Berna dal viola al rosa: l’invasione pacifica e determinata delle donne

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Ci sono momenti nella storia di un Paese in cui gli eventi, sebbene calendarizzati autonomamente e con anticipi di mesi, paiono convergere su un’unica settimana; casualità costruttiva che contribuisce ad amplificare i messaggi veicolati. Qualcosa di simile è accaduto a metà giugno a Berna, quando la Piazza Federale ha subito almeno due “invasioni” del tutto pacifiche e gioiose, non per questo però prive di ricadute e significati profondi.

Da venerdì 14 giugno a domenica 16 giugno, Berna e gli spazi intorno a Palazzo Federale sono stati colonizzati da migliaia di donne di ogni età, raccolte qui prima per lo Sciopero delle Donne e poi per la tradizionale Schweizer Frauenlauf, giunta alla sua 33esima edizione. Cieli plumbei e sole si sono alternati, illuminando boschi e aree verdi che fanno della Capitale della Confederazione un gioiello non solo architettonico ma anche ambientale. Berna mi emoziona perché sa sorprendermi a ogni visita; quando percorro i portici che dalla stazione portano verso Palazzo Federale mi aspetto sempre di trovare qualcosa di nuovo in Piazza: curiosità prontamente soddisfatta. Dai mercati locali alle manifestazioni sportive o politiche, lo spazio antistante il Palazzo è uno di quelli più vissuti che io ricordi in Europa. Mi sono convinta che non sia affatto un caso: è l’agorà della democrazia più solida e antica che il continente europeo conosca e i cittadini ne fanno buon uso, passando con disinvoltura dalle rivendicazioni politiche alla condivisione serena di attività ludico – sportive, anch’esse forme di vita in comune, libera e creativa, come sa essere la Confederazione.

Pure Palazzo Federale, nella sua austera autorevolezza, sembra riflettere l’atmosfera della piazza; vestito delle bandiere dei Cantoni (per esempio il 1 agosto) racconta di una Svizzera colorata e operosa, vestito delle sue vetrate illuminate racconta di una Svizzera aperta ai propri cittadini. E’ proprio per questo che da molti anni, compatibilmente agli impegni, faccio di tutto per non perdermi la Frauenlauf: tagliare il traguardo sotto “gli occhi” di Palazzo Federale riesce a emozionarmi; sarà la stanchezza, sarà la consapevolezza che lì si costruisce una bella fetta della storia del Vecchio Continente, quando varco il traguardo ho sempre gli occhi lucidi. Mi sento privilegiata, perché vivo un’atmosfera che nella turbolenta Europa è sempre più rara, “sento” tutta la forza di questa straordinaria democrazia.

Quest’anno però Berna mi ha riservato un’altra, interessante sorpresa: lo Sciopero delle Donne di venerdì 14 giugno ha lasciato molte tracce di sé: bandiere, manifesti e soprattutto le sciarpe viola (la miscela di rosa e blu) avvolte alle statue delle tante fontane che raccontano la storia della città, simbolo di comunità e impegno, quando nella Berna medievale, proprio alle fontane, ci si incontrava per lavare panni e stoviglie, raccogliere acqua fresca e chiacchierare. Le Fontane con le sciarpe potrebbero a ragione diventare un simbolo della manifestazione; evocano tutta la vitalità e la complessità dei temi sollevati, a dire il vero di stretta attualità in tanti altri Paese europei, Italia compresa dove la parità è ancora lungi dall’essere raggiunta. Ho rispolverato il Global Gender Gap Index 2018, pubblicato dal World Economic Forum a fine 2018, per capire quale fosse la posizione della Confederazione nel lungo viaggio verso la parità di genere. Ebbene, ai vertici della classifica mondiale c’è l’Islanda, prima grazie anche alla prima posizione guadagnata nell’ambito della partecipazione politica. Norvegia, Svezia e Finlandia sono rispettivamente seconda, terza e quarta con il Nicaragua in quinta posizione.

La Svizzera è 20esima (su 149), con prestazioni altalenanti nei subindici che costituiscono l’indice globale; in particolare, la Confederazione è 34esima nella partecipazione alla vita economica, 80esima nel livello di istruzione, 108esima nell’ambito salute e sopravvivenza, 29esima nella partecipazione politica. L’Italia non va meglio; 70esima assoluta, è 118esima nelle opportunità di partecipazione alla vita economica, 61esima nel livello di istruzione, 116esima in salute e sopravvivenza, 38esima nella partecipazione politica. Non c’è dubbio che il panorama proposto dai dati statistici dei rispettivi Paesi offra ampi margini di miglioramento; il viaggio da compiere, però, è ancora lungo, come accade ogni volta che si agisce sulle convinzioni culturali. Ci vorrà tempo ma a giudicare dall’entusiasmo del 14 giugno, la passione non manca.


Chiara Maria Battistoni