La droga dell’amore

0
86

Giovanni 12.1 – 8
Sermone del 7 aprile 2019

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

1 Gesù dunque, sei giorni prima della Pasqua, andò a Betania dov’era Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. 2 Qui gli offrirono una cena; Marta serviva e Lazzaro era uno di quelli che erano a tavola con lui. 3 Allora Maria, presa una libbra d’olio profumato, di nardo puro, di gran valore, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò con i suoi capelli; e la casa fu piena del profumo dell’olio. 4 Ma Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: 5 «Perché non si è venduto quest’olio per trecento denari e non si sono dati ai poveri?» 6 Diceva così, non perché si curasse dei poveri, ma perché era ladro, e, tenendo la borsa, ne portava via quello che vi si metteva dentro. 7 Gesù dunque disse: «Lasciala stare; ella lo ha conservato per il giorno della mia sepoltura. 8 Poiché i poveri li avete sempre con voi; ma me, non mi avete sempre».

Cara comunità, la terra sta fronteggiando una serie di crisi umanitarie, sociali, ambientali e politiche. Fame povertà, disastri ambientali e guerre. La crisi più sfinente però a livello personale e sociale, è quella delle dipendenze. Le droghe sono responsabili di milioni di morti. Gli oppioidi devastano le famiglie, e generano milioni di senzatetto. Questa piaga ha stravolto così tanti, che per molti governi è un’emergenza nazionale. La dipendenza da droghe è un incubo mondiale. È una vera crisi nelle comunità, famiglie o persone.

La sociologa Laurie Essig ha pubblicato un libro: Love, Inc. Questa sociologa aggiunge un’altra crisi che ci distrae dai veri problemi della terra. È una “dipendenza” che chiama: amore, S.p.A. il business dell’amore romantico. Per lei, l’amore romantico è un falso desiderio, simile a una droga, per sfuggire ai veri problemi nella comunità e nel mondo. In altre parole, l’ideologia dell’amore romantico è come un oppiaceo. Perché? L’ideologia dell’amore di oggi ha poco dell’amore genuino, perché è il smania di creare uno spazio protetto, fantastico, ideale di felicità del “vissero felici e contenti”, in cui il nostro ego può essere coccolato e adorato da qualcun altro. Per questo scopo, ci scegliamo un “oggetto d’amore”. S’insegue il “principe azzurro” per chiuderci in uno spazio protetto e dimenticare le emergenze intorno. Nel consumismo relazionale di oggi, non amiamo più le persone: le usiamo. Trattiamo la sfera affettiva come compriamo le cose. Compriamo di tutto, sprechiamo tanto, buttiamo ancora via di più, se qualcosa non va più, la buttiamo via. Ecco, noi facciamo lo stesso con le persone; appena qualcosa non va, le ignoriamo senza dare spiegazioni, facciamo “ghosting”, sparire senza dare spiegazioni. Via nel cestino. L’amore romantico ci lega all’ideologia di un nido perfetto del “vissero felici e contenti”. E questo per Essig è una droga.

Nel passato, le cose che non andavano non si buttavano. Vi ricordate? Si aggiustavano! Le scarpe, un vestito, un ombrello. Si conosceva il valore delle cose. Oggi siamo più insicuri, non sappiamo se davanti alle crisi del mondo avremo un futuro e per proteggerci ci rannicchiamo in noi. Siamo sempre alla ricerca del “principe azzurro” che ci faccia vivere felici per sempre, da cambiare appena questo “amore” non ci “nutre” più, voglio sempre stare al “top”. Se c’è un problema, mollo, senza affrontare il problema. La maturità affettiva però arriva se m’impegno ad “aggiustare” le cose che non vanno. Invece, la nostra società è afflitta da superficiali “esibizioni” in cui si dimostra il nostro “amore”. Fidanzamenti spettacolari, clamorosi matrimoni costosi, bizzarre lune di miele. Se non lo fai, ti sembra che il tuo “amore” non valga. E poi la realtà inizia. L’amore non è un’esibizione. Non è feste e eventi e esibizioni organizzate. L’amore non è Hollywood, né la serie TV “il Boss delle cerimonie”. Siamo drogati dal pensiero di crearci il nostro mondo ideale, con una fine felice, ritagliata intorno ai nostri desideri e sogni. Questa visione però, è destinata a deluderci. non ascoltiamo più l’altro, non cerchiamo di capire (e capirsi), non c’è posto per l’ascolto, per la comprensione, per la compassione, per guardarsi negli occhi. Nelle nostre relazioni, non c’è più posto per le persone, ma solo se possono compiacerci. È un amore romantico che ci chiude in noi e ci disimpegna dal resto. E se non va, giù nello scarico, e avanti un altro.

Nel Vangelo di oggi, mentre Pasqua si avvicina, c’è un lampo del vero amore in azione. Non amore romantico, ma reale, di sostanza. Sei giorni prima di Pasqua, Gesù va a Betania, la sua “tana” e la casa dei suoi migliori amici, Marta Maria e Lazzaro. Quel Lazzaro che Gesù ha risuscitato dai morti. Lazzaro e la sua famiglia sono in una posizione privilegiata per capire la grandezza di chi era a tavola con loro. L’amore amicale di Gesù per Lazzaro è dimostrato alla sua tomba. Egli chiama il suo amato amico dalla morte a vita nuova. Marta e Maria lo supplicano di venire e sono testimoni di questo. Nessun’altra famiglia sperimenta la forza dell’amore di Gesù in modo così potente e personale. Questi tre fratelli sono più intimamente connessi a Gesù di qualsiasi altro discepolo, sebbene, gli evangelisti testimoniamo poco questo profondo legame. Questo episodio getta luce sulla loro stretta intimità di amore e cura.

Questa famiglia risponde al dono di vita del loro ospite con altri atti d’amore. Marta mostra il suo amore con il lavoro pratico, parla con le sue mani. Se in Chiesa non ci fossero persone così, l’amore comunitario sarebbe più povero. Maria prende la sua cosa più di valore, una libbra (gr. 327) di nardo prezioso (era un balsamo terapeutico e per ungere i morti come atto di cura finale), apre il barattolo e inizia a ungere i piedi di Gesù con quell’omaggio d’amore pregnante, pungente e prezioso. Non è amore se il costo è calcolato con attenzione. Chi ama dà tutto e si rammarica se non ne ha di più da dare. Altro che l’amore romantico di oggi. Amore vero dona, dà fino a non sapere più cosa dare! In Maria vediamo l’umiltà dell’amore. Ungere il capo di qualcuno era dargli onore, ma lei non riesce a guardarlo negli occhi, allora unge i piedi. Voleva dargli onore, ma non pensava di esserne degna, allora gli unge i piedi! Poi Maria supera la morale asciugando con i suoi capelli il nardo dai piedi di Gesù. Nessuna donna rispettabile avrebbe sciolto i capelli in pubblico. Questo lo facevano le donne immorali. Quando si ama veramente, non importa quello che pensano gli altri. Molti si preoccupano di farsi vedere cristiani pensando all’opinione degli altri. Maria lo amava tanto che l’opinione degli altri non gli interessava. Questo è l’amore in azione di Marta Maria e Lazzaro a Gesù. Il dono di Maria rivela che l’amore non è una droga che sfama il nostro bisogno di fare colpo sugli altri, fare un pieno di like, di sentirci sempre “al top”. Ungendo i piedi di Gesù come preparazione alla sua sepoltura, Marta e Maria mostrano che l’amore è azione. L’amore è sempre un verbo.

L’amore non è mai solo una dichiarazione romantica. L’amore è un atto concreto che parla. L’amore è dedizione. L’amore è una decisione. L’amore è una bella azione. La nostra culturale dipendenza d’amore, invece, è uno stupefacente che svanisce presto. Per quanto si possa spendere in fidanzamenti, lune di miele, in case, vite firmate, noi sappiamo cosa dicono le statistiche. Almeno la metà delle unioni d’amore fallisce. Non dura. E questo ci abbatte. Senza la nostra droga, collassiamo e ci schiantandoci malamente. Così trasformiamo ogni espressione di amore come inutile e ridicola e oscilliamo tra perdere l’amore per qualcuno e l’interesse nell’amare altri, questo mondo, e amare qualcosa oltre noi e il nostro piccolo mondo.

Tra tutte le crisi umanitarie di oggi, quella dell’amore romantico è la più pericolosa. Come una droga, ci tiene in corsa nel costruire un nido ideale che ci isola dalla cura del mondo, per trovare qualcuno che coccoli il nostro ego. È tempo di spazzare via l’amore drogato da sotto il tappeto. È tempo di liberarci degli anestetici artificiali e diventare concreti con l’amore che il Signore vuole. È facile innamorarsi con se stessi. Difficile è cadere in amore con chi ne ha più bisogno. Il mistero della vita ha un nome: amore. Il mistero dell’amore ha un nome: Cristo. Dio è un amante. Gesù è amato. Lo Spirito ama. Questa settimana, da qualsiasi punto iniziamo a mostrare amore concreto come Marta e Maria, faremo bene. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa