Una boccata di aria fresca

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Giovanni 20.19 – 23
Sermone del 9 giugno 2019 Pentecoste

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
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19 La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!» 20 E, detto questo, mostrò loro le mani e il costato. I discepoli dunque, veduto il Signore, si rallegrarono. 21 Allora Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch’io mando voi». 22 Detto questo, soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo. 23 A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti».

Cara comunità, a volte abbiamo bisogno di una boccata d’aria fresca. A volte sembra di soffocare. Abbiamo l’aria intorno tutto il tempo ma lo diamo per scontato, fino a quando ci manca o diventa irrespirabile. A volte l’aria in un luogo diventa pesante, come in una classe o un locale di chiesa dopo un lungo incontro. Quando ci spostiamo da qui per andare in una città, notiamo subito che l’aria è pesante e irrespirabile, anzi soffocante. Rinfrescante è andare via dallo smog cittadino e respirare l’aria fresca della natura.

L’aria è un indicatore della condizione in una stanza. Ogni genitore ricorda le condizioni della stanza dei figli. A volte, hai dovuto tappare il naso con una mano e con l’altra liberare la situazione. Forse, ti sei trovato in un ascensore con qualcuno maleodorante, se ti è capitato, sai che non è piacevole, e ti sei rallegrato all’apertura delle porte, di tirare un bel respiro di aria fresca! A volte, dei neonati non respirano da soli e così vanno in una incubatrice, fino a quando respireranno da soli. Altre volte, persone hanno bisogno della “manovra di Heimlich” per non soffocare e respirare aria fresca. A volte, è l’aria delle nostre emozioni che diventa irrespirabile, paralizzati dalle ansie e dal rancore. L’aria nella nostra mente può diventare un fumo tossico di desideri, avidità e idolatria. L’aria del nostro spirito può diventare inquinata dal fetore dell’avidità. Anche nei gruppi si può respirare aria inquinata, dove il tanfo del personalismo e del dominio, s’oppone alla moralità, e il danaro è più importante delle persone. Anche le chiese hanno bisogno di una boccata d’aria fresca, se intrappolate tra le quattro mura e soffocate dal puzzo dell’ipocrisia, della mediocrità e della paura. Sì, forse proprio oggi, abbiamo bisogno anche noi di una bella boccata d’aria fresca.

Invece, Dio è Dio, e il suo respiro è sempre di aria fresca. La Creazione inizia con un “soffio di aria fresca”. Lo Spirito aleggiava sulle acque vorticose del nulla caotico emanando eleganza, bellezza e vita, (Genesi 1.2). Dopo, il Signore si abbassa nella polvere bagnata della Creazione, e gioca con il fango, e dalla polvere crea l’essere umano. Il Signore si sporca le unghie di fango per formarci e poi ci soffia il respiro della vita, (Genesi 2.6 – 7), e tutto cambia, diventiamo “nephesh, soffio vivente”, uomo e donna, a sua immagine. Siamo fango della terra e respiro del cielo nei polmoni. Il Signore c’invita a inginocchiarsi nel fango e a giocare! Con fantasia, possiamo continuare a sperimentare nuove opportunità e servizio alla terra. La grande trama biblica è il Signore che crea nuove strade per soffiare in noi nuova vita, specie quando rimaniamo senza fiato perché lo evitiamo, e allora ci chiede: “dove sei”? Perché vuole soffiare la vita in noi.

Ecco, Pentecoste parla di questo. Il Signore manda una boccata di aria fresca in una situazione soffocante. I discepoli sono in una situazione terribile. Avevano puntato tutto su Gesù, abbandonato le reti da pescatori, le famiglie e le città d’origine, per seguirlo ed ora era tutto finito… appeso su una croce romana. È finita male… un disastro totale ma, tre giorni dopo, la notizia assurda delle donne, e poi una corsa alla tomba vuota … che significa? Boh? Poi sono di nuovo al chiuso asfissiante di una stanza … impauriti. Eccoli, rintanati al chiuso, terrorizzati di fare la fine del Maestro. Quel luogo puzzava di terrore fin nell’alto dei cieli, pieno di uomini e donne tremanti dalla paura, controllare le finestre sbarrate e la serratura della porta. Poi, all’improvviso, Gesù entra nella stanza e si materializza davanti a loro, come fosse fisica Quantistica. La stanza era nel caos primordiale ma Gesù dice: pace. E quando la sua voce familiare arriva, la paura nell’aria svanisce. La voce di Gesù porta pace. Il Vangelo di Giovanni inizia con: nel principio era la parola… in breve, quando lo Spirito soffiava, Gesù era il respiro; quando Gesù parlava, accadeva sempre qualcosa. Quando Gesù sgrida alla tempesta di fermarsi, obbediva. Quando ordinava ai demoni di uscire, obbedivano. Quando Gesù diceva “pace”, nell’atmosfera c’era pace. In quella stanza si respirava paura, ma Gesù porta una sana, fresca, rinvigorente boccata d’aria fresca!

Gesù trasforma l’odore della morte, nella fragranza della gioia. Poi dice: come il Padre mi ha mandato, io mando voi. Se il tempo che aveva investito amandoli, si fosse fermato in quel luogo, sarebbe stato per niente. Egli credeva in loro, era stato mandato e così ora li manda… Non importa quanto fossero fragili, è lui che li sceglie e li manda. Poi soffiò su di loro e disse: ricevete lo Spirito Santo. Ora avete tutto il necessario. Abbiamo la Resurrezione, Pentecoste e il grande Mandato in un solo momento! Ora sono nel programma di supporto divino. Egli inizia a respirare per loro con il suo dolce respiro, presenza e potenza, soffiata nelle loro narici, mantenendo la sua promessa: devo andare… ma vado a prepararvi un luogo, non vi lascerò soli, vi manderò il Consolatore, lo Spirito Santo. Quel soffio lì ravviva, accende, li attrezza e li manda. A loro volta, pieni di Spirito Santo, soffiano quella vita in altri. Respirare l’aria fresca del soffio divino è la svolta, fortificati dallo Spirito Santo, i discepoli vanno e portano l’Evangelo al mondo. Quel soffio interrompe il loro soffocamento. Gesù trasforma il fetore della morte in fragranza della gioia, con un solo soffio di vita. E la Chiesa è mandata con un soffio di aria fresca.

In Giovanni 20 c’è l’immagine della Chiesa d’oggi e la soluzione. Chi non si è chiesto se la cristianità in occidente non sia finita? Molte comunità vivono rintanate tra le mura, paralizzate dalle proprie paure, terrificate dallo stesso mondo che ha ucciso Gesù. Siamo asfissiati come chi è in ascensore, soffocati tra i vapori della nostra paura e sterilità. È un clima di molte chiese, preoccupati di sopravvivere, spaventati di avventurarsi fuori delle mura. Una Comunità che non vive “fuori le mura” è come una rondine con un’ala rotta, vola girando su sé stessa. Un cristiano disse: non mi preoccupa se i cristiani non dovessero più esistere in Europa o in America, lo sono se dovessero continuare come comunità morte, in apparenza religiose ma senza vigore. Forse non abbiamo offerto un cattivo servizio con la dottrina o la disciplina, ma dove è rimasto lo Spirito? C’è la croce ma dov’è la fiamma? Dov’è quella potenza che trasforma un mucchio di perdenti, chiusi in una stanza puzzolente, in discepoli che rischieranno la vita per trasformare il mondo? Nella storia cristiana, ci sono tempi quando Gesù soffia di nuovo il suo mandato sulla Chiesa. In quei tempi siamo chiamati ad uscire dalle mura. Oggi è quel tempo.

Ogni giorno è Pentecoste e il Signore soffia nel cosmo e fa tutto nuovo. Ogni giorno Gesù soffia sul caos della nostra vita e dice “pace a te, come il Padre mi ha mandato, ti mando”. Il Gesù risorto non ci lascia soli. Soffermiamoci a respirare il fresco soffio dello Spirito Santo affinché diventiamo il rinfrescante respiro divino! Andiamo per dire: pace a te? Andiamo e portiamo intorno a noi quel respiro che accende la fiamma dell’amore divino. Portiamo quel respiro di aria fresca che rinnova la comunità. Andiamo nella potenza dello Spirito Santo, respirando il soffio di Cristo sulla terra. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa

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