Le attività del Polo Poschiavo in un’intervista al suo direttore

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Il direttore del Polo Poschiavo, Cassiano Luminati

Il 15 novembre 2018 il Governo cantonale ha concesso al Polo Poschiavo un contributo di 200’000.- franchi. Pur trattandosi del rinnovo biennale del contributo annuo per il centro di competenza valposchiavino, la notizia è curiosamente rimbalzata un po’ su tutti i giornali grigionesi e ticinesi in quanto in quella data, da parte del Cantone, non vi erano altre notizie di rilevanza all’ordine del giorno. Poco tempo dopo Il Bernina ha intervistato il direttore del Polo Poschiavo, Cassiano Luminati, affinché ne spiegasse scopo e motivazione. Nello stesso giorno dell’intervista è giunta pure la notizia del riconoscimento dei muri a secco nel patrimonio mondiale UNESCO e il nostro giornale si è concentrato su quest’ultimo fatto, facendo passare in secondo piano la notizia sul contributo cantonale. Oggi vogliamo però tornare su quest’argomento e pubblichiamo qui di seguito quell’intervista che parla a tutto campo della struttura e delle attività del Polo Poschiavo. 

 

Recentemente è stato concesso al Polo Poschiavo un contributo di 200’000 franchi. Si tratta però di un contributo ordinario. Ci puoi spiegare come si finanzia il vostro ente?
Il Polo Poschiavo è finanziato dal 2001 dal Cantone come ente di formazione riconosciuto e in vari periodi abbiamo dovuto comunque inoltrare delle richieste per rinnovare questo finanziamento. Il fatto che il Governo abbia deciso di rinnovarlo per i prossimi due anni (2019-2020) fa parte dell’iter standard di attività per garantire il finanziamento del Polo Poschiavo da parte del Cantone.

Quali sono le attività base del Polo Poschiavo?
Innanzitutto la messa a disposizione all’interno del territorio della Valposchiavo e della Bregaglia, e se possibile anche della Mesolcina, di attività formative e di formazione continua per adulti, fornendo un servizio in lingua italiana. Questo è anche uno dei punti principali che ci permette di ricevere il finanziamento dal Cantone, proprio perché siamo un’organizzazione che offre della formazione in loco. In più l’attività del Polo Poschiavo, da statuto, è quella di sviluppare e accompagnare progetti in ambito formativo, generando ulteriori finanziamenti che ci permettano di ampliare il raggio d’azione della nostra attività.

In che rapporto stanno i finanziamenti pubblici e le entrate provenienti dai progetti?
Dipende dai periodi e dal tipo di progetto. Può trattarsi di un finanziamento proveniente dalla Confederazione o anche dal Cantone, ad esempio dall’Ufficio dell’economia e del turismo, o dall’Ufficio per l’agricoltura, come è il caso di Alpfoodway, dove c’è una componente di finanziamento della Confederazione e una del Cantone. Oppure ci sono progetti più legati a richieste che provengono dal territorio, come ad esempio il corso che stiamo sviluppando adesso per l’Incontro, che è cofinanziato da Polo Poschiavo e Associazione Movimento. Quindi dipende un po’ dal tipo di progetto, ma ciò che è importante per noi è ricevere il contributo base del Cantone, perché ci permette di generare nuove entrate.

Avete anche altri tipi di entrate?
Sì, c’è anche una parte rilevante che è quella delle quote di iscrizione dei corsi, che ci aiuta a finanziare ogni corso. Se vogliamo guardare al budget di un corso, il 60% viene finanziato dal Polo Poschiavo con finanziamenti del Cantone o da altri progetti, mentre il restante 40% dai corsisti, perché i nostri corsi non sono gratuiti.

Quante persone impiega il Polo Poschiavo?
Si tratta di una struttura molto piccola e gli impiegati fissi siamo io e la nostra responsabile amministrativa. Lavoriamo tutti e due a tempo parziale, con una parte fissa pari al 50%, coperta dai finanziamenti Cantonali. Inoltre, a seconda dei progetti, la percentuale può aumentare e viene finanziata direttamente dai progetti. Questo per quanto riguarda gli impiegati fissi. In più, chiaramente, i progetti ci generano la necessità di avere bisogno di persone che collaborano con noi.

Che avranno una retribuzione a seconda del progetto…
Esatto, sono collaboratori a chiamata. Per esempio, per uno dei progetti che stiamo sviluppando adesso lavoriamo con un giovane studente della Valposchiavo che ci dà una mano. Un’attività che viene finanziata attraverso i finanziamenti di un progetto. Siamo una struttura molto piccola e questo ci rende però anche molto flessibili nell’adattarci alle esigenze del momento. A livello locale collaboriamo con ditte e persone a cui affidiamo incarichi di formazione. Oppure con docenti esperti che vengono pagati a corso. Alla fine, nel corso di un anno, le persone che lavorano intorno alle attività del Polo Poschiavo sono circa 10-15, sempre a dipendenza dei progetti e dei corsi in calendario.

Che riscontro avete avuto nel 2018 per i corsi di lingua?
I corsi di lingua fanno parte dell’offerta base del Polo Poschiavo degli ultimi anni. E vanno un po’ incontro all’esigenza del nostro mercato del lavoro. Abbiamo numerose persone che provengono da aziende locali, le quali vogliono qualificare il loro personale. Ma abbiamo anche persone provenienti dall’Italia che intendono entrare nel mercato del lavoro locale, dove il tedesco è un’esigenza di quasi tutti i datori di lavoro. Oppure collaboriamo anche con l’Ufficio della disoccupazione, con disoccupati che intendono riqualificarsi e dove l’approfondimento delle lingue è sicuramente uno dei temi.

Siete a disposizione di alcune cifre sui partecipanti ai corsi?
Quest’anno abbiamo avuto circa 150 persone che hanno frequentato dei corsi di lingua. In più si devono aggiungere anche quelle di altri corsi, come ad esempio quelli sulla costruzione di muro a secco, che abbiamo svolto in Bregaglia, e che contano circa una decina di persone a corso. In totale, nell’arco di un anno, abbiamo circa 300/350 persone che frequentano le nostre proposte formative. Offriamo ogni anno una trentina di corsi in parte di lingua, in parte più specifici, che sono legati alle attività dei vari progetti, oppure alle nuove tecnologie, come corsi di fotografia, di storytelling, ecc. Le attività sono abbastanza varie. Riusciamo poi a creare anche dei corsi molto innovativi, come quello che stiamo realizzando con l’Incontro; si tratta di un corso per persone diversamente abili, cui si desidera dare accesso alle nuove tecnologie, che non ha praticamente nessun precedente a livello internazionale. In quest’ambito fungiamo da laboratorio d’innovazione.

Durante la scorsa festa de “Lo Pan Ner” a Poschiavo si sono notati numerosi ospiti stranieri. Erano operatori culturali di altre aree dello spazio alpino?
C’era un po’ di tutto. Oltre a persone venute su nostro invito, abbiamo ospitato anche dei giornalisti della Svizzera interna, che stanno scrivendo un articolo proprio sull’attività del Polo Poschiavo nell’ambito della cooperazione internazionale e quindi questo è stato un buon evento per raccontarla. Ma non c’è stato solamente “Lo pan ner”. Nelle scorse settimane abbiamo avuto moltissimi gruppi che sono venuti a visitarci per capire cosa facciamo con i nostri progetti.

Buona parte di questa gente coopera comunque al progetto Alpfoodway…
La maggiore motivazione per cui vengono qua è sicuramente data dalla rete che stiamo creando con Alpfoodway, che ci rende molto conosciuti a livello di arco alpino. Però non solo. Sono arrivati anche dei gruppi per degli incontri legati alla strategia alpina: delle persone interessate alla formazione duale in Svizzera, con le quali abbiamo colto l’occasione per presentare ciò che è successo negli ultimi anni in Valposchiavo con il progetto 100% Valposchiavo. Tutte queste visite avvengono in collaborazione con Valposchiavo Turismo e con il gruppo operativo del progetto “100% Valposchiavo”, in modo tale da poter far capire come il Polo Poschiavo sia inserito in un contesto; che non si tratta solo di un centro di formazione, ma è un’organizzazione integrata che sviluppa corsi al servizio di questi progetti strategici per il territorio.

Puoi spendere ancora alcune parole sui vari progetti in corso?
Alla fine del 2019 si conclude il progetto AlpFoodway e per allora stiamo preparando le basi per la candidatura multinazionale affinché il Patrimonio Alimentare Alpino venga iscritto nella Lista Indicativa del Patrimonio Immateriale dell’UNESCO. Inoltre, un tema importante sarà il corso sperimentale per l’Incontro, ma anche la collaborazione con il “100% Valposchiavo”, dove sta per partire una serie di corsi per operatori locali, con i quali si intende maggiormente ancorare il progetto nel settore del turismo e della gastronomia locale; un tema molto interessante, che sviluppiamo partendo dalle competenze e dai contenuti acquisiti con Alpfoodway. Nel corso del 2019 terremo corsi sulla castagna, che rientrano pure nel “100% Valposchiavo” poiché c’è l’intenzione di sviluppare maggiormente questa filiera e di valorizzarla maggiormente sia dal punto di vista dei prodotti alimentari che delle selve castanili. Si tratterà di un corso sperimentale generato all’interno di Alpfoodway e che svolgeremo qui a Poschiavo in primavera. Un altro corso riguarderà invece le selve castanili e sarà presentato nell’ambito del progetto Interreg “Upkeep the Alps”. Ci saranno ancora i corsi sui muri a secco, che continuano a rimanere un tema importante. In quest’ambito la Comunità Montana di Tirano ci ha incaricato di gestire la formazione per un loro progetto, che è stato finanziato dalla Fondazione Cariplo. Faremo quindi formazione in provincia di Sondrio con il sistema che abbiamo già testato in Valposchiavo. I relatori saranno esperti e professori universitari provenienti anche da altri territori, che parleranno di modelli di successo e mostreranno come adattarli alle esigenze locali. Continua anche il lavoro al progetto AlpJobs sulle professioni del futuro nell’arco alpino, relativo al sistema duale e alle competenze necessarie per adattare ai nostri tempi il sistema formativo: un progetto volto alla creazione di corsi di formazione continua e di aggiornamento che riescano a rispondere alle esigenze del futuro e che presenteremo qui a Poschiavo durante delle occasioni pubbliche. Altro tema che ci occuperà sarà la filiera delle api, grazie ad un nuovo progetto Interreg di cui siamo capofila, BeeMont; qui il focus sarà sulla professionalizzazione e l’innovazione.


A cura di Achille Pola