Don Cleto Lanfranchi, prete da cinquant’anni

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Prima Messa di don Cleto a Poschiavo

Ordinato sacerdote il 23 marzo 1969, il prevosto emerito di Poschiavo sarà festeggiato la prossima domenica alla Messa delle 10 nella collegiata di San Vittore Mauro, cui seguirà un ricco aperitivo in centro parrocchiale.

«Giubila ed esulta di fierezza contrada di Prada, un tuo figlio si avvicina all’altare di Dio per offrirgli le sue Primizie». Si apriva così l’articolo di prima pagina de Il Grigione Italiano di mercoledì 2 aprile 1969, in cui si annunciava la prima Messa a Poschiavo di don Cleto Lanfranchi, ordinato prete il 23 marzo precedente nella cappella del Seminario diocesano di San Lucio a Coira. Sono trascorsi cinquant’anni da quei giorni e, la prossima domenica 24 marzo, la Parrocchia di San Vittore Mauro a Poschiavo ha programmato un momento di festa per celebrare l’importante traguardo raggiunto dal prevosto emerito, che ha guidato la comunità dal 1994 al 2012.
«Se siamo bene informati, ci sembra che, secondo le statistiche, la nostra valle è al secondo posto per le vocazioni sacerdotali nella Diocesi di Coira – così proseguiva l’articolo di quel 2 aprile 1969 –. E sappiamo che i Vescovi di Coira hanno sempre guardato con occhio di riconoscente benevolenza alla generosa valle poschiavina che ha dato tanti preti». Oggi la situazione è mutata, le numerose generazioni di preti originari delle nostre comunità non hanno avuto molti sostituti e don Cleto, con i suoi ammirevoli cinquant’anni di fedeltà al Signore, è testimonianza vivente di una di quelle tante esistenze donate a Dio e ai fratelli. Un’esperienza che qualcuno sceglie però ancora di vivere: ci basti pensare che un giovane della Valle si sta formando in Seminario a Coira e che don Michael Gurtner, dopo aver vissuto il suo ministero diaconale a Prada, sarà ordinato prete il prossimo sabato 6 aprile.
A sentire don Cleto, che compirà 77 anni il prossimo 15 maggio, la vita da prete è bella. «Ho cercato di fare del mio meglio per essere un bravo prete – confida –. Se poi rifletto, sono consapevole di aver certamente commesso degli errori. Sbagli, soprattutto da giovani e anche se si è preti, ne fatto tutti. Però sono di quanto ho vissuto, dei luoghi in cui ho esercitato il mio ministero».

Prima Messa di don Cleto a Poschiavo
La benedizione solenne al termine della prima Messa di don Cleto.
Da sinistra si riconoscono: don Leone Lanfranchi, don Filippo Menghini, don Cleto tra due compagni di ordinazione, don Guido Costa e don Carlo Crameri

Quando hai maturato l’idea che avresti potuto diventare prete?
«Da ragazzo, in quinta o sesta classe. E così, dopo aver frequentato le secondarie qui a Poschiavo, ho deciso di annunciarmi per il ginnasio a Svitto. Lì per cinque anni sono stato uno studente come gli altri. La maggior parte dei miei compagni di studi sono diventati avvocati, medici, si sono avviati, insomma, a diverse professioni. Ma nel mio cuore era già chiara la scelta che avevo fatto e le persone che mi erano più vicine, amici e parenti, sapevano del mio desiderio. Vedevano che non ero poi così cattivo (ride, ndr) e pensavano: allora può anche diventare prete».

La scelta vera e propria dunque è arrivata al termine degli studi a Svitto…
«Sì, dopo il servizio militare, ho cominciato il percorso di formazione in Seminario. Era il 1963. Per un anno sono stato a Coira, dove si trova il Seminario della nostra Diocesi, poi ho fatto due anni a Venegono, nel Seminario maggiore dell’Arcidiocesi di Milano, dove erano ancora attive le borse di studio istituite quando fu soppresso il Collegio elvetico voluto da San Carlo Borromeo. Quindi, sono tornato per altri due anni a Coira per completare gli studi teologici».

In quegli anni sei sempre stato convinto del cammino intrapreso?
«Sì. Anche se momenti di riflessione vengono e ti interpelli se sia la via giusta per te quella intrapresa. Ma non ho mai dubitato fosse la mia vocazione quella del prete. E per comprenderlo ancora meglio, siccome mi sembrava arrivato troppo presto il momento per decidermi definitivamente per la via del sacerdozio, ho chiesto di vivere un anno fuori dal seminario. Sono andato nella Svizzera interna e ho fatto scuola: ero insegnante in quarta e quinta classe ad una quarantina di scolari che avevo ogni giorno davanti a me per tutte le lezioni, all’infuori di quella di religione, che veniva impartita dal coadiutore della Parrocchia di Flüelen, dove mi trovavo. Ho lavorato per due mesi anche in una fabbrica nella Svizzera francese, poi sono tornato nel Seminario di Coira».

In quell’anno, il tuo cammino ha smesso di procedere in parallelo con quello di don Guido Costa (di cui avremmo celebrato lo scorso anno i cinquant’anni di sacerdozio), che fino ad allora era stato tuo compagno di studi a Svitto e in seminario.
«Esatto. Ricordo proprio un confronto con don Guido dove gli confidai di voler interrompere per un anno il cammino verso il sacerdozio per maturare maggiormente. Ma lui volle tirare dritto… era così».

Poi sei rientrato in seminario, sei stato ordinato diacono e quindi prete. Dove hai svolto il tuo primo incarico?
«Il Rettore del Seminario, a quel tempo, ti chiamava e ti diceva che potevano esserci due o tre incarichi cui era possibile essere destinati. Si poteva esprimere una preferenza e io ho optato per Davos – Platz, dove sono andato come vicario e ho ritrovato quello che era stato il mio prevosto a Poschiavo, don Arturo Lardi».

Prima Messa di don Cleto a Poschiav
Don Cleto, il giorno della prima Messa, attorniato dalle sorelle e dal fratello

Quali sono poi stati gli altri tuo incarichi lungo gli anni di ministero sacerdotale?
«Dopo quattro anni a Davos, nel 1973, sono stato inviato al collegio di Svitto, dove mi sono ritrovato con don Guido, con l’incarico di prefetto degli studenti. Ero responsabile di un gruppo di ragazzi, un compito non sempre facile perché, a quei tempi come adesso, è una bella responsabilità quella di impegnarsi per i giovani. Comunque, lo considero un bel periodo, che è durato cinque anni, fino al 1978. In quell’anno don Arturo lasciò la Parrocchia di Davos – Platz e ho scelto di annunciarmi per l’incarico di parroco. Dopo alcuni anni, tra l’altro, mi sono ritrovato anche con don Guido, che voleva lasciare il collegio di Svitto ed è quindi venuto a Davos come vicario. Poi lui, divenuto parroco di Le Prese, mi ha preceduto nel ritornare in Valle. Quando è divenuta libera la Parrocchia di Poschiavo, nel 1994, ho pensato di annunciarmi per venire qui».

Il resto è storia recente, che conosciamo. Hai lasciato il tuo ministero attivo quasi sette anni fa, ma continui ad essere presente nella vita delle nostre comunità. Sei contento di quello che hai vissuto da prete?
«Sì, sono contento. E mi auguro che altri scelgano di essere preti per raccogliere la sfida di portare la fede alla gente di oggi, specialmente ai giovani».

Prima Messa di don Cleto a Poschiavo
Don Cleto con i genitori Francesco e Luigia Lanfranchi-Marchioli