“Iperconnessi”: stiamo diventando come i pesci rossi!

1
1029

Lunedì 11 febbraio scorso, nelle palestre delle scuole comunali di Poschiavo, si è tenuta la conferenza dal titolo “Iperconnessi. Quali pericoli e come difenderci”.

Dopo il saluto iniziale della direttrice, che ha citato come anche nel Piano di Studi 21 le competenze nell’uso corretto degli strumenti digitali siano parte integrante, la parola è passata al relatore, Antonio Di Passa.

L’introduzione è stata incentrata sui motivi che hanno portato a questa serata.
L’uso e abuso dei nuovi media è un tema di grande importanza. Nel programma scolastico è stato incluso un lavoro con gli alunni sulla protezione dell’identità digitale, sulla privacy e sui pericoli della rete. Per conoscere meglio le abitudini dei giovani con i nuovi dispositivi è stato proposto un sondaggio agli allievi, dalla classe 5^ elementare alla 3^ superiore, e la serata è stata l’occasione per presentare anche quanto emerso.

I cambi generazionali, ha esordito Di Passa, fanno parte della natura umana ma quello a cui stiamo assistendo ora è sicuramente più radicale. I nati dal 1995 in poi sono cresciuti circondati da smartphone e dispositivi multimediali e questi sono diventati parte integrante della loro vita, una parte stessa di loro”.

Questa nuova generazione, definita da alcuni psicologi americani la iGeneration, racchiude delle caratteristiche peculiari non rintracciabili nelle generazioni precedenti. Sono immaturi e tendono a prolungare l’adolescenza oltre l’età convenzionale, sono spesso isolati e disimpegnati nelle relazioni sociali e nell’interesse verso il mondo che li circonda. Vivono in una costante incertezza per il loro futuro e per le aspettative nel mondo del lavoro. L’instabilità psicologica è una loro caratteristica peculiare ma, soprattutto, sono costantemente iperconnessi. Il cellulare è il loro principale, e a volte anche unico, passatempo portandoli, in molti casi, a diventarne dipendenti. Di Passa ha voluto porre l’accento proprio su questo aspetto e su come i ragazzi, ma spesso anche gli adulti, siano totalmente assuefatti da questi dispositivi tanto da entrare in panico, come evidenziato anche nel sondaggio sottoposto agli allievi, quando non c’è campo o la batteria del telefono è scarica.

Ma come è possibile che una piccola scatoletta di metallo possa arrivare a condizionare così pesantemente la nostra mente?
La risposta ci è stata data dal filmato proiettato durante la serata.
La trasmissione di Rai tre “Presa diretta” ha dedicato una puntata speciale, dal titolo “Iperconnessi”, al tema.
Nel corso del servizio sono stati affrontati vari aspetti e sentite le opinioni di personaggi autorevoli, da psicologi di fama mondiale ad esperti del settore informatico a ricercatori che hanno effettuato esperimenti di vario tipo per capire come il nostro cervello venga condizionato e manipolato della rete e dall’uso dei cellulari.I dati emersi hanno lasciato il numeroso pubblico – oltre un centinaio i presenti – scioccato.
40 secondi: il tempo medio di attenzione davanti ad uno schermo.
7,8 miliardi di schede sim su una popolazione mondiale di 7,5 miliardi.
150 miliardi le mail inviate in un giorno; 42 miliardi i messaggi whatsapp.

E queste sono solo alcune cifre. Oltre ai dati ci sono i problemi di concentrazione, le difficoltà a ricordare, i pericoli fisici a cui si va incontro, ad esempio quando si attraversa la strada o si guida mentre si usa lo smartphone. E ancora la dipendenza da dispositivi, i pericoli della rete, i furti d’identità e gli adescamenti online. Ma l’elenco è molto più lungo.
Per i giovanissimi gli effetti sono ancora più deleteri perché i loro cervelli, in continua evoluzione, vengono plasmati secondo le regole del web, impedendo loro di sviluppare quelle abilità che solo la vita reale può dare. Gli studi fatti hanno dimostrato come la nostra soglia di attenzione sia scesa al punto di essere più bassa di quella di un pesce rosso. La situazione appare davvero preoccupante!

Conoscere il problema è sicuramente importante ma ancora più doveroso è affrontarlo. Per questo motivo Antonio di Passa e la direzione scolastica hanno proposto un secondo incontro dove, alla luce di quanto appreso durante questa serata, si possano portare delle soluzioni per aiutare i nostri giovani, e anche noi stessi, a tornare ad utilizzare la rete e il suo enorme potenziale come uno strumento e non diventare noi stessi degli strumenti nelle mani dei grandi signori del web.


Catia Curti

1 COMMENTO

  1. Io non ho il telefonino e continuo a vivere importanti relazioni umane parlando direttamente con le persone. Mi bastano il telefono fisso e il PC. Leggo molto e scrivo poesie. Faccio teatro. Queste mie passioni le coltivavo già quando ero adolescente e da allora sto bene con me stesso e con gli altri.

    Nando Nussio