La caccia speciale è necessaria?

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Questa domanda se la pongono gli aventi diritto di voto, cacciatori e non, in vista del prossimo appuntamento di votazioni del 19 maggio 2019.

Quale cacciatore appassionato, e avendo seguito da vicino la gestione della caccia per diversi anni in qualità di presidente della Società cacciatori Poschiavo e di membro del comitato allargato della Associazione dei cacciatori Grigioni con licenza, mi preme esprimere il mio punto di vista pubblicamente.

Ammetto di non essere stato simpatizzante di una caccia speciale con carattere duraturo sin dall’introduzione esplicita nella Legge sulla caccia nel 1989, durante la quale fra l’altro a quei tempi non si conoscevano limiti del numero di uccisione per singolo cacciatore. Altro argomento negativo di questo tipo di caccia è la diversità delle regole, secondo le quali a novembre in parte è lecito ciò che a settembre è proibito, con le relative sanzioni a carico del cacciatore. Ma il motivo principale della contrarietà da parte di molti cacciatori stava nella paura che le uccisioni di novembre avrebbero inciso nel possibile bottino futuro durante la caccia a settembre.

In questi ultimi 30 anni le regole per la caccia ordinaria di settembre, ivi compresa la gestione degli asili, come pure per la caccia speciale, sono state continuamente affinate in base alle esperienze fatte. Il tanto temuto crollo degli effettivi del cervo non si è avverato, fatto sta che le uccisioni proprio in Valposchiavo sono tendenzialmente aumentate; il dubbio che i censimenti primaverili e la famigerata cifra oscura avessero falsificato la vera consistenza degli effettivi di cervo sono stati completamente fugati dai risultati durante la caccia ordinaria negli ultimi anni.

L’intento dell’iniziativa di abolire gl’interventi di caccia fino a tardo autunno, anche se a prima vista asseconda proprio il desiderio del cacciatore di fare il massimo del suo bottino durante la caccia ordinaria di settembre, non dà garanzia che gli obiettivi di pianificazione della caccia prevista dalla legge federale possano essere raggiunti. Non va dimenticato che cambiando sostanzialmente le regole per il raggiungimento dei piani di uccisione nel Canton Grigioni, si aprirebbero inevitabilmente degli altri fronti. Cosa ne direbbero gli appassionati della caccia bassa che con segugi o cani da ferma praticano la loro arte venatoria durante il mese di ottobre? Cosa succederebbe se alla fine del mese di ottobre il piano di abbattimento per il cervo non è stato raggiunto? Cosa succederebbe se liberassimo completamente le zone di protezione in una zona di confine come la Valposchiavo? Quale immagine darebbero i cacciatori a quella cerchia di popolazione che non sostiene nessun tipo di caccia, se i cacciatori stessi continuassero gli uni contro gli altri a mettere in dubbio le regole venatorie?

È quindi necessario fra i cacciatori un attimo di autoriflessione. Cacciare è un privilegio che ci viene concesso tramite il consenso della popolazione. Allo stesso tempo abbiamo un importante compito di gestire, ma anche di sfruttare in modo duraturo una risorsa naturale del nostro territorio montano. Questo ha ovviamente un prezzo, quello di trovare il giusto compromesso nelle regole per la caccia, che possa soddisfare gli interessi delle varie cerchie interessate.

Ai vertici della gestione della caccia dei Grigioni vada in ogni caso il monito che i cacciatori svolgono con piacere questo compito impegnativo fintanto che la tradizione della caccia con il senso di libertà, di pace nella natura, come si possono godere nel periodo di settembre sarà l’intervento venatorio principale per la gestione degli ungulati; per limitare la caccia di tardo autunno ad un intervento minimo locale, dovranno essere continuamente adeguate le modalità durante la caccia ordinaria.

Io metterò pertanto il NO sulla scheda riguardante l’iniziativa per l’abrogazione della caccia speciale.


Erno Cortesi