Sacha Zala, l’impegno scientifico a fianco di quello civile

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Jon Domenic Parolini e Sacha Zala, vincitore del premio grigionese per la cultura 2019

Sabato scorso, 29 giugno, ha avuto luogo presso le scuole di Brusio la cerimonia di conferimento del premio grigionese per la cultura 2019 a Sacha Zala, nonché dei premi culturali di riconoscimento e incoraggiamento.


L’evento – aperto a tutto il pubblico – è stato organizzato dal Cantone dei Grigioni con la collaborazione del Comune di Brusio, ma non si è capito bene per quale motivo non sia stato meglio mediatizzato sulla stampa locale: nella palestra delle scuole di Brusio vi sarebbe infatti stato posto per altre persone, anche se va sottolineato che la cerimonia è stata curata nei minimi dettagli e si è svolta nel migliore dei modi. Alla parte ufficiale è seguito un rinfresco con spuntino preparato dall’Agriturismo Miravalle sul piazzale a sud dell’edificio, dove è stato allestito anche un tendone con bancarelle e tavolini.

I discorsi di apertura di Jon Domenic Parolini e Arturo Plozza
Quest’anno ricorre, fra l’altro, il 50° anniversario dall’istituzione del premio grigionese per la cultura e il presidente del Governo Jon Domenic Parolini, nel suo discorso d’apertura, ne ha brevemente tracciato la storia, da cui è interessante notare che già nel 1965, nel messaggio che poi divenne legge cantonale, si parlasse della cultura come di un importante contrappeso al dilagante materialismo nella società. Nel testo si riferiva anche di come la Commissione cantonale della cultura si dovesse fare carico di individuare personalità di cultura e scienza mettendo l’accento sulla qualità del loro operato. In secondo luogo il premio doveva tenere conto delle diversità linguistiche e culturali del Cantone. Parolini ha anche menzionato la scrittrice Erica Pedretti, che nel 1999 fu la prima donna a ricevere il premio principale.

Dopo il pediatra Guido Fanconi nel 1979 e lo scrittore Grytzko Mascioni nel 1985, con lo storico Sacha Zala è la terza volta che il premio grigionese per la cultura finisce nelle mani di un valposchiavino, ma è la prima volta che la cerimonia ufficiale si tiene presso il luogo d’origine del vincitore. Una consuetudine, quella delle premiazioni itineranti, che si è instaurata solo negli scorsi anni. Parolini ha pure sottolineato che, come già avvenne nel 1969 con l’allora rettore della Scuola magistrale di Coira Martin Schmid, anche quest’anno il premio viene conferito ad un docente, il quale si è distinto quale maestro della parola e dei documenti, e che opera sul crinale fra scienza e cultura. Relativamente all’importanza del contributo culturale nell’ambito delle ricerche storiografiche promosse dal Dr. prof. Sacha Zala, il capo del Governo ha inoltre ricordato con le parole dello storico olandese Johan Huizinga come “la storiografia è una forma intellettuale in cui una cultura rende conto a sé stessa del proprio passato”.

Arturo Plozza, sindaco di Brusio, nel suo discorso di benvenuto rivolto anche ai numerosi ospiti accorsi da fuori valle, ha a sua volta citato una frase di Albert Camus: “Senza cultura e la relativa libertà che ne deriva, la società, anche se fosse perfetta, sarebbe una giungla. Ecco perché ogni autentica creazione è in realtà un regalo per il futuro”. E dopo avere sinteticamente presentato il comune meridionale della Valposchiavo come un piccolo territorio legato storicamente ed economicamente alla Valtellina, ma fiero di appartenere al Cantone dei Grigioni e di rappresentarne l’italianità (o l’italofonia che dir si voglia), Plozza si è detto onorato di ospitare un evento di tale rilevanza, che non sarebbe stato possibile se il comune di Brusio non avesse dato i natali a Sacha Zala. Il suo sentimento è dunque di profonda riconoscenza nei suoi confronti, che il sindaco ha definito “uno di noi”, e di tutti i premiati, che con il loro prezioso lavoro fungono da ambasciatori della cultura grigionese in Svizzera e nel mondo.

La laudatio del Dr. prof. Bruno Moretti
Il discorso d’elogio per il vincitore del premio grigionese per la cultura 2019 è stato pronunciato da Bruno Moretti, professore ordinario di linguistica italiana, co-direttore dell’Istituto di Lingua e Letteratura Italiana presso l’Università di Berna e collega di Sacha Zala. Per il suo discorso Moretti ha preso spunto da un ricordo comune risalente al 2002, nell’ambito di un incontro avuto con un gruppo di esperti inviati dal Consiglio d’Europa in Svizzera per verificare l’applicazione della “Carta europea delle lingue regionali e minoritarie”. In quell’occasione, un esperto europeo proveniente da un Paese con un recente passato totalitario, suggerì ai due interlocutori svizzeri di lingua italiana la seguente soluzione: ”You must assimilate”, ovvero dovete assimilarvi.

La frase indignò non poco i due studiosi elvetici appartenenti alla minoranza italiana, che stigmatizzarono il pensiero di questo personaggio, che secondo Moretti, o non aveva capito nulla della “Carta europea delle lingue regionali e minoritarie”, oppure stava cercando di fare passare l’idea di “assimilazione” in quanto avrebbe portato evidenti vantaggi economici agli Stati europei che avrebbero dovuto applicare il trattato internazionale. Moretti ha tuttavia precisato che quell’esperto, per fortuna, rappresentava un’eccezionale anomalia all’interno del gruppo, a tal punto che gli altri esperti si sentirono in dovere di scusarsi.

A seguito di quell’episodio Sacha Zala inviò una eMail al segretario della Commissione responsabile dell’incontro, dove si possono già individuare le motivazioni primarie per le quali oggi lo storico brusiese è insignito del prestigioso premio culturale. Egli scriveva infatti al segretario: “L’esperto in questione probabilmente confonde una strategia di sopravvivenza personale in un sistema totalitario con la situazione linguistica e politica elvetica, dove la questione delle minoranze ha un ruolo fondamentalmente costitutivo per la definizione di nazione; l’esperto è inoltre incapace di differenziare fra concetti quali nazione, stato e lingua, che sembra usare come sinonimi”.

“In queste parole – ha aggiunto Moretti – si evidenziano in maniera esemplare le competenze storiche di Sacha Zala, che hanno rappresentato le attività per cui oggi viene premiato, ma partendo da questa riflessione ci si può spingere oltre e interrogarsi pure sul significato di assimilazione in Svizzera, in quanto assimilarsi non può voler dire aderire ad altre lingue, rinunciando almeno in parte alla propria, ma significa aderire a un’idea, a un’identità di varie lingue e culture aventi pari diritti e legittimità. E ad assimilarsi in questo secondo senso, Sacha Zala è stato sicuramente uno dei migliori esempi”.

Sempre secondo Moretti è proprio Zala che in una recente intervista riassume bene il concetto descrivendo così il suo percorso formativo: “Maturità, studio, carriera da ufficiale nell’esercito, dottorato, primi successi da ricercatore scientifico, in un certo senso il percorso di uno svizzero modello. Solo allora ho capito che non dovevo vergognarmi della mia origine”. In lui troviamo quindi – fatto non frequente in ambienti universitari – l’impegno scientifico a fianco di quello civile. Fra le molte attività in tal senso spicca sicuramente l’attività come presidente centrale della Pgi fra il 2005 e il 2013.   

Moretti ha pure voluto brevemente menzionare il recente studio commissionato dall’Ufficio federale della cultura sullo stato delle minoranze linguistiche in Svizzera, nel quale se da un lato si rimarca che nei Grigioni vi sono ancora inadempienze e lacune da colmare da parte delle varie istituzioni cantonali, dall’altro si evidenziano gli ottimi traguardi ottenuti dalla Pgi a favore della minoranza linguistica italiana avvenuti proprio sotto la presidenza di Sacha Zala. Il premio con cui oggi però il Cantone ha voluto tributare questo suo impegno, è quindi anche un importante segnale per la sua attività quale ricercatore e difensore della minoranza italofona dei Grigioni, malgrado alcune sue prese di posizioni siano forse state a volte percepite – dalla maggioranza tedescofona – come scomode.  

Il ringraziamento di Sacha Zala
Visibilmente commosso, Sacha Zala ha pronunciato alcune parole di ringraziamento nei confronti del pubblico e del presidente del Governo, ricordando alla platea che l’ultima volta che salì sul palco della palestra di Brusio fu in gioventù, per rimediare una magra figura al pianoforte durante un saggio musicale. “Il premio non fa solamente piacere a me, alla mia famiglia, a Brusio e alla Valposchiavo, ma anche all’intero Grigionitaliano”, ha poi dichiarato, sottolineando il grande privilegio di avere fatto diverse cose ma solo grazie al sostegno di tanti amici, colleghi, collaboratori e studenti a cui ha voluto rivolgere uno speciale ringraziamento.  

I premi di riconoscimento e incoraggiamento
Sono seguite le consegne degli altri premi culturali introdotti con gioiosa enfasi dal presidente della Commissione cantonale della cultura, Köbi Gantenbein.
I premi di riconoscimento quest’anno sono andati a: Jürg Conzett, ingegnere (il premio è stato ritirato dal suo collaboratore di origine brusiese Gianfranco Bronzini); ensemble z, sestetto di musica classica; Manfred Ferrari, regista teatrale; Pascal Gamboni, musicista jazz/pop (assente); Dr. Paul Eugen Grimm, storico; Ute Haferburg, drammaturga; Rico Stecher, paleontologo; Bettina Wachter-Sanwald, artista figurativa; Gian Andrea Walther & Ivana Semadeni Walther, promotori culturali.
Premi di incoraggiamento: Donat Caduff, grafico e scrittore; Andrin Caviezel, fisico; Mattiu Defuns, musicista pop/soul, Lea Hew, stilista, Madlaina Janett, musicista e promotrice culturale (assente); Jaromir Kreiliger, fotografo; Martin Roth, cantante lirico.

Un siparietto organizzato dall’ENO
Nell’ambito del rinfresco vi è stata una piacevole sorpresa preparata dagli ex compagni dell’APE (Associazione poschiavina esploratori) per il vincitore del premio culturale. Sacha Zala, che in gioventù ha evidentemente lasciato il segno anche all’interno dell’APE, ha ricevuto le felicitazioni da Mauro Isepponi a nome dell’associazione ed è stato nominato membro onorario dell’ENO (Esploratori nell’ombra) ricevendo dalle mani del veterano Kim (Andrea Compagnoni) una speciale cravatta commemorativa.


Achille Pola