Congedo di paternità, cosa ne pensano i valposchiavini?

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Dopo che il Governo ha preso posizione riguardo all’iniziativa popolare “Per un congedo di paternità ragionevole – a favore di tutta la famiglia”, il quale prevede un congedo di due settimane utilizzabili in un blocco unico oppure in singoli giorni entro sei mesi dalla nascita, abbiamo intervistato il presidente dell’Appoggio familiare Franco Albertini (FA), l’infermiera pediatrica Silvia Baumann (SB), un datore di lavoro (DL), un papà impiegato (PI) e un papà agricoltore (PA) della Valposchiavo.
Dalle interviste traspare un generale apprezzamento verso il congedo di paternità: chissà che magari, tra alcuni mesi, non venga approvato il congedo di 4 settimane come proposto dall’iniziativa.

Cosa ne pensi del congedo di paternità di due settimane pagato, il quale verrà finanziato attraverso l’indennità per perdita di guadagno, come avviene per l’indennità di maternità?

FA: La nascita di un figlio è un grande passo nella vita. Per la buona riuscita di questo inizio ci vuole un padre presente. I papà di oggi vogliono assumersi le proprie responsabilità sin dall’inizio. La società addirittura glielo impone.
Secondo l’ufficio federale di statistica, oggi gli uomini e le donne in Svizzera hanno meno figli di quanti ne desidererebbero in realtà. Gli uomini e le donne giovani desiderano infatti tra due e tre figli, ma il tasso di natalità rimane costantemente basso, tra 1,5 e 1,6 figli per donna. Sussiste una marcata discrepanza tra il desiderio di avere figli e l’effettiva realizzazione. Uno dei motivi va ricercato nella cattiva conciliabilità tra famiglia e lavoro.
La ricerca dimostra chiaramente che l’impegno paterno nell’accudimento crea un effetto positivo sullo sviluppo cognitivo, emozionale e sociale dei neonati e dei bambini, consolida le relazioni familiari, promuove la capacità di fornire prestazioni economiche della madre e mantiene sani i padri. La fase della nascita è un momento decisivo per l’impostazione del legame tra padre e figlio, nonché per la creazione di competenze e impegno paterni. La probabilità che i padri che si impegnano immediatamente dopo la nascita saranno padri impegnati anche dopo un anno è significativamente più elevata. L’iniziativa propone 20 giorni di congedo, cioè 4 settimane. La soluzione di due settimane è un buon inizio.

SB: Il congedo di paternità di due settimane mi sembra un’ottima soluzione per aumentare il benessere della famiglia e promuovere la parità di sessi. Con queste due settimane, viene data al padre la possibilità di creare da subito un forte legame con il/la neonato/a e contribuire sia alle attività di casa che le attività con il bebè. Di più, è un grande sostegno per la madre il fatto che il padre possa essere presente e aiutare in un momento assai bello e altrettanto faticoso nella vita di una famiglia.

PI: Ritengo che sia molto importante e lodevole che anche i padri possano partecipare in modo attivo a un evento cosi importante, e dare il loro contributo all’interno del nucleo famigliare!

PA: Nonostante io sia agricoltore, e quindi difficilmente potrò usufruire del congedo di paternità, trovo che sia una cosa giusta  e bella nei confronti della famiglia. In altri Paesi, il congedo di paternità è già in uso e danno loro fino a 6 mesi di congedo pagato; quindi è giusto che la Svizzera si stia muovendo in questa direzione.
Per noi agricoltori, essendo indipendenti, se i nostri bambini nascono in inverno possiamo prenderci il tempo di stare a casa dopo aver svolto i lavori principali in azienda; se invece nascono durante il periodo estivo, difficilmente possiamo stare a casa a dare una mano, se non in caso di brutto tempo.

DL: Riuscire a trovare una soluzione per le due settimane di paternità trovo che sia una cosa davvero bella, siccome anche io sono papà. C’è da dire, però, che per l’azienda una perdita c’è, nonostante vengano finanziate attraverso l’indennità per perdita di guadagno; quindi, per un datore di lavoro due settimane non sono poche. Magari un sostegno da parte dello Stato non sarebbe un male, questo per le piccole/medie imprese, le quali hanno sicuramente più difficoltà di un’azienda grande.

Ti sembra giusto che possa essere utilizzato durante i primi sei mesi dalla nascita e che possa essere utilizzato in un blocco unico o in giorni singoli?

FA: L’importate è che il congedo sia completamente dedicato al nascituro e alla famiglia. Il modello deve essere flessibile per conciliare le esigenze della famiglia, della madre e del lavoro.

SB: Sì, mi sembra giusto perché permette a ogni famiglia di gestire queste 2 settimane come più le piace e come più le serve. Forse una coppia preferisce che il padre rimanga due settimane filate a casa (forse per questioni di salute della madre o perché la famiglia ha ancora altri figli). Altri invece preferiscono stare a casa nei primi mesi almeno un giorno a settimana dove possono prendersi il tempo per il bebè e la madre.

PI: È sicuramente una buona soluzione il fatto che si possa usufruire di questo tempo in modo autonomo e in base alle necessità del momento, vista anche la particolarità del periodo in questione! Ritengo che sia interessante anche per il datore di lavoro, visto che l’operaio non manca per un periodo prolungato. Dei periodi di assenza più corti permettono di pianificare meglio il lavoro…

PA: Essendo indipendente, trovo che sia una bella cosa poter avere dei giorni singoli, così si può organizzare meglio il lavoro.

DL: Come datore di lavoro trovo che sia un bene poter usufruire dei giorni singoli. Ovviamente, per un’azienda, se un operaio/impiegato manca da oggi a domani per due settimane o se invece manca a giorni sparsi, la cosa cambia. Il lavoro deve essere terminato entro una data di scadenza a prescindere dal fatto se uno c’è o non c’è.


A cura di Selena Raselli