Una Roccia in una terra stanca

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Atti 9.36 – 43
Sermone del 12 maggio 2019

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

At 9:36 A Ioppe c’era una discepola, di nome Tabita, che, tradotto, vuol dire Gazzella: ella faceva molte opere buone ed elemosine. 37 Proprio in quei giorni si ammalò e morì. E, dopo averla lavata, la deposero in una stanza di sopra. 38 Poiché Lidda era vicina a Ioppe, i discepoli, udito che Pietro era là, mandarono due uomini per pregarlo che senza indugio andasse da loro. 39 Pietro allora si alzò e partì con loro. Appena arrivato, lo condussero nella stanza di sopra; e tutte le vedove si presentarono a lui piangendo, mostrandogli tutte le tuniche e i vestiti che Gazzella faceva, mentre era con loro. 40 Ma Pietro, fatti uscire tutti, si mise in ginocchio, e pregò; e, voltatosi verso il corpo, disse: «Tabita, àlzati». Ella aprì gli occhi; e, visto Pietro, si mise seduta. 41 Egli le diede la mano e la fece alzare; e, chiamati i santi e le vedove, la presentò loro in vita. 42 Ciò fu risaputo in tutta Ioppe, e molti credettero nel Signore. 43 Pietro rimase molti giorni a Ioppe, presso un certo Simone conciatore di pelli.

Cara comunità, circa 15 anni fa, in risposta a terribili atti di attacco di cani a persone, alcune razze sono state bandite perché considerate pericolose. A Pitbull, Rottweiler e altri cani a taglia grande è stata data l’etichetta di “cani aggressivi” e classificati come violenti per natura e proibiti in alcuni paesi. Di recente, dei legislatori hanno cambiato idea, non è più proibito detenere questi cani. Si è riconosciuta una verità che i detentori di questi cani sanno: non esiste un cane cattivo per natura, ma cattivi padroni!

Appiccicare un’etichetta sprezzante su una specie si chiama: stereotipare. Ossia, “classificare individui o gruppi secondo un’immagine semplificata”, in parole povere, è esprimere pregiudizi! E non sono solo dei cani a subire forti pregiudizi. C’è di peggio. Fate questa ricerca su un motore di ricerca di Internet: “perché i cristiani sono così…”. Il risultato lascia a bocca aperta. Pronti? Ecco la lista del 10.5.2019: così moralisti, pieni d’odio, stupidi, ottusi, maleducati, pessimisti, ostinati, misogini, sessuofobici, omofobi, deboli, arroganti, idioti, cattivi, intolleranti, noiosi, così infelici. E mi fermo qui! Ora guardiamoci intorno, ti riconosci in queste definizioni? È così che il mondo vede i cristiani? Ma come è potuto accadere? Le persone sbagliano o abbiamo fatto qualcosa? È vero, nella storia, i “cristiani” hanno commesso cose orribili. Nel XVII secolo lo scienziato e teologo Blaise Pascal afferma: gli umani non commettono il male così integralmente e beatamente come quando sono mossi da convinzioni religiose. Non elenco le malvagità commesse dalle Chiese cristiane, dico solo che quando la Chiesa ha il potere, si dimentica del servizio, e quando è povera dà il meglio di sé. Il pregiudizio verso i cristiani è rampante e diffuso e noi non siamo esenti da colpe. Se oggi i cristiani sono additati con termini orribili, facciamoci delle domande. Va detto però che, oggi ci sono 254 milioni di cristiani perseguitati per la fede. 300 cristiani sono uccisi ogni mese. I dati di riviste cristiane affermano: i cristiani sono di gran lunga il gruppo di fede più perseguitato sulla terra, in 144 paesi. (“Where Our Faith Fights For Its Life,” The Tablet, 20 April 2019, 4-6). Non c’è un paese nella fascia tra il Marocco e il Pakistan in cui i cristiani e altri possono adorare in pace. Un esempio è Asia Bibi, che può finalmente ricongiungersi con la famiglia in Canada, dopo anni di violenze da innocente. Gli studiosi chiamano l’annientamento dei cristiani nei luoghi di nascita del cristianesimo “il nuovo genocidio”. Questo solo per bilanciare l’impressione.

L’avversione contro il cristianesimo però non finisce qui. In occidente c’è un movimento spontaneo di de-cristianizzazione. Il segmento in rapida crescita è di chi non ha chiesa. L’abbandono della fede è più numeroso delle conversioni. Una volta le Chiese erano la gloria dell’Europa, oggi c’è una desertificazione che avanza. La pessima reputazione e gli scandali nelle Chiese hanno causato un record di fuoriusciti o di chi chiede lo “sbattezzo”, la cancellazione dai registri di Chiesa. Non vogliono essere associati con il “marchio” cristiano. Non è rinnegare o deviare dalla fede ma è il rifiuto radicale e totale dell’etichetta di “cristiano”. Non rifiutano una istituzione o un culto, ma marchiano a fuoco il titolo di cristiano e chi lo accetta come odioso, perfido e orrendo. Se vogliamo capire quest’avversità della cultura occidentale, in generale, e alle cattedrali, in particolare, riporto la frase di uno lo storico Harvard sull’incendio di Notre Dame: quell’edificio era così stracolmo di significati, che il suo incendio è sembrato un atto di liberazione. (Rolling Stone, 16 April 2019). Avete sentito bene, uno storico dell’arte saluta la cattedrale con “che liberazione”. Che contrasto allora leggere oggi da Atti. Nei confronti dei cristiani c’era un altro clima. Nel testo apprendiamo che il cristianesimo era conosciuto per il suo impegno nella società con gli ultimi, i minimi e gli smarriti. I seguaci di Gesù si opponevano alle pratiche di violenza, oppressione e intolleranza di allora. I romani li guardavano confusi e dicevano, come scrive Tertulliano: guardate come i cristiani si amano l’un l’altro. L’accoglienza e l’apertura verso le persone, giudei o gentili, ricchi o poveri, nobili o lavoratori o schiavi, era uno dei segni di vivere la fede più originali che colpiva gli altri come strani. Oggi noi diciamo “inclusività radicale”, ma i romani chiamavano questo amore al prossimo “pazzia cristiana”. Nell’abuso noi ci siamo guadagnati il disprezzo, loro, nella cura e nell’accoglienza, il rispetto di tutti.

Nel nostro testo in Atti, Pietro girava con ogni tipo di persone (chissà chi imitava!), senza riguardo per la provenienza o etnia. Ci viene detto della malattia e della morte di una cristiana, una tessitrice di nome Tabita, Gazzella. Era conosciuta per le sue opere giuste e caritatevoli, vestiva i poveri e apriva la casa ai bisognosi. Le sue amiche mandano a chiamare Pietro, nella vicina città di Ioppe. Il testo non ci dice quello che si aspettavano da Pietro, però, avevano fiducia di ricevere almeno un conforto. Arrivato a casa di Tabita, Pietro ascolta le testimonianze della vita cristiana di Tabita. La casa era piena di grida di cordoglio e benedizioni per l’amore diffuso da Tabita. Lei non aveva lasciato solo tuniche, ma una comunità di amore, ospitalità e grazia. Pietro imita ancora Gesù. Fa uscire tutti dalla stanza, s’inginocchia, prega, voltandosi le dice: Tabita, alzati. Subito Tabita ritorna in vita. Gesù aveva detto ai discepoli che avrebbero fatto atti più grandi dei suoi dopo la sua resurrezione.

In questo periodo post-pasquale, noi siamo ricordati che l’attività della Chiesa è “riportare alla vita”. Una delle frasi più famose per definire un sermone è: “20 minuti per riportare i morti alla vita”. A Pasqua 2019 l’argomento del riportare “i morti in vita” include le chiese… specie Notre Dame. Deve essere riportata in vita o lasciata in rovine? Ogni chiesa o cattedrale è costruita per ospitare un tesoro: la comunità di credenti che è il corpo di Cristo. Tutte gli altri “tesori” sono gemme di valore minore. I tesori minori però sono ancora “tesori”. E il tesoro di questo simbolo della fede cristiana mentre brucia fra le fiamme ha commosso. Il mondo guardava senza fiato mentre le fiamme consumavano nel cielo notturno di Parigi. A fuoco spento, le mura di Notre Dame sono rimaste in piedi. Le pietre medievali usate dai costruttori per la struttura, hanno resistito non solo al tempo ma anche al fuoco. Il legno si è incenerito e le ceneri sono cadute a terra, ma la pietra è rimasta stabile. Se la Chiesa vuole fare fronte al suo incendio ricordi: Gesù è la pietra angolare. Gesù è la roccia della nostra esistenza, la pietra che i costruttori hanno rifiutato, che la società può rifiutare ma è il nostro unico solido fondamento sul quale costruire una vita e resistere alla fornace ardente del nostro mondo. A volte, il legno vecchio va sostituito da quello nuovo, e la vecchia arte dalla nuova e da nuovi tesori. Tuttavia, fino a quando “siamo fermi in Cristo, nostra rocca solida” il nostro futuro è stabile in lui. Tutto il resto “è costruito sulla sabbia” e travi funebri. Wesley disse: Gesù è tutta compassione, tu sei puro incondizionato amore; visitaci con la tua redenzione, entra in ogni cuore esitante. Uno spiritual degli schiavi dice: Gesù è la roccia in una terra stanca, un rifugio nella tempesta.

Se siamo considerati più appestati di una razza di cani, qualcosa deve essere successo! Abbiamo dimenticato la roccia dalla quale siamo stati tagliati! Gesù il Cristo. Non era così all’inizio, e il racconto con Pietro ci ricorda di fatti essenziali. I primi cristiani erano vicini ai minimi, a chi era in cordoglio, ai cuori tremanti. Erano umili e servivano il prossimo. Il rogo di Notre Dame ci può dire che il tesoro maggiore rimasto è la comunità di fede. Tutto quello che è “costruito sulla sabbia” si è incenerito e può essere sostituito. La pietra è rimasta. Se la nostra fede è in Cristo, nostra roccia, la Comunità supera la prova del fuoco. Visitaci Signore Gesù, la tua fedeltà rafforzi la nostra, vieni nei nostri cuori stanchi ed esitanti! Vieni tu a noi, roccia in una terra stanca, rifugio nella tempesta. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa