WEF Davos: il bilancio di Cassis

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Il consigliere federale Ignazio Cassis, ministro degli esteri elvetico, ha stilato stamane da Davos (GR) il proprio bilancio degli incontri avuti durante il Forum economico mondiale (WEF). Un bilancio positivo soprattutto per la possibilità di incontrare diversi interlocutori con cui sviluppare rapporti di fiducia.

Il WEF è importante per affrontare questioni delicate in un “ambiente accogliente”, ha detto Cassis in una conferenza stampa alla “House of Switzerland” che lui stesso aveva inaugurato martedì. Il Forum si è dato per obiettivo di rendere il mondo un posto migliore. A Davos si possono “tenere colloqui, dai colloqui nasce reciproca fiducia e la fiducia consente di attuare progetti comuni”.

Nel corso del suo soggiorno nella località retica, Cassis ha incontrato principalmente rappresentanti di paesi d’America latina, Africa e Medio Oriente. C’erano invece al WEF pochi rappresentati europei, ha rilevato, menzionando tuttavia come momento forte la cena in compagnia di Angela Merkel, durante il quale ha potuto discutere con la cancelliera tedesca del futuro dell’Europa. È stato interessante parlare con lei in modo più informale, in un’atmosfera più rilassata, ha detto il consigliere federale ticinese.

Inevitabilmente interpellato sul prospettato accordo quadro istituzionale con l’Unione europea, Cassis ha affermato che la confusione che sembra regnare attualmente al riguardo è più che altro “un problema di vocabolario”: “Quando l’Ue dice che i negoziati sono conclusi, non significa che non ci parleremo più. Certo che lo faremo (…). Il dibattito si farà tuttavia sul piano politico. Non ci saranno più negoziati nel senso che non sarà più inviata nessuna équipe a trattare”.

Al WEF, Cassis ha anche avuto una colazione di lavoro con con il commissario europeo Johannes Hahn, responsabile “per la politica di vicinato e i negoziati per l’allargamento”. I due – ha indicato – si sono reciprocamente informati sull’evoluzione del dossier in Svizzera e a Bruxelles.

In una intervista con la tv romanda RTS diffusa ieri sera il ministro degli esteri elvetico aveva parlato di una “sensazione di arroganza” di fronte all’intimazione a Berna, fatta dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, di firmare senza indugi il prospettato accordo quadro con Bruxelles.

Davos è un forum economico, l’attenzione si è dunque concentrata sull’economia, ha rilevato ancora il consigliere federale. Nei suoi incontri, spesso brevi, non oltre i 20 minuti, sono stati centrali l’America latina (Brasile in particolare, con la presenza del nuovo presidente Jair Bolsonaro, Paraguay e Costa Rica) e l’Africa (Egitto, Etiopia, Nigeria). Con la Costa Rica i colloqui hanno anche portato a risultati concreti per quanto riguarda un accordo sul trasporto aereo, sul quale è stato messo il punto finale e che aspetta ormai solo di essere firmato.

Non è mancato nell’agenda del consigliere federale il Medio Oriente: Cassis, che ha tra gli altri incontrato il premier dell’Autorità nazionale palestinese Rami Hamdallah, ha parlato di una “situazione complessa”, che sembra bloccata e che pare addirittura avviata verso un ulteriore peggioramento.


Ats

1 COMMENTO

  1. Mi pare di capire che, oltre a pranzi, cene e scambi di opinioni senza impegno, non siano stati fatti chissà quali passi. In un reportage su srf, dove il principale „attore“ era il sindaco di Davos, ho avuto l‘impressione che in quel luogo turistico tanti ci vanno (anche) per farsi notare, raccontarsi barzellette e darsi pacche sulle spalle. Problemi, in tanti anni di WEF, ne sono stati risolti ben pochi! Il Mondo, ha bisogno di FATTI.