Quello che accade sulla spiaggia, non rimane lì

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Luca 8.26 – 39
Sermone del 23 giugno 2019

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

26 Approdarono nel paese dei Gerasèni, che sta di fronte alla Galilea. 27 Quando egli fu sceso a terra, gli venne incontro un uomo della città: era posseduto da demòni e da molto tempo non indossava vestiti, non abitava in una casa, ma stava fra le tombe. 28 Appena vide Gesù, lanciò un grido, si inginocchiò davanti a lui e disse a gran voce: «Che c’è fra me e te, Gesù, Figlio del Dio Altissimo? Ti prego, non tormentarmi». 29 Gesù, infatti, aveva comandato allo spirito immondo di uscire da quell’uomo, di cui si era impadronito da molto tempo; e, anche quando lo legavano con catene e lo custodivano in ceppi, spezzava i legami, e veniva trascinato via dal demonio nei deserti. 30 Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?» Ed egli rispose: «Legione»; perché molti demòni erano entrati in lui. 31 Ed essi lo pregavano che non comandasse loro di andare nell’abisso. 32 C’era là un branco numeroso di porci che pascolava sul monte; e i demòni lo pregarono di permetter loro di entrare in quelli. Ed egli lo permise. 33 I demòni, usciti da quell’uomo, entrarono nei porci; e quel branco si gettò a precipizio giù nel lago e affogò. 34 Coloro che li custodivano videro ciò che era avvenuto, se ne fuggirono e portarono la notizia in città e per la campagna. 35 La gente uscì a vedere l’accaduto; e, venuta da Gesù, trovò l’uomo, dal quale erano usciti i demòni, che sedeva ai piedi di Gesù, vestito e sano di mente; e si impaurirono. 36 Quelli che avevano visto, raccontarono loro come l’indemoniato era stato liberato. 37 L’intera popolazione della regione dei Gerasèni pregò Gesù che se ne andasse via da loro; perché erano presi da grande spavento.

Egli, salito sulla barca, se ne tornò indietro. 38 L’uomo dal quale erano usciti i demòni, lo pregava di poter restare con lui, ma Gesù lo rimandò, dicendo: 39 «Torna a casa tua, e racconta le grandi cose che Dio ha fatte per te». Ed egli se ne andò per tutta la città, proclamando tutto quello che Gesù aveva fatto per lui.

Cara comunità, molti sono pronti per una vacanza sulla spiaggia, uguale se di un oceano, un fiume o un lago. La spiaggia è un luogo per i nostri ricordi migliori: sole, divertimento, pesca, famiglia, letture, abbronzatura, romanticismo. Chi non ha dolci memorie del tempo passato su una spiaggia? Nei film sentiamo: quello che accade in Las Vegas rimane a Las Vegas. Molti non sono stati a Las Vegas ma su una spiaggia sì! Anche qui, guai a chi rompe il codice del silenzio. Quello che accade sulla spiaggia, rimane sulla spiaggia. Molti eventi del ministero di Gesù sono su una spiaggia: la chiamata dei discepoli; insegnamenti alle folle; istruzioni ai discepoli per una grande pesca; cucinare colazione per loro. L’incontro narrato oggi, accade su una spiaggia. Gesù non pensa però che i fatti sulla spiaggia devono rimanere sulla spiaggia.

Un giorno Gesù comandò ai discepoli di passare all’altra riva del lago. Non c’è spiegazione chiara. Attraversano il Mare di Galilea, incontrando una violenta tempesta. I discepoli, sconvolti dalla violenza della natura, imparano che Gesù ha tutto sotto controllo. Arrivano nel territorio dei Gentili, la regione dei geraseni. Per gli ebrei, è un luogo abitato da un popolo impuro, inadatto alla visita di un buon giudeo. Arrivati a riva, Gesù mette il piede sulla spiaggia e un uomo dai tratti terrificanti corre verso lui. Un posseduto, ci dice Luca. Per i tempi, i demoni erano entità reali. Un paranoico violento, diremmo oggi, troppo pericoloso per stare tra la gente, quindi viveva tra le tombe; le catene spezzate alle caviglie e ai polsi rivelano l’incapacità della società di controllarlo. Nudo, correva tra le rocce, gridando e urlando oscenità, sfogando la sua desolazione, ricercando sollievo. Chissà per quanto tempo ha guardato con ansia l’orizzonte sperando in un aiuto dal mare, che un giorno, qualcuno arrivasse a sanarlo? Quel giorno, la sua barca era arrivata. E quel Gesù che scende non è terrificato alla sua vista, ma è calmo e sereno. E lui gli crolla ai piedi. Gesù è al comando della situazione, come sempre. L’uomo è straziato, non vuole ancora tormenti, grida. Arrivando, non vivono di certo il tipico giorno sulla spiaggia che c’immaginiamo.

In questo dramma di commozione e schiamazzo, Gesù cerca un rapporto personale. Chiede a questo sofferente: qual è il tuo nome? Alcuni studiosi credono che voglia identificare il demone per controllarlo. Altri che a Gesù non occorressero formule, ma voleva spiegare la complessità del caso. Non si sa bene. Di certo, la tradizione ha interpretato gli eventi per spiegare l’azione di Gesù. La realtà è la liberazione di quest’infelice dai suoi “demoni”, dalle violenze, brutture e traumi della vita che lo tormentavano. Gesù ha restituito a questo prezioso essere umano l’immagine e la figliolanza divina. Questa persona era così sdoppiata che le voci in lui rispondono a Gesù. “Legione” non era un nome ma un termine militare romano di circa 6000 soldati, forse quelli da cui aveva visto violenze. Un vero nido di tormentose vipere che portavano l’uomo a convulsioni violente. Forse a quest’uomo non bastava la sola parola di guarigione di Gesù, ma gli occorreva un segno concreto. E la folle corsa di un branco di porci, scatenata forse dalle urla dell’incontro, terminata con un salto dal precipizio e la loro morte, serviva come dimostrazione visibile della liberazione dai tormenti presenti nella sua mente. Il resto del racconto accentua la potenza guaritrice di Gesù contro le forze malvage del fragile mondo in cui viviamo. L’uomo è guarito, reso integro, ha di nuovo la sua vita. Sulla spiaggia, Gesù guarisce i tormenti di un ossessionato emarginato da tutti.

All’improvviso, una folla si unisce intorno a Gesù e ai discepoli sulla spiaggia. Non erano venuti sulla spiaggia per divertirsi ma per capire cosa stesse succedendo. I custodi della mandria avevano riferito della morte dei maiali. Rimasero di sasso vedendo che il loro compaesano posseduto era di nuovo sano, vestito e in coscienza, sedere ai piedi di Gesù come un discepolo, ascoltando imparando come vivere e amare. I compaesani confusi, terrificati e nervosi, implorano Gesù di lasciare subito la spiaggia. Così, Gesù e discepoli risalgono sulla barca per andarsene, senza fare altro in quel territorio pagano. Né Luca, né Matteo né Marco raccontano di altre attività in quel territorio, dove Gesù aveva voluto andare. Forse era questa l’unica cosa che voleva fare. Ma è possibile che Gesù abbia attraversato il lago e affrontato una tempesta terribile, solo per aiutare un uomo emarginato dalla sua società? Una sola persona può essere così importante? Gesù mette sempre in pratica le sue parabole, come quella del pastore che lascia le 99 pecore per cercare la smarrita finché non la trova (Luca 15.5). Però, la folla gli dà il foglio di via.

Tutti questi avvenimenti tra Gesù e il posseduto accadono sulla spiaggia. Gesù non si è mai mosso da lì. C’è “solo un’altra cosa…”, come diceva l’ispettore Colombo, vicino a risolvere il caso. Mentre Gesù e i dodici salgono sulla barca, questo riconoscente recipiente di guarigione e grazia divina, implora Gesù di prenderlo con lui. “Mi hai liberato dal mio inferno, ti voglio seguire, servire e amare”. Dio lo ha incontrato e il suo cuore sovrabbonda di lode, ringraziamento e gioia! Vuole essere un discepolo che testimonia la vita. Gesù non rifiuta la sua offerta di seguirlo, ma cambia il modo di servirlo. Invece di seguire Gesù sulla strada, gli chiede di diffondere l’amore di Dio dove lui vive con gli altri: torna a casa tua, e racconta le grandi cose che Dio ha fatte per te. Mi serve che tu racconti a casa tua la liberazione e la riconciliazione con Dio, lì dove vivi. Lui obbedisce. Questa nuova nascita in Cristo, queste grandi cose di Dio, lui non le racconta solo ai suoi amici o vicini ma in tutta la città. Questo risanato diventa il primo missionario cristiano ai Gentili, a tutti quelli fuori Israele. Il nuovo convertito fu ordinato missionario seduta stante sulla spiaggia.

Noi pensiamo che i demoni siano un retaggio del passato. Ci riteniamo evoluti, lasciando la faccenda all’ignoranza antica. È solo una questione di capire che cosa intendiamo. Come valutiamo le forze che ci tormentano al male? Noi abitiamo oggi tra la spazzatura dei nostri rifiuti buttati a mare o in paesi discarica, ci stiamo costruendo il nostro cimitero in cui abitare, e non ci consola che accada lontano da noi! Mangiamo plastica ogni giorno. Quale demone spinge tutti a fissare gli schermi blu di un dispositivo elettronico, staccando il contatto umano con la persona a fianco, un figlio nella carrozzina o il prossimo che soffre? Quale spirito maligno spinge l’odio dietro ogni commento pubblicato sui social o nei programmi “pollaio” in TV? Quali legioni di “demoni” ci portano al male, divincolandosi in noi! Non siamo però in balia di queste forze. Sulla nostra spiaggia, Gesù viene per liberarci. L’evento di quel giorno sulla spiaggia è un microcosmo di ciò che accade quando lo incontriamo: abbiamo riconciliazione con il Padre. Non c’è più un senso indefinito di malessere, la nostra malattia è identificata. Gesù ci libera e ci restituisce al mondo con il mandato di parlare della Buona Notizia e vivere il suo amore. Come disse Lutero, noi diventiamo mendicanti che indicano ad altri mendicanti dove trovare cibo. E quello che accade sulla spiaggia non rimane sulla spiaggia.

Il Signore ti ha liberato? Diffondi la notizia. Il Signore ha restaurato una relazione spezzata? Diffondi la notizia. Signore ha risposto alla tua preghiera? Diffondi la notizia. Il Signore ti ha dato una seconda chance? Una terza e una quarta? Diffondi la notizia. E così quello che è accaduto sulla tua spiaggia, nell’incontro con Gesù nei momenti bui, sentendo la sua benedizione, fa che questa cosa non rimanga sulla spiaggia. Diffondi la notizia che Dio è amore, riconciliazione, liberazione dal male. Lode a Dio. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa