Mani e ingegno, algoritmi e tecnologia

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Fonte: www.yellow.local.ch

Intrappolata nel caos delle tangenziali milanesi, nell’ora di punta del rientro, ascoltavo rassegnata la radio, mentre tutto intorno a me era immobile; nulla di nuovo, un “rito” che si consuma più e più volte nell’arco della giornata, che si impara a sopportare. Stanca e sconsolata, pensavo ai chilometri ancora da percorrere e ascoltavo un po’ distratta le notizie snocciolate dalla radio; poi però, all’improvviso, ecco due “parole magiche” con cui riemergere dal torpore serale del pendolare: muretti a secco, l’Unesco inserisce l’arte dei muretti a secco nell’elenco dei patrimoni culturali immateriali dell’umanità.

Ma certo, i muretti a secco della Valposchiavo e della Valtellina! Una notizia di cui gioire, che in un battibaleno mi ha catapultato tra le amate montagne, nelle “mie” valli. Il viaggio verso casa si è fatto decisamente meno noioso, in compagnia di riflessioni e ricordi. Un’arte, finalmente riconosciuta, che unisce molti Paesi alpini, accomunati da esigenze e da saperi simili, un’arte antica, diffusa in tutta l’area mediterranea, un tratto caratteristico del mondo a Sud delle Alpi, che nei secoli ha plasmato i paesaggi alpini come quelli costieri, svolgendo ruoli vitali per le biodiversità e la prevenzione di dissesti idrogeologici.

Un’arte che passa di generazione in generazione grazie al “fare”, all’esperienza delle mani che costruiscono. Mani e ingegno, protagonisti della nostra vita.

In un contesto sempre più digitale, il primato delle mani che costruiscono spostando pietre viene riconosciuto come opera della creatività umana; un segno forte, che restituisce alla dimensione fisica della vita una rinnovata centralità. Risposta pragmatica a esigenze ataviche, l’arte dei muretti a secco richiama un principio di buon senso: per quanto la tecnologia contemporanea possa dematerializzare la realtà, il territorio, la terra in cui viviamo e lavoriamo, ha bisogno di attenzioni in “carne e ossa”. La tecnologia, però, è compagna di viaggio fondamentale: strumento di comunicazione, di informazione, di controllo, di mappatura; una collega di lavoro con cui tenere viva la memoria di arti antiche, a cui affidare la trasmissione alle generazioni future. Non è un caso che nel dinamico elenco dei lavori che nei prossimi anni potrebbero essere sostituiti dall’automazione, le attività artigianali, quelle che affidano alle mani l’ingegno umano, conservano la loro forza e vedono la tecnologia (anche quella dell’automazione) come alleata piuttosto che concorrente. Il mondo digitale, quello in cui gli algoritmi (procedure pensate per raggiungere obiettivi specifici, regole che funzionano) scandiscono il tempo delle scelte e delle azioni, per molto tempo ancora sarà il mondo dell’Uomo, con tutta la ricchezza della creatività e della fantasia umana.

A inizio novembre, il portale del World Economic Forum (www.weforum.org) ha pubblicato un articolo interessante, descrivendo l’impegno della generazione dei Millennial, gli under 30, nella realizzazione della nuova globalizzazione. Ebbene tra le priorità di oggi per realizzare la società del futuro, c’è proprio l’investimento nel potenziamento delle economie locali e regionali: pensare locale per agire globale, pensare globale per agire locale. È la sintesi del cosiddetto “glocalismo” (concetto di origine giapponese, in Europa studiato a fondo da Edgar Morin) che realizza resilienza e innovazione. L’arte dei muretti a secco, sopravvissuta nei secoli, è un esempio concreto di resilienza, una testimonianza storica di un processo innovativo che ha realizzato manufatti efficaci.


Chiara Maria Battistoni