Intervista alla Banda Bassotti: liberi pensatori o anche poeti?

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“Veloci, silenziosi e puzzolenti”. Sono questi gli attributi che la Banda Bassotti, un gruppo di anonime persone valposchiavine che si dedica alla satira e al pensiero libero, utilizza per autodefinirsi. Sono in molti ad averne sentito parlare, a partire dai finti manifesti elettorali affissi nel 2015, ma solo Il Bernina è riuscito a scovarli!

 

Banda Bassotti, finalmente vi abbiamo beccati! La vostra attività inizia nel 2015, ma la vera svolta arriva quest’anno con l’apertura di un blog e di una pagina Facebook. I vostri contributi si sono moltiplicati: cosa vi spinge a fare tutto questo?
Come spesso accade, molte persone si prodigano nello sfruttare il proprio tempo libero per una passione, per un ideale, e le moltissime società di vario genere presenti sul territorio dimostrano che la loro sopravvivenza dipende quasi unicamente dal volontariato. Ad ognuno di loro potrebbe essere posta questa domanda. Perché lo fate? La loro risposta probabilmente non divergerebbe di molto dalla nostra. La differenza forse la si potrebbe ritrovare nello scopo e nel metodo.
Il blog? È nato semplicemente dal fatto che così tanti ragionamenti e pensieri non potevano più essere condensati in un manifesto. Facebook e Instagram sono le nostre vetrine, visto che molte persone ne fanno parte. Purtroppo, dopo pochi giorni d’attività, Facebook ci ha bloccati e non ne abbiamo capito il motivo. Questo ci dà qualche noia, ma noi andiamo avanti comunque.

Siamo curiosi… Da quante persone è composto il gruppo? Da dove venite? Quante donne ci sono? Che formazione avete?
La curiosità uccise il gatto… ci vien da dire! Come detto nella nostra presentazione “L’Idea”, siamo partiti in pochi, molto pochi, ma nel tempo il nostro pensiero è come se avesse magnetizzato altri pensieri, finché il gruppo si è allargato.
E non è molto elegante identificare le persone unicamente come uomini o donne, giovani o anziani, a prescindere dal loro pensiero, proprio perché quest’ultimo è l’unico parametro che per noi è veramente importante, il pensiero!
Da dove venite? Ci sembra scontata come domanda. Ovviamente dalla Valposchiavo, se no che senso avrebbe questa Banda Bassotti? Alla domanda “quanti?” rispondiamo gentilmente “più di uno”!
Svelare l’arcano è come cancellare la magia di un mistero e annientarla nel tempo di un respiro!

Una vignetta satirica pubblicata dalla Banda

Wow, siete anche poeti! I vostri post seguono una linea editoriale o ognuno è libero di scrivere quando vuole e sul tema che più preferisce?
Ci sentiamo estremamente liberi di esprimere le nostre riflessioni e le nostre arrabbiature, come fosse un diario o un appunto su di un taccuino da viaggio di un libero pensatore. Abbiamo sì un calendario che scandisce le nostre pubblicazioni e siamo molto ligi in fatto di scadenze. C’è una programmazione a lungo termine e molti articoli in cantiere che toccano diversi ambiti della nostra società. Ma andiamo anche oltre a ciò che è prefissato e diamo molto spazio ai bisogni e alle idee che scaturiscono “al momento”.
A differenza del vostro giornale non abbiamo molte regole né obblighi e neppure una retribuzione. Non vogliamo offendere o denigrare nessuno, seguendo il principio etico del “non nuocere”, ma ci prefiggiamo di essere pungenti e ci prendiamo la libertà di scrivere anche qualche piccola parolaccia, come se stessimo parlando fra amici, perché questo è il modo nel quale la gente si esprime quotidianamente.

Per quale motivo preferite l’anonimato? Qualcuno potrebbe interpretarlo come codardia o perlomeno sintomo di debolezza…
Sarebbe molto più semplice vivere in una grande metropoli dove l’esprimersi dell’individuo si diluisce in milioni di altri pensieri. Il contesto è la Valposchiavo dove, nonostante l’era del digitale, il fatto di “metterci la faccia” (parafrasando un nostro stimato commentatore) non assolve appieno la “libertà d’espressione” che tutt’oggi può ancora essere un ostacolo. Preferiamo che i nostri pensieri non vengano etichettati dietro al nome di una persona e della sua storia, bensì vorremmo che i nostri pensieri siano liberi da questi pregiudizi e che vengano percepiti come un sassolino che cade nello stagno, quando i cerchi generati accrescono, finché sulle sponde si riversa un’onda percettibile!

Ci risiamo con la poesia… E per quanto riguarda l’anonimato?
L’anonimato è un veicolo per potersi esprimere senza condizioni, senza etichette, senza preclusioni e soprattutto senza pregiudizi. In questo modo, se vogliamo, possiamo anche riversare in un articolo le nostre esperienze di vita.
Puntiamo molto sui commenti e siamo dell’idea che forse l’anonimato possa far uscire il pensiero di chi ci legge, nel bene e nel male. Il nostro blog è predisposto per questo, per i commenti anonimi.

La Prima vignetta di Gado ci ha ferito!

Nel 2015 siete nati con l’intento di smuovere le acque della politica, da voi definita come “impostata, a volte preconfezionata”. Sono cambiate le cose da allora? In quali aspetti la migliorereste?
Hahah. Non ci siamo mai prefissati di cambiare il sistema. L’unica cosa sulla quale ci siamo spesso chinati è proprio la “macchina della politica”. Da decenni è sempre la stessa, chiaramente obsoleta. È un apparato che, come un dinosauro lentissimo, giunge sul posto quando decine di “privati” ci sono già arrivati. Il meccanismo politico richiede anni per una decisione che diviene legge, mentre il bisogno della società è ormai cambiato… e che richiederebbe una nuova legge.
Noi siamo parte del “popolo sovrano”, che poi di sovrano gli è rimasto ben poco, ma che ancora ci crede. Siamo dell’idea che il voto sia uno dei diritti che sfruttiamo troppo poco. Quando vediamo una partecipazione del 30% di fronte ad argomenti molto importanti per il futuro delle prossime generazioni ci indigniamo!!! Evidentemente, gran parte della popolazione, specialmente i giovani, non si identificano più nella politica come succedeva decenni orsono. Chiaramente in questa macchina qualcosa non funziona, no?

Un problema che interessa l’Occidente e le sue benestanti democrazie, direi… Ma su, non facciamo troppo i seri. Ecco che, per chiudere, vi propongo la domanda delle domande: meglio il Bernina o il Grigione?
Basando il nostro giudizio su il numero di contributi riguardanti la Banda Bassotti, Il Bernina ne uscirebbe perdente. Forse vi ha smosso la nostra prima vignetta di Gado, chi lo sa! Però, per il momento siete gli unici ad averci contattato per un’intervista e quindi concludiamo la questione con uno zero-a-zero palla al centro. A parte gli scherzi, non abbiamo preferenze.


A cura di Marco Travaglia

6 COMMENTI

  1. La satira – le grandi testate giornalistiche insegnano – non è mai anonima. Sembra di capire che l’azione dei Bassotti, che sono anche simpatici, vuole essere satirica. Se la stampa umoristica o carnevalesca contempla e accetta l’anonimato, la satira, in genere più impegnata, non lo ammette. Anche perché per potersi confrontare è indispensabile sapere chi è l’interlocutore.
    Condivido pertanto l’opinione di chi mi ha preceduto. Benvengano le denunce, le provocazioni e i consigli dei Bassotti, ma a viso aperto. La Valle ha bisogno di idee geniali e innovative, e visto che i Bassotti sembrano avere le idee chiare, meditino su questo concetto. Altrimenti finiranno per cadere presto nel dimenticatoio.

  2. …… caro Otmaro per farla breve chiamiamola omertà poschiavina. Chi si espone da noi non rischia la pelle per fortuna, ma le ripercussioni ci sono eccome. Comunque auguri ai Bassotti e spero che l’anonimato aiuti a smuovere le acque e scardinare almeno un po’ l’omertà poschiavina.

    • Premetto che non so nulla della banda bassotti. Sospendo dunque anche ogni giudizio nei confronti del loro specifico operato (se non che ci si poteva forse risparmiare di riempire il borgo di adesivi appicicati ovunque in maniera perlomeno discutibile). Condivido invece quanto abbozza otmaro, anche se non credo c’entri più di tanto la latitudine (anzi, proprio il sud ha spesso fornito esempi di persone tutt’altro che omertose che, anche per noi che rischiamo molto meno, ci hanno insegnato cosa sia il coraggio…) E aggiungo che proprio in quanto noi non rischiamo solitamente la pelle (come dice reto) vada difesa ancor più oggigiorno, attraverso la propria firma, la libertà di espressione. Le acque le smuovi, secondo mio modesto parere, più se accetti di assumerti la responsabilità di ciò che dici, che con attraversol’anonimato.Poi magari mi sbaglio pure io, ma la satira, se fatta in un certo modo, e non in un altro, non ha bisogno dell’anonimato.

  3. Cari lettori mi scuso per aver utilizzato uno stereotipo non consono anzichè “del Sud” sarebbe meglio affermare” per chi vuol fare affari”. Bassotti, se le vostre intenzioni sono serie e costruttive allora l’ unica espressione democratica è il confronto aperto, nel pieno rispetto delle parti.

  4. Cari Bassotti riprendo le vostre parole:… L’anonimato è un veicolo per potersi esprimere senza condizioni, senza etichette, senza preclusioni e soprattutto senza pregiudizi…io sono convinto che la vostra azione è estremamente condizionata da un atteggiamento tipico del Sud, proteggere la propria sicurezza personale per timore di essere coinvolti o per evitare dei malintesi o la perdita di ipotetici affari di lavoro!