L’epicentro di una nuova realtà!

0
46

Luca 24.1 – 12

Sermone del 21 aprile 2019 Pasqua


Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

1 Ma il primo giorno della settimana, la mattina prestissimo, esse si recarono al sepolcro, portando gli aromi che avevano preparati. 2 E trovarono che la pietra era stata rotolata dal sepolcro. 3 Ma quando entrarono non trovarono il corpo del Signore Gesù. 4 Mentre se ne stavano perplesse di questo fatto, ecco che apparvero davanti a loro due uomini in vesti risplendenti; 5 tutte impaurite, chinarono il viso a terra; ma quelli dissero loro: «Perché cercate il vivente tra i morti? 6 Egli non è qui, ma è risuscitato; ricordate come egli vi parlò quand’era ancora in Galilea, 7 dicendo che il Figlio dell’uomo doveva essere dato nelle mani di uomini peccatori ed essere crocifisso, e il terzo giorno risuscitare». 8 Esse si ricordarono delle sue parole.

9 Tornate dal sepolcro, annunciarono tutte queste cose agli undici e a tutti gli altri. 10 Quelle che dissero queste cose agli apostoli erano: Maria Maddalena, Giovanna, Maria, madre di Giacomo, e le altre donne che erano con loro. 11 Quelle parole sembrarono loro un vaneggiare e non prestarono fede alle donne. 12 Ma Pietro, alzatosi, corse al sepolcro; si chinò a guardare e vide solo le fasce; poi se ne andò, meravigliandosi dentro di sé per quello che era avvenuto.

Cara comunità, Pasqua è il giorno in cui tutto quello che conosciamo è girato sottosopra. La tragedia diventa trionfo. Il fallimento diventa compimento. La morte diventa vita piena. Gesù crocefisso diventa Cristo, il Signore risorto. La Pasqua è l’epicentro di una nuova realtà. Abbiamo appena ascoltato la sbalorditiva notizia di una tomba vuota, trovata dalle donne andate a ungere un corpo morto. Esse sono confuse da una tomba a prima vista profanata: non trovano il corpo di Gesù. Certo, perché lo cercano nell’unico posto dove non può stare: egli è il vivente, il vivificante e non può stare nel regno della morte. “Perché cercate il vivente tra i morti?” chiedono i due personaggi alle donne. Esse sono testimoni oculari pasquali, stupite e con gli occhi stralunati e niente della loro vita rimarrà allo stesso posto.

In Atti, 10.34 – 43, Pietro narra gli eventi pasquali da una prospettiva distante, dopo essersi ripreso dallo shock della tomba vuota e dall’incontro con il Gesù risorto. Pietro e i discepoli seguono l’incarico di diffondere a tutti la Buona Notizia del trionfo di Cristo sul peccato e la morte, però devono superare un grande ostacolo culturale. In Deut. 21.23 si afferma che: il cadavere appeso è maledetto da Dio. I romani usavano la crocifissione come tortura straziante, ma anche perché era marchiata dalla maledizione divina. Nelle Scritture, il segno peggiore della maledizione divina era essere appeso a un albero, sintesi della desolazione e del rifiuto di cielo e di terra. Purtuttavia, a Pasqua leggiamo che i discepoli di Gesù, nel proclamare il messaggio Gesù, non si vergognano di dire che: essi lo uccisero, appendendolo a un legno (Atti 10.39). Questa maledizione ora è superata perché: Dio lo ha resuscitato il terzo giorno e volle che egli si manifestasse ai testimoni prescelti. Non esiste maledizione ma solo la promessa del perdono divino che viene dal dono di Gesù appeso su quel palo morto e di morte.

Nella Bibbia, gli alberi hanno un ruolo singolare. Gli alberi sono stati, dopo la creazione di Adamo, la prima cosa che il Signore piantò. L’albero della conoscenza del bene e del male ha fatto cadere l’umanità nel tentativo di elevarsi al loro Creatore. L’ultimo Adamo, Gesù, ha anche incontrato problemi con gli alberi: un fico improduttivo fuori stagione, la vite con i tralci … E non c’è da meravigliarsi se, finito appeso a un palo, diventò il segno estremo della separazione dal divino. Il simbolo dell’albero però è stato “rinnovato” sul Golgota. L’albero, sul quale Gesù fu inchiodato, era un palo di legno morto. Quel legno verticale è piantato in terra per formare una croce con il palo orizzontale per dare morte. Il miracolo pasquale della resurrezione di Gesù dichiara però che, sia la croce sia la peggiore maledizione, non produssero morte. Il palo della morte fu trasformato in un albero della vita. Quello che era morto, è reso vivente. Questa è l’essenza di Pasqua. Il legno morto diventa carne viva, un frutto vivente. Anche nei racconti pasquali, l’albero diventa predicazione.

Per quanto incredibile, anche la natura ci dà esempi concreti. La Costa Rica vanta uno dei più giovani e attivi vulcani nel mondo, il vulcano Arenal. Le sue eruzioni riversano del continuo cenere e lava ricoprendo la regione. L’attività vulcanica sebbene sembri pericolosa, in effetti, non lo è. L’Arenal è un vulcano prevedibile. Nel tempo, le sue eruzioni hanno depositato strati di cenere e lava, facendo diventare la regione molto fertile, permettendo la coltivazione di frutti pregiati. Un risultato inatteso della pioggia vulcanica e delle ceneri, però, ha causato un prodigioso inatteso simbolo, non solo della fertilità del terreno, ma anche di una rinascita della natura. I confini terrieri sono delimitati con dei pali di legno. L’effetto della cenere vulcanica e del suolo arricchito hanno fatto sì che i pali “morti” delle recinzioni cominciassero a mettere rami e foglie dalla parte alta. In breve, i paletti “morti” della recinzione hanno ripreso vita. Nella zona dell’Arenal, ci sono pali di recinzione rinati con la vegetazione in cima, sono diventati un’attrazione turistica e sono chiamati: “Alberi da recinzione”. Visibili su: http://www.motojournals.com/journals.asp?section=centralamerica&page=5 . Il legno morto, riccamente fertilizzato dalla lava vulcanica, è letteralmente ridiventato vivente. Contro ogni logica, dai pali morti sono nate delle nuove radici e nuovi germogli sono spuntati dalle cime del legno. La vulcanica potenza risorgente distrugge ma poi fa germogliare a nuova vita i pali morti dei recinti. Nessuno grida “al miracolo”, perché è nell’ambito naturale, ma ancora una volta, la creazione ci è d’esempio sulle possibilità divine.

“Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea”, e rimanda le donne discepole all’insegnamento di Gesù. “Dicendo che bisognava che il Figlio dell’uomo” e, qui l’evangelista accusa la casta sacerdotale al potere. “…  sia consegnato in mano ai peccatori”. Gesù aveva annunziato così la sua morte: “Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti, dagli scribi”, in breve, il Sinedrio, e “essere messo a morte e risorgere il terzo giorno”. I due personaggi adesso dicono “in mano ai peccatori”. Le persone che si ritenevano le più vicine a Dio, le più lontane dal peccato, in realtà sono i peccatori, perché hanno ucciso la vita, hanno agito contro la vita. E le donne si ricordarono delle sue parole, le comprendono, e tornate dal sepolcro, annunziarono tutto questo agli Undici, e a tutti gli altri. La reazione degli apostoli fu: parvero loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Perché le donne non erano credibili come testimoni secondo la tradizione ebraica. Ebbene, l’annuncio della risurrezione è fatto proprio a persone che non sono credibili. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro … hanno appena detto che nel luogo dei morti non ci può essere Gesù, ma Pietro ancora non comprende e corre al sepolcro. Chinatosi vide solo i teli è tornò indietro pieno di stupore per l’accaduto. Il credere che Gesù è risuscitato non viene andando a vedere un sepolcro vuoto, ma incontrando un vivente. E, come la storia successiva di Emmaus ci conferma, si incontra il vivente quando Gesù spezza il pane. Quando si spezza la propria vita per gli altri, come Gesù fece, lì c’è la possibilità di sperimentare il Risorto.

Gesù è venuto per offrirci il suo intero amore e un invito alla pienezza eterna. È un dono gratuito che gli è costato caro. Gesù è il Signore risorto che ci risorge. Egli spazza via qualsiasi vulcano di morte che erutta nella nostra vita proprio adesso, per portarti, oggi, a vita in una nuova relazione con la realtà. Puoi sentire il soffio e le scosse? Senti sballottare le profondità del tuo animo? Queste scosse sono l’epicentro della nostra fede. Perché il Signore … il Creatore dell’universo… ha tanto amato il mondo … l’intera creazione… che chiunque crede in lui … io, Antonio, tu …, non moriremo … ma vivremo… ora e sempre. Nell’epicentro di Pasqua, noi siamo stati baciati dalla resurrezione. In Gesù, i paletti morti diventano alberi viventi, un popolo vivente. Ora vai e dona agli altri questo bacio di resurrezione. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa