia con un quarantenne senza morale, fino a Julian, promessa del basket irlandese, adescato dall’insegnante di spagnolo che gli fa mettere in discussione la relazione con la sua fidanzata. L’epilogo comune di queste storie, dove il ruolo dell’adulto assume spesso connotati poco positivi e non fornisce sicuramente il giusto modello di vita che dovrebbe invece dare, è l’incidente stradale, mortale.
Tre storie difficili, tre finali tragici, tre esempi di come uno stile di guida scorretto possa portare a conseguenze irreparabili.

E irreparabili sono state anche le conseguenze dell’incidente ricostruito dal commissario della Polizia stradale di Mese, Marco Raffa.
Una ricostruzione dettagliata, un modellino di auto in carta accartocciato tra le mani come, nella notte del 20 febbraio 2008, si è accartocciata la macchina su cui viaggiavano Elia, Giacomo, Michel e Fabio. Da quell’auto solo Fabio è uscito vivo ed era lì, mercoledì, davanti a più di duecento giovani a raccontare cosa significa sopravvivere a un incidente del genere, come si ritorna alla vita quotidiana, ancora vivi, sì, ma completamente segnati nello spirito e nel corpo. Un racconto stentato, fatto di ricordi assenti, perché Fabio ha perso la memoria dei momenti dell’incidente, le parole che faticavano ad uscire, l’impossibilità di vedere il filmato che gli amici, subito dopo la tragedia, hanno dedicato ai 4 giovani, salutando con “un bacio nel vento” chi non ce l’ha fatta e lottando con Fabio perché uscisse dal coma.
E Fabio ce l’ha fatta e ha voluto portare a tutti noi presenti la sua testimonianza, la testimonianza che, se anche riesci a sopravvivere ad un incidente, non ne uscirai mai indenne.

Ma Fabio non era solo. Accanto a lui c’era Enrico, il padre di Giacomo, il miglior amico di Fabio, che su quella strada, quella notte, ha trovato la morte.
Un racconto lucido dei momenti in cui ha appreso della morte del figlio, i dettagli, le emozioni, il dolore lancinante e la forza, incredibile, di trovare ancora un senso alla propria vita, dopo aver perso il suo unico figlio. Questo senso Enrico lo ha trovato nel portare avanti una campagna di sensibilizzazione per tutti i ragazzi che ogni giorno, mettendosi al volante di auto spesso troppo potenti, giocano alla roulette russa.
Le sue parole, cariche di un coraggio, di una dignità, di una forza uniche ed encomiabili, sono riecheggiate a lungo nelle menti degli studenti presenti.

Tanti erano gli occhi lucidi, i singhiozzi trattenuti, i visi cupi all’uscita della sala e sulla Posta al rientro.
Quando nel pomeriggio e il giorno dopo si è discusso in classe di quanto visto e sentito l’emozione era ancora percepibile nelle loro voci. Tristezza, rabbia, compassione, dolore, paura ma anche voglia di non esagerare con il gas sono state alcune delle sensazioni emerse. Oltre alla consapevolezza che basta un attimo, una gasata, per cambiare irreparabilmente la propria vita.

La manifestazione ha avuto un riscontro molto positivo e la formula utilizzata è stata la migliore possibile per arrivare dritti al cuore e alla testa degli allievi. Anche la Direzione scolastica e gli insegnati sono stati assolutamente soddisfatti della manifestazione e di come è stata recepita dagli allievi
L’augurio è che dopo questo incontro, una volta seduti al volante dei loro veicoli, i ragazzi pensino per un istante ai tre giovani di Chiavenna, a Fabio, e tolgano un po’ il piede dall’acceleratore.
A questo augurio si è aggiunto quello di Enrico che ha salutato dicendo: “Se anche per uno solo di voi le mie parole, la mia testimonianza, hanno significato qualcosa, allora il mio Giacomo non sarà morto per nulla”.


Catia Curti