“Zucchino” per una vita brillante

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Giovanni 13.31–35
Sermone del 19 maggio 2019

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

31 Quando egli fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è glorificato e Dio è glorificato in lui. 32 Se Dio è glorificato in lui, Dio lo glorificherà anche in se stesso e lo glorificherà presto.

33 Figlioli, è per poco che sono ancora con voi. Voi mi cercherete; e, come ho detto ai Giudei: “Dove vado io, voi non potete venire”, così lo dico ora a voi. 34 Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. 35 Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».

Cara comunità, il Salmo 139 è riconoscibile dalle sue parole iniziali: Signore tu mi hai esaminato e mi conosci, tu sai quando mi siedo e quando mi alzo, tu comprendi da lontano il mio pensiero tu mi scruti quando cammino e quando riposo e conosci a fondo tutte le mie vie. E il v. 14: io ti celebrerò perché sono stato fatto in modo stupendo. Il pensiero “l’anima mia lo sa molto bene”, toglie il respiro perché il salmista loda consapevole la stupenda complessità di cui siamo fatti. Il nostro corpo è una meraviglia ma non sempre ne siamo consapevoli. Guarda la persona accanto. Ora guardati, il tuo corpo è complesso e tuttavia semplice. È una meraviglia dell’universo.

Per rimanere sbalorditi, basta ricordare un po’ di biologia scolastica. In ogni cellula del corpo ci sono degli “organelli”. Il mitocondrio è uno di questi: https://slideplayer.it/slide/963537/3/images/55/Mitocondrio.jpg . Negli ultimi decenni, i mitocondri hanno ricevuto attenzione perché contengono un DNA trasmesso per via matrilinea. I mitocondri hanno tante funzioni, ma sono conosciuti come centrale elettrica delle cellule. I mitocondri agiscono come un sistema digestivo, assorbendo i nutrienti, scomponendoli e creando delle molecole di energia per la cellula. La cellula può creare più mitocondri al suo interno. Prima di dividersi in due cellule, https://www.gettyimages.it/detail/video/stages-of-mitosis-biology-background-purple-filmati-stock/485629860 , i mitocondri maturi si allungano a forma di fagiolo o zucchino. Con questa forma, i mitocondri spostano la potenza dell’energia prodotta tra i due estremi, distinti ma ancora connessi. Il processo di questa forma a “zucchino” termina quando i due estremi si separano per creare due nuovi mitocondri, fornendo quindi alla cellula più energia. Ti hanno mai dato dello zucchino? Abbiamo mai pensato che conduciamo una vita brillante e forte grazie a “zucchini” mitocondriali? Guardate, solo mettere la punta del naso nel corpo umano lascia a bocca aperta: io ti celebrerò perché sono stato fatto in modo stupendo.

Il Vangelo di oggi celebra proprio una fede “a zucchino”. Gesù la “comanda” a chi lo segue. È strano! Gesù comanda l’unica cosa che non si può comandare: l’amore! Lo dice per contrapporre il suo, ai comandamenti di Mosè: vi do un comandamento “nuovo”, migliore, che supera il vecchio: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi! Non “come io vi amerò”, ma “vi ho amato” al passato, in breve: come io vi ho servito lavandovi i piedi! L’amore non rimane sentimento ma si traduce nel servizio. Così è visibile l’amore di Dio: ama gli altri come Dio ti ama. Gesù non chiede energie per lui, ma ci dà energia per il servizio agli altri. È come un mitocondrio che si allunga a “zucchino” per creare energia. Una fede matura ha l’unico stemma distintivo a “zucchino” perché tiene insieme gli opposti: fiducia e dubbio, semplicità e complessità, luci e tenebre, trascendenza e immanenza. Una fede matura è una teologia profonda e complessa ma è anche semplice, innocente, elementare e con un nucleo. Infatti, più maturiamo, più dovremmo prendere la forma a “zucchino”, allungandoci in due estremità: mentre la nostra teologia diventa più profonda, la nostra fede diventa più semplice, concreta, basilare, centrata su Gesù. Più profonda è la nostra fede, più basilare diventa il nostro servizio.

Gesù insegna una fede “zucchina” ai suoi discepoli, tenendo insieme complessità e concretezza d’azione. Alcuni suoi insegnamenti sono molto difficili. Presentano antiche verità in forme qualitativamente migliori e sorprendenti che “allungano” la mente e stressavano la moralità degli ascoltatori. Alcuni messaggi erano così elaborati e inattesi che i discepoli si smarrivano, mancando la potenza e la passione del messaggio. Altre volte, Gesù infondeva i suoi insegnamenti e la sua missione in modo semplice, diretto, da SMS, tipo slogan. In Giovanni 13.31 – 35, Gesù presenta ai discepoli i poli estremi di questa fede a “zucchino”. In Giovanni 13, Gesù e i discepoli celebrano la cena pasquale. In questa fatidica notte, Gesù, avendo amato i suoi che erano nel mondo … li amò sino alla fine (13.1). Durante la cena, Gesù dimostra il suo amore nel modo più semplice e genuino: s’inginocchia per lavare i piedi dei discepoli. Cinto con l’asciugatoio, il Maestro serve tutti. I discepoli sono atterriti, stupiti e confusi dalle sue azioni, che conclude il servizio dicendo: vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io (v.15). Gesù annuncia poi il tradimento di Giuda. Offre un boccone del pane pasquale anche al “nemico”, a chi trama il male contro di lui. Giuda lo prende e non lo ingoia ma esce, subito, ed era notte! Nel suo animo era buio! Mentre Giuda esce, Gesù inizia a spiegare la complessa missione redentiva in modo semplice.

Gesù spiega le basi di una vita di fede a chi lo segue. Gesù offre ai discepoli non una discussione sul bene e il male. Dice: dove sto andando voi non potete venire. In breve, voi non siete ancora pronti al mio tipo di morte, ci separeremo. La nostra relazione sarà divisa, come il mitocondrio che si allunga in due estremi, connessi a “zucchino”, per creare più energia. Divisi ma intimamente connessi. Per la potenza dello Spirito Santo, Gesù è presente in noi in un modo “migliore”, mentre viviamo “in Cristo”, definizione che Paolo usa 164 volte, per fare cose che nemmeno Gesù ha fatto. La connessione tra il Maestro e i suoi discepoli è il comandamento “migliore” che gli dà Gesù. Amatevi gli uni gli altri. Come io ho amato voi, da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri (vv. 34 – 35). Il legame tra i due estremi della nostra esistenza è, da una parte, l’amore maturo che divampa in dimostrazioni di servizio e, dall’altro estremo, l’amore genuino che brucia per Gesù. Nessuna misterica verità teologica o filosofica è rivelata, non c’è nessun rituale segreto o intuizione esoterica. Gesù richiede solo ai suoi discepoli di agire uno con l’altro come lui ha fatto. Come siete stati amati da Dio, amatevi l’un l’altro. Non di un amore qualsiasi ma quello del Gesù servente: come io vi ho amati. Mostrando quest’amore, egli vive la sua risorgente resurrezione nei suoi e tramite i suoi conferisce la sua presenza vivente nel mondo.

La vita non è semplice. Né allora né oggi. Vivere insieme è gestire conflitti complessi. Questo comandamento “migliore” di Gesù ai discepoli è il suo Padre Nostro. Il primo Padre Nostro nasce da una richiesta dei discepoli che volevano imparare a pregare. Questo è tanto semplice quanto divorante: amatevi l’un l’altro come io vi ho amato. È così semplice e così complesso, in breve, la vita a “zucchino” è una semplice complessità, una sempl-essità. Una vera fedeltà è la semplicità di amarsi l’un l’altro, combinata con la complessità di amare tutti come Gesù ha amato tutti, con il dono di sé, inginocchiandosi, diffondendo amore. Sei abbastanza brillante per una vita da “zucchino”, da una parte, allungandoti nella complessità, sempre più coinvolto in nuove domande, comprensioni, integrando nuove sfide della tecnologia da integrare nella tua teologia, e allo stesso tempo, radicarti nel più semplice e genuino discepolato, nell’amarsi gli uni gli altri, come Gesù ci ha amato? Come dice Gesù, a meno che non DIVENTIAMO come un bambino, noi non vedremo il regno dei cieli. Se non riusciamo a risolvere la complessità della vita con la semplicità di un bambino, non sapremmo mai cos’è gioia e fede. Gesù non intende una fede infantile, ma come i bambini, che sanno risolvere un problema complesso con una semplicità disarmante. Karl Barth, forse il più grande teologo del XXI secolo, ormai in fin di vita, ammise che la sua immensa dogmatica, era riassunta nel semplice inno per bambini: Gesù m’ama questo so, perché la Bibbia dice così. I piccoli appartengono a lui.

A volte, la nostra mente è piena di complicazioni culturali e filosofiche. Mi chiedo che cosa ci sarà sulle nostre labbra nel momento di incontrare il nostro Creatore. Possano trovarsi le parole di questo spiritual di schiavi: dammi Gesù. Ascoltiamo il brano: https://www.youtube.com/watch?v=6wsGHNPD7ro  Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa