Lavori di maturità, superata la prova del pubblico

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Da sx. Arianna Guadagnini, Angelica Costa e Matilde Bontognali

Sabato scorso, 9 marzo 2019, presso il Centro parrocchiale di Poschiavo sono stati presentati i lavori di maturità di tre studentesse valposchiavine della Scuola cantonale di Coira sotto l’egida della Pgi Valposchiavo. L’iniziativa è nata con l’intento di “far conoscere alla popolazione valligiana testi narrativi e ricerche dei giovani partiti dalla propria valle per proseguire la formazione” e l’invito è stato esteso a tutti i licei del Cantone, come spiegato da Giovanni Ruatti, collaboratore della Pgi Valposchiavo, nella sua breve introduzione prima delle presentazioni.

Radici (Angelica Costa  – Relatore: Federico Godenzi)

Angelica Costa ha scelto di svolgere una ricerca biografica sulla bisnonna del ramo paterno, Cleopiste, originaria di Lovadina in provincia di Treviso. Una ricerca relativa ai primi decenni del secolo scorso, che in un primo tempo aveva pensato di redigere in forma scientifica, integrandola al contesto storico e socio-politico italiano, che in quegli anni portarono a una forte emigrazione. Poi però ha optato per una forma più letteraria, in cui è prevalsa la scrittura creativa. Le fonti principali di cui si è servita per la stesura del racconto sono la testimonianza di sua nonna Gabriella, alcuni testi riguardanti l’emigrazione nell’Italia settentrionale a inizio Novecento e un manuale sulla scrittura creativa. La biografia della bisnonna Cleopiste possedeva però già in sé tutti gli ingredienti necessari alla stesura di un romanzo: emigrata nel 1908 con altre due sorelle all’età di quindici anni dapprima a Winterthur, finisce poi a San Remo fino allo scoppio della Prima guerra mondiale. Quindi la ritroviamo di nuovo in Svizzera, nel Canton Friburgo, dove conosce il futuro parroco di Prada, grazie al quale approderà in Valposchiavo, si sposerà e vi rimarrà per tutto il resto della vita, accanto all’altra sorella, che sceglierà invece di seguire la sua vocazione nel convento delle suore agostiniane di Poschiavo. Molti tasselli della storia di Cleopiste e delle due altre sorelle erano però mancanti, e nel suo racconto Angelica ha dovuto inventarli. Ciò ha rappresentato anche una fra le sue maggiori difficoltà, poiché non trovando sempre le giuste idee per proseguire nella narrazione spesso si è sentita demotivata. Un aspetto che invece l’ha coinvolta e spronata a proseguire è stato quello legato allo studio sull’emigrazione, in cui ha potuto scorgere le numerose analogie fra gli emigranti italiani di inizio Novecento e gli odierni migranti o richiedenti asilo provenienti da Paesi dell’Asia e dell’Africa.

La guerra dentro – Li chiamavano scemi di guerra (Matilde Bontognali  – Relatore: Federico Godenzi)

La presentazione di Matilde Bontognali è iniziata con il toccante ascolto della canzone di Enzo Jannacci “La sera che partì mio padre”. Appassionata di storia ma anche di letteratura, anche per lei la scelta del lavoro di maturità è caduta sulla scrittura creativa in forma di racconto. La vicenda di cui si è occupata Matilde muove dalle poco conosciute storie degli “scemi di guerra”, così come venivano chiamati i soldati reduci dalle trincee della Prima guerra mondiale, che erano affetti da uno stato di disagio psichico post-traumatico dovuto alle atrocità e al senso di oppressione vissuto in guerra. Matilde ha inventato l’intera trama che inizia dalla partenza di un padre valtellinese verso il fronte della guerra, nel 1916, e che verrà in seguito ricoverato presso l’ospedale psichiatrico di Bologna. Ma nel suo racconto corale ha voluto soprattutto dare voce anche a coloro che rimasero a casa, alla moglie e ai figli del soldato. Come appreso in un corso di scrittura creativa condotto da Flavio Stroppini nell’estate del 2017 a Poschiavo e frequentato da Matilde, per rendere più credibili le storie inventate, l’ambiente descritto dovrebbe riferirsi a luoghi noti all’autore: in “La guerra dentro” l’azione si svolge prevalentemente nella casa e nel vigneto appartenenti al padre di Matilde nei pressi di San Giacomo di Teglio. Le altre fonti principali sono numerosi libri sulla Grande Guerra e una serie di file liberamente disponibili in internet e contenenti le cartelle cliniche dei cosiddetti “scemi di guerra”. Anche per Matilde fra i maggiori ostacoli nella stesura del testo vi sono stati il vuoto creativo e le conseguenti difficoltà nel portare a termine il racconto, nonché l’armonizzazione del linguaggio d’epoca usato nelle cartelle cliniche con un linguaggio più moderno e attuale. Al termine del lavoro la profonda ferita della guerra le è rimasta “dentro”: un’esperienza che le serve anche a capire meglio i meccanismi e il malessere psichico dei reduci di altre guerre più recenti.

Come si comportano i valori ematici pendolando tra la Valposchiavo e l’Engadina (Arianna Guadagnini – Relatore: Fabio Fossati)

Arianna Guadagnini ha scelto un campo d’indagine completamente diverso. Durante la fase embrionale per la scelta dell’argomento pensava infatti ad un lavoro che trattasse al contempo delle sue passioni per la biologia e per l’uomo. Su suggerimento del relatore ha quindi deciso di prendere in esame il tasso di globuli rossi (eritrociti) nel sangue di quattro distinti gruppi di persone: persone residenti in Engadina alta, persone residenti nel comune di Poschiavo, pendolari settimanali e pendolari giornalieri fra le due regioni. Lo spunto parte dalla constatazione che cambiando quota il corpo subisce il fenomeno dell’acclimatamento, e andando in altitudine la sintesi dei globuli rossi inizia ad aumentare già dopo alcune ore, raggiungendo la sua stabilità solo dopo alcuni mesi. La funzione principale dei globuli rossi è quella di trasportare ossigeno dai polmoni ai tessuti e anidride carbonica dai tessuti ai polmoni. Negli ambienti sportivi, dopo un lungo allenamento in quota, l’atleta che si abbassa ha un trasporto di ossigeno più efficace riuscendo così a migliorare per un breve periodo le proprie prestazioni; per la stessa ragione sono sorti anche degli scandali di doping dovuti all’uso del farmaco EPO (abbreviazione di eritropoietina: l’ormone che sta alla base della produzione di globuli rossi). Se la ricerca di Arianna era quindi volta a scoprire le differenze del tasso di eritrociti fra i quattro gruppi di persone, ciascuno composto da 5 donne e 5 uomini, i risultati sono però stati parzialmente sorprendenti: da un lato il lavoro conferma una linearità fra gli individui che risiedono in Engadina, seguiti dai pendolari settimanali e quindi dai residenti a Poschiavo, mentre dall’altro il gruppo dei pendolari giornalieri, che ci si aspettava di trovare fra i settimanali e i residenti in valle, presenta invece un tasso di eritrociti ben al di sotto di tutti gli altri gruppi, anche se si tratta di valori ancora nella norma. Il lavoro di maturità di Arianna potrebbe quindi aprire nuove indagini su possibili cause e conseguenze di questo fenomeno. Durante la ricerca sono stati eseguiti 41 prelievi di sangue, analizzati presso il laboratorio dell’ospedale San Sisto di Poschiavo, il cui coordinamento ha rappresentato anche la sfida più grande per Arianna: vincere cioè la propria timidezza, contattare i volontari e organizzare i vari prelievi.

Da quanto emerso durante la presentazione, il lavoro di maturità si svolge prevalentemente nel corso del secondo semestre di 5^ liceo (vacanze estive incluse) e viene successivamente discusso nel primo semestre dell’ultimo anno di liceo con il proprio relatore, ossia il professore che si occupa della materia scelta. Lo studente/essa deve inoltre redigere una relazione tecnica – una sorta di introduzione al lavoro vero e proprio – in cui vengono spiegati nel dettaglio motivazione, metodo, fonti e conclusioni.

Gli argomenti scelti da Matilde, Angelica e Arianna hanno suscitato un notevole interesse fra il pubblico, che a sua volta ha risposto positivamente alle presentazioni con numerose domande e apprezzamenti. Le tre maturande hanno dato prova di sapere ottimamente usare gli strumenti della ricerca scientifica e si sono inoltre distinte per un utilizzo spigliato della lingua e una grande capacità di sintesi. Ciò rende onore non solo all’impegno di queste tre giovani studentesse, ma anche agli insegnanti che le hanno formate ed hanno saputo trasmettere loro il piacere per lo studio e la ricerca.


Achille Pola