Piccoli passi

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Il 2018 sta giungendo al termine e con ogni probabilità sarà l’anno più caldo dall’inizio delle misurazioni sistematiche (nel 1864). I nuovi dati diffusi da MeteoSvizzera parlano chiaro: la temperatura media nazionale del 2018 raggiunge la quota dei 6.9 °C; prima del 1980 la temperatura media oscillava fra i 3-5 °C. Il nostro clima sta cambiando, e le alte temperature di quest’autunno e la siccità a Nord delle alpi sono degli eventi che diventano sempre meno rari. Personalmente questi dati mi fanno preoccupare; in questo momento l’aumento della temperatura non rappresenta una minaccia per la nostra sopravvivenza, ma continuando di questo passo come sarà la situazione fra quarant’anni? Come vivranno le prossime generazioni? In che mondo vivranno i nostri figli ed i nostri nipoti?

Questo tipo di domande risvegliano solitamente paura, e un sentimento di impotenza. Verrebbe quasi voglia di ignorare il problema, di pensare che questo non ci riguarda e che comunque la situazione non è così grave. I media ci bombardano di dati, di notizie negative, inducendo nella gente un senso di sconforto. Secondo me non è il modo migliore per affrontare il problema. È ancora possibile evitare il peggio, e possiamo ancora garantire un’ambiente sano ed un clima sicuro alle prossime generazioni. Naturalmente, per risolvere la situazione bisogna trovare delle soluzioni applicabili su larga scala, ma anche noi, nel nostro piccolo, possiamo fare la differenza. Cambiare è difficile, e nessuno pretende che si stravolga il proprio stile di vita da un giorno all’altro, ma si possono cambiare delle piccole abitudini che però possono avere un grande impatto. Solo cominciando dalle piccole cose si possono raggiungere grandi risultati, e questo vale anche per la lotta contro il cambiamento climatico. Con questa nuova rubrica Il Bernina vuole dedicare un angolo a queste piccole azioni, proponendo delle alternative più sostenibili alle nostre attività quotidiane. Chi fra i lettori ha dei consigli o delle proposte è invitato a condividerle nei commenti. Solamente lavorando assieme e scambiando le nostre idee possiamo fare una differenza.

La prima alternativa sostenibile proposta si chiama Ecosia. Ecosia è un motore di ricerca sviluppato in Germania da Christian Kroll, che dopo aver fatto un viaggio in varie zone del mondo ha deciso di fare qualcosa per combattere la deforestazione e riqualificare le foreste del nostro pianeta. Ecosia è un motore di ricerca come Google, ma utilizza i guadagni generati dagli annunci pubblicitari per finanziare dei progetti che piantano alberi in Sud America, Africa Asia ed Europa. Fondata nel 2009, in meno di 10 anni ha finanziato la piantagione di più di 44 milioni di alberi. Tuttavia Ecosia non si limita a piantare alberi: sostiene posti di lavoro con buone condizioni alle popolazioni locali, permettendo ai bambini di andare a scuola e offrendo più indipendenza alle donne. Lavorando con gli agricoltori del posto, Ecosia aiuta ad applicare delle pratiche agricole più sostenibili e a garantire un introito più sicuro alle proprie famiglie. Gli alberi che vengono piantati assorbono CO2 dall’atmosfera, evitano l’erosione del terreno, proteggono dalle inondazioni, combattono la desertificazione e garantiscono un migliore approvvigionamento d’acqua durante tutto l’anno, dato che gli alberi facilitano la penetrazione dell’acqua nel terreno. In media, bastano 45 ricerche per piantare un albero. Utilizzare Ecosia è gratuito e non influisce sul nostro stile di vita, ma può fare una grande differenza per le popolazioni locali. Inoltre Ecosia è interamente alimentata da energia rinnovabile e, a differenza di Google, non vende i dati dei propri utenti ad inserzionisti e rende anonime tutte le ricerche entro una settimana.

Per chi fosse interessato a maggiori informazioni sui progetti finanziati può visitare il blog di Ecosia oppure il canale YouTube ai seguenti link:

È possibile inoltre vedere come Ecosia utilizza i propri guadagni al seguente link:

Utilizzare Ecosia è semplicissimo, basta andare al sito oppure scaricare la app per cellulari e tablet


Daniele Isepponi