Poschiavo nei nomi: «Un libro da leggere anche a ritroso»

0
495

Poschiavo nei nomi è un volume che Fernando Iseppi ha dedicato al Borgo di Poschiavo e alle specificità storiche e linguistiche delle sue strade. La pubblicazione, edita dalla Società Storica Val Poschiavo, sarà presentata per la prima volta il 24 maggio 2019, ore 20.00, presso La Tor di Poschiavo. Nel frattempo abbiamo posto sei domande all’autore.

Intervista all’autore Fernando Iseppi


Innanziutto, qual è la motivazione che ti ha spinto a raccogliere tutte queste informazioni per farne un libro?

Quando si prova attrazione per una cosa, come per una persona, si sente istintivamente il bisogno di conoscerla meglio. Così alle mie spinte inconsce sono seguite quelle razionali che hanno sollecitato tante domande ed è iniziata la ricerca di altrettante risposte possibilmente plausibili. Forse il mio desiderio di conoscere il territorio attraverso i nomi, non era nient’altro che la voglia di conoscere me stesso e di farmi star bene nel luogo dove vivo parte dell’anno. Anche se la ricostruzione «dell’albero genealogico» del territorio porta a tanti rami secchi, mi è servita per capire la consistenza del tronco, che è già qualcosa.

Quando hai iniziato e dove sei andato a cercare le informazioni?
L’indagine sulle vie è iniziata mentalmente 40 anni fa, concretamente però, con letture sistematiche e lavoro di archivio, solo dopo il mio pensionamento, vale a dire a partire dall’estate 2013. Visto che fino a quel momento non esistevano lavori sull’odonomastica del Borgo, mi sono chinato da subito sulle fonti primarie che sono Il Grigione Italiano e i documenti di archivio. Le informazioni avute da persone del posto come la lettura delle prime annate del nostro giornale mi hanno fornito subito i primi indizi che ho poi ordinato secondo temi e vie. In seguito ho sfogliato tutti i numeri del Grigione digitale servendomi del sistema di ricerca. In questo modo ho potuto raccogliere dei dati utili per la compilazione delle schede.

Tu sei di Campascio, hai passato buona parte della tua vita a Coira. Da dove nasce questa passione per il Borgo?
Niente di più determinante e di più indelebile del luogo dove si passano i primi anni di vita e ciò vale anche per me, ma dagli anni Ottanta, da quando con la famiglia ho una dimora a Poschiavo, il mio interesse è stato rivolto al Borgo che, essendo capoluogo della Valle, esemplifica bene gli altri villaggi. Un altro motivo della ricerca sulle strade del Borgo, è dovuto al fatto che prima che arrivassi a Poschiavo non conoscevo affatto le sue vie, così che mi sentivo spesso straniero (genero non riconosciuto) nelle discussioni in cui mia suocera Gemma le chiamava per nome. Non da ultimo Poschiavo ha una storia della rete viaria più variegata e più lunga rispetto alle altre contrade.

Dalle ricerche al libro è ancora un lungo percorso, come hai organizzato il lavoro?
Raccolti e ordinati i materiali sono passato al lavoro di montaggio dei frammenti per dar forma a un mosaico leggibile. Fin dall’inizio, invece di descrivere le vie dentro uno schematico e asettico formulario, ho voluto dare a ognuna una propria identità avvicinandomi alla sua storia da angolature diverse.  Sono nate così 42 ‘biografie’ personalizzate in cui la via si racconta attraverso i momenti e gli aspetti che più l’hanno distinta. Terminate le 42 storie, a cui si sono aggiunte quelle delle piazze, dei ponti e delle fontane – queste ultime compilate da Alessandra Jochum Siccardi – ho pensato di sviluppare le tematiche (nomi, vie, acque e iconografia), ricorrenti qua e là nelle schede, in quattro capitoli introduttivi per offrire ai lettori una visione d’insieme. I testi sono poi stati suffragati da fotografie attuali di Selena Raselli e foto d’archivio, sistemate con i testi in un’efficace grafica da Pierluigi Crameri. Una prefazione a cura di Daniele Papacella e un’introduzione di Alberto Ruggia presentano l’opera invitando alla lettura.

Il libro non raccoglie solo informazioni storiche, ma sfrutta anche i metodi della linguistica storica. Come ci può aiutare a capire la situazione presente?
L’odonomastica, lo studio dei nomi delle strade, può essere considerata una branca della storia, perché risalendo alle origini della parola può darci preziose informazioni su trasformazioni del territorio, su persone, su manufatti ecc. Per esempio Vial di Curtin ci dice almeno due cose: primo, che un vial è una strada larga e alberata (veramente vial nel dialetto poschiavino indica l’esatto contrario) e secondo che Curtin risale a curtis, quindi a una campagna con relativa fattoria; condizioni che attualmente non si riscontrano più in quel luogo. Un caso ancora più emblematico sarebbe il nome di Poschiavo, ma qui il discorso ci porta lontano e non mi resta che rimandare i lettori a Poschiavo nei nomi.

Si tratta di un libro importante che raggiunge le 400 pagine. Qualcuno potrebbe spaventarsi. Come consigli di leggerlo?
Lo spessore del volume non deve affatto spaventare, perché il libro lascia al lettore ogni libertà: infatti può leggerlo dall’inizio alla fine, ma anche a ritroso, può scegliere qualche scheda, guardare dapprima le foto storiche, o quelle a colori, o ancora privilegiare altri itinerari. Mi auguro comunque che sia una lettura piacevole e proficua alla scoperta dell’altra Poschiavo.

Intervista a cura di Daniele Papacella