Chi ci insegnerà a invecchiare?

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Una delle sfide più grandi del nostro tempo, non sarà solo il CO2, il terrorismo islamico, le catastrofi ambientali o il 5G, ma piuttosto come far posto agli anziani.
E’ un dato di fatto: nei prossimi 15 anni il numero di persone anziane non più autosufficienti raddoppierà e la collettività dovrà occuparsene. E’ il prezzo da pagare per il benessere e una medicina sempre più performante che hanno visto negli ultimi 100 anni allungare l’età media delle persone di almeno 30 anni!

Una volta non si invecchiava così tanto: i centenari erano una vera rarità. I vecchi di un tempo semplicemente rallentavano e si accodavano alla generazione successiva, che raccoglieva il testimone, qualche consiglio e tirava avanti la baracca. In casa c’era posto per tutti: bambini nuovi, e vecchi in panchina. Poi si moriva e la morte era accettata come una compagna di vita.

In casa si nasceva, in casa si moriva.

Per secoli padri e figli hanno avuto ritmi simili, rendendo possibile la convivenza. Poi tutto ha accelerato. Siamo andati sulla luna e lo sviluppo tecnologico ha fatto salti quantici, accelerando anche le nostre vite.
Ogni generazione ha ora una sua velocità, complicando la convivenza reciproca. E’ vero, per certi aspetti invecchiamo meglio di un tempo: siamo ancora in forma a 60, 70 qualcuno anche a 80 anni. Ma poi la vita (e la medicina) ci offrono ancora tempo da vivere e lì arrivano i problemi. Sì, perché il corpo ad un certo punto non ce la fa più a tenere il ritmo e allora sarà la fragilità a farla da padrone.

Ecco perché la giornata delle porte aperte al nuovo reparto protetto di Casa Anziani, prevista sabato 1 giugno, è importante. Non si tratta solo di una cerimonia, ma rappresenta in verità un primo passo verso una risposta della collettività all’emergenza che avanza. Una prima tappa di un lungo lavoro di pianificazione e di sviluppo di strategie verso la cura dell’anziano.Dovrebbe però servire anche per una presa di coscienza a livello personale. Eh già, perché ognuno di noi dovrà imparare ad invecchiare.
Oggi siamo i primi testimoni di una grande fetta di società estremamente fragile e bisognosa di aiuto, dobbiamo in qualche modo allenarci a questa prospettiva e provare ad arrivare pronti.
Come? Non so, forse tentando di educarci a “lasciar andare”: lasciar andare la patente di guida, lasciar andare la casa, certe responsabilità, la mobilità. E soprattutto prendere coscienza che oltre un certo limite dovremo affrontare cadute, problemi di mobilità, di demenza, di incontinenza, di sordità…
Saremo in tanti e qualcuno dovrà occuparsi di noi.
Le strutture pubbliche e private saranno più importanti delle famiglie, che da sole non saranno più in grado di occuparsi dei loro vecchi.

Benvengano dunque giornate come quella organizzata dal Centro Sanitario Valposchiavo, prime risposte a sfide di sicuro non ancora finite, e soprattutto spunti importanti di riflessione.

Chi ci insegnerà a invecchiare?
In parte noi stessi se sapremo rieducarci alla fragilità.


Serena Bonetti

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