Castagneti: paura per il ritorno del cinipide

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Tipiche galle tondeggianti

Dopo alcuni anni di quasi completa assenza, è tornato a ripresentarsi nel basso brusiese il cinipide del castagno (Dryocosmus kuriphilus), l’imenottero che alla fine del primo decennio del 2000 ha imperversato un po’ in tutte le selve castanili del territorio subalpino, compromettendo seriamente il raccolto del gustoso frutto autunnale.

Grazie all’arrivo del Torymus sinensis, l’insetto antagonista giunto in Valtellina nel 2012 e diffusosi successivamente anche in Valposchiavo, la devastazione del cinipide è stata gradatamente limitata, fino al ritorno, negli ultimi 4-5 anni, ad una situazione di completa normalità, in cui il raccolto di castagne è tornato ai quantitativi precedenti la diffusione dell’insetto.

La ricomparsa ad inizio maggio delle galle sulle gemme e sulle foglie di taluni castagni, ingrossamenti tondeggianti tipici della presenza della vespa, ha contribuito a far risuonare i campanelli d’allarme fra i coltivatori della bassa valle, preoccupati per una possibile nuova invasione del cinipide e le evidenti conseguenze che un simile evento comporterebbe.

Tra gli addetti ai lavori non sussistono al momento particolari allarmismi. La diffusione dell’insetto devastatore pare al momento un fenomeno estemporaneo, limitato a singoli alberi in determinate zone e potrebbe essere causato da un indebolimento provvisorio della presenza dell’antagonista, anch’esso, come il suo rivale, originario dalla Cina.

Presenza cinipide a Campocologno

Va inoltre detto che, come peraltro affermato al Bernina dal prof. Paolo Culatti, tecnico del servizio fitosanitario della Regione Lombardia, in un’intervista del 2016, “il cinipide ha preso possesso dei nostri boschi e non sparirà più. Grazie all’intervento dell’antagonista rimarrà però entro soglie accettabili di popolazione”.

Nel contesto è pure bene ribadire che il cinipide non provoca in sé la morte del castagno. La sua azione si limita ad attaccare i germogli causando un’alterazione della situazione ormonale all’interno della pianta, che determina a sua volta un consistente calo della produzione e un forte deperimento degli alberi colpiti.

Non resta quindi che attendere, anche perché non esistono misure d’intervento contro la devastazione dell’imenottero se non l’attività dell’antagonista. Quest’autunno, al momento del raccolto, se ne potrà sapere sicuramente di più. Intanto c’è da sperare che la lotta tutta naturale fra insetti volga a favore della salute del castagno.


Piero Pola