Asceso!

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Luca 24.44 – 53
Sermone del 30 maggio 2019 Ascensione

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
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44 Poi disse loro: «Queste sono le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che si dovevano compiere tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi». 45 Allora aprì loro la mente per capire le Scritture e disse loro: 46 «Così è scritto, che il Cristo avrebbe sofferto e sarebbe risorto dai morti il terzo giorno, 47 e che nel suo nome si sarebbe predicato il ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. 48 Voi siete testimoni di queste cose. 49 Ed ecco io mando su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi, rimanete in questa città, finché siate rivestiti di potenza dall’alto».

50 Poi li condusse fuori fin presso Betania; e, alzate in alto le mani, li benedisse. 51 Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato su nel cielo. 52 Ed essi, adoratolo, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; 53 e stavano sempre nel tempio, benedicendo Dio.

Cara comunità, per capire la festa dell’Ascensione bisogna rifarsi alla cultura dell’epoca. In breve, capire com’era concepito il rapporto tra il cielo e la terra. Dio era lontano dagli umani e stava in cielo e gli umani erano sulla terra. Dunque, tutto ciò che proveniva da Dio scendeva dall’alto, dal cielo, mentre quello che andava verso Dio, saliva verso il cielo. È importante per comprendere il brano, nel quale l’evangelista Luca non indica una separazione di Gesù dagli umani, ma un’unione ancora più intensa. Con l’Ascensione, Gesù non si allontana dal mondo, ma si avvicina; la sua non è una assenza, ma una presenza ancora più intensa.

In Atti 1.3, c’è scritto che Gesù è rimasto quaranta giorni dopo Pasqua, in presenza corporale con i suoi: “Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato su nel cielo”. “Asceso al cielo e siede alla destra di Dio”, così lo confessiamo. Che cosa significa? Lasciamoci guidare dal dato dei: 40 giorni tra Pasqua e Ascensione. Il numero non è a caso. Nella Bibbia, i numeri nascondono un simbolismo profondo. Il numero tre, per esempio, sta per ciò che è definitivo, il dieci per i comandamenti, il dodici per le tribù d’Israele, il sei, l’imperfezione umana, il sette, la perfezione divina e così via… ma che cosa ci ricorda il numero 40?

  • 40 giorni durò il diluvio sulla terra, Noè, la sua famiglia e gli animali sull’arca sopravvissero ad un nuovo inizio. Un viaggio dalla corruzione al nuovo inizio divino, in mezzo 40 giorni di tempesta.
  • 40 anni il popolo d’Israele vagò nel deserto, incerti tra il passato delle pignatte di cipolle egiziane e il futuro lontano della terra promessa. Nutrendo più il dubbio che la fede, sballottati tra fedeltà e infedeltà!
  • In questi 40 anni gli israeliti formularono la confessione di fede: Deut. 6:4 Ascolta, Israele: Il SIGNORE, il nostro Dio, è l’unico SIGNORE. Tu amerai dunque il SIGNORE, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze. Impararono la fede tramite il deserto fisico e spirituale.
  • 40 giorni e notti, Mosè li trascorse sul monte Sinai per ricevere il Patto dal Signore, mentre il popolo adorava il vitello d’oro.
  • 40 giorni e notti Gesù è nella stretta delle tentazioni, in solitudine e nel deserto.

Il numero 40 è usato ogni volta che la fedeltà al Patto di Dio è messa alla prova. È usato quando la fede è tra una tentazione e la riconferma nel Patto con Dio. Quando si parla del numero 40, il credente è davanti alla scelta tra una vita senza Dio e una rinnovata fiducia in Lui. Indica il percorso in cui c’è il pericolo di fallire tra la paura e miseria, e la possibilità di incontrare la salvifica vicinanza divina. È il tempo della fede che si rafforza attraverso la desolazione di un deserto personale, quale una malattia, un lutto, la stanchezza di vivere. Il deserto significa lotta tra fedeltà o tradimento al Signore. 40 giorni è il viaggio dall’assenza di Dio per arrivare nel suo futuro.

L’Ascensione di Cristo avviene 40 giorni dopo Pasqua. Questo chiude un’epoca e ne apre un’altra. Luca scrive: Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture. Non basta leggerle, bisogna che venga aperta la mente e ci si apra al nuovo. Chi si rifà a formule del passato e non apre la mente per capire il nuovo, legge le Scritture senza comprenderle! Gesù conferma che il Messia avrebbe patito e sarebbe risorto e dà ai discepoli, e a ogni credente, un mandato per tutte le genti. Ora si può predicare il ravvedimento delle genti che cambia la vita: se fino ad ora hai vissuto per te, adesso orienta la tua vita per il bene degli altri. E poi “La conversione per il perdono dei peccati”. È il cambio radicale nella condotta, dove l’umano non pensa più a sé e ai propri bisogni, ma alle necessità degli altri, e comporta la liberazione del peso dei peccati che gravano sulle spalle. Tra Pasqua e Ascensione, i discepoli vanno da Gerusalemme ad Emmaus, la desertica strada della delusione e dello smarrimento mentre salutano l’esistenza con Gesù, e rientrano nella triste vita senza Cristo. In quel cammino di sconfitta, i discepoli trovano, di sorpresa, uno che li afferra per mano, va con loro e li conduce dalla tristezza alla gioia. La novità dopo i 40 giorni, è che i suoi discepoli sono riconfermati nella missione di Cristo e sono mandati a continuarla e nella loro umanità, muovono i passi in nome di Cristo e nella potenza dello Spirito. L’umanità muore lontana dal suo Creatore, come il figliol prodigo lontano dal Padre. Annunciate che presso Dio c’è misericordia e perdono. La tristezza è finita e la gioia va portata a tutti. La sua partenza è per noi l’inizio di un mandato urgente di riconciliazione e gioia alle genti. In 40 giorni Gesù ha preparato i suoi per questa missione.

Se la cristianità dimentica che con l’Ascensione termina il tempo dello smarrimento e inizia quello dello Spirito, si perderà nel suo deserto. Ora, invece, la Chiesa inizia a muoversi nella potenza dello Spirito, dell’amore di Dio. C’è un compito da completare. Poi li condusse … il verbo è lo stesso dell’esodo, inizia la “liberazione” dalla schiavitù, verso Betania, e alzate le mani, li benediceva, si rifà al libro dell’Esodo, quando Mosè alzava le mani, gli Israeliti vincevano, quindi è un segno di vittoria. Si staccò da loro e veniva portato su in cielo. Come abbiamo detto all’inizio, Luca usa il linguaggio culturale dell’epoca, in cui Dio era in alto, quindi ciò che va verso Dio, va in alto, in breve, Gesù manifesta la pienezza della condizione divina. Il Rifiutato dalle autorità, in realtà, era Dio. Ascensione manifesta che il Signore è con noi sempre, ovunque. Sebbene per questa testimonianza al Signore possiamo passare per la valle oscura del Salmo 23: quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcun male, perché tu sei con me. Noi affrontiamo tante sfide per la sopravvivenza. Il nostro albero ha radici profonde e stabili, ma oggi i suoi rami hanno poche foglie, nonostante i germogli che il Signore ci fa vedere ancora. La società distrugge la spiritualità nelle famiglie, inaridisce i giovani e non solo e ci fa temere per la sopravvivenza! Quest’albero però l’ha piantato il Signore e noi ci muoviamo nella speranza dello Spirito. La nostra forza e speranza è dargli il nostro poco, affinché lo benedica e lo renda fruttuoso. Abbiamo un Amico nei cieli ed il suo Spirito con noi.

Ascensione è una festa che può confondere. Se stiamo con il naso all’insù cercando di capire dov’è andato Gesù. Non sentiamo gli uomini in vesti bianche che ci dicono: perché guardate su con gli occhi al cielo? (Atti 1.10) Il Cristo asceso al cielo significa che è qui, con noi ovunque, sempre, mentre testimoniamo che presso il Padre v’è perdono. La Chiesa riceve questo compito dal Cristo Risorto. Le nostre negative considerazioni umane sulla Chiesa ricevono allora un’iniezione di speranza per la potenza dall’alto, lo Spirito di Cristo. Non serve spiegare l’Ascensione. Serve tenere gli occhi sulla terra e testimoniare alle genti, che presso il Padre c’è perdono e forza. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa