Inerti in Valposchiavo, un punto sulla situazione

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Pur senza cadere come un fulmine a ciel sereno, ha destato però un certo clamore la perentorietà del comunicato del Comune di Poschiavo relativo alla chiusura definitiva, entro il 30 marzo 2019, del deposito (o discarica) di materiale di scavo pulito a Permunt. A testimonianza di questo fatto è recentemente sopraggiunto un postulato inoltrato dai consiglieri di Giunta PLD all’Esecutivo di Poschiavo. Come per i rifiuti negli ultimi decenni del secolo scorso, a seguito dell’iperbolico incremento dei prodotti di consumo, anche la gestione dei materiali inerti, di pari passo all’accelerazione delle attività edili, è divenuta sempre più un tema di grande attualità. L’analogia con i rifiuti non è poi per nulla casuale se pensiamo che i materiali di scavo e i rifiuti edili minerali (da demolizioni) rappresentano la frazione preponderante di tutti i rifiuti prodotti, pari a circa l’85% di massa (espressa in tonnellate). Inoltre, analogamente ai rifiuti, la necessità di trovare soluzioni sostenibili cercando di gestire e riciclare al meglio è imposta attraverso direttive federali e cantonali sempre più stringenti.



Materiali inerti – Li Geri e Cambrena

Nel linguaggio comune i materiali inerti sono sabbia, ghiaia e pietrisco, che fino a pochi anni or sono venivano prevalentemente estratti da fiumi e torrenti o dal delta di bacini lacustri. Alla categoria degli inerti appartengono tuttavia anche gli aggregati per calcestruzzo e i misti granulari prodotti mediante appositi impianti a partire da scavi, detriti e demolizioni.

Trattasi dunque di una materia prima, che abbisogna di particolari concessioni e permessi per essere estratta, lavorata e/o depositata. In Valposchiavo l’estrazione di inerti dalla foce del Poschiavino a Li Geri e presso il delta del Cambrena sul Passo del Bernina è terminata nel 2015, mentre i quantitativi di inerti provenienti da materiale alluvionale sono piuttosto limitati. Per questo motivo oggi gli inerti devono essere maggiormente recuperati (o riciclati) anche da demolizioni e scavi che fino a poco tempo fa finivano in discarica.

La definizione di materiali inerti assume pure una connotazione più ampia, in quanto alle demolizioni di calcestruzzo vanno aggiunti anche i materiali bituminosi (asfalto) e laterizi (come mattoni, tegole, piastrelle, ecc.). Dopo un adeguato trattamento, simili materiali possono essere reimpiegati come prodotti certificati in vari settori delle costruzioni: nella confezione di nuovo calcestruzzo e asfalto oppure per fondazioni stradali, ma solo sotto una superficie pavimentata; mentre non possono invece essere impiegati per opere di infiltrazione o drenaggio. Ciò avviene, fra l’altro, con la chiara volontà di limitare i volumi di discarica e di preservare lo sfruttamento di risorse di inerti primari alluvionali.

Legislazione

Nell’Ordinanza sulla prevenzione e lo smaltimento dei rifiuti del 2015 (Ordinanza su rifiuti OPSR) si parla dettagliatamente anche di rifiuti di scavo o sgombero e di rifiuti da materiale di costruzione. Il Cantone dei Grigioni ha di conseguenza adeguato in tal senso la sua legislazione, definendo con le amministrazioni comunali e regionali le linee guida per la pianificazione dei siti di discarica e raccolta (o deposito provvisorio per riciclaggio) dei materiali inerti. Nei due comuni della Valposchiavo la pianificazione locale è inclusa nelle leggi edilizie, che nel corso degli anni hanno subito varie modifiche per mantenersi al passo con il diritto superiore. Per quanto riguarda i rifiuti provenienti dall’edilizia, l’OPSR prevede cinque tipi di discarica (A-E) partendo da un grado di inquinamento iniziale equivalente a zero.

Paolo Lanfranchi, titolare dello studio d’ingegneria e consulenza Pagani + Lanfranchi SA di Bellinzona e più volte interpellato per questioni legate agli inerti in Valposchiavo afferma: “La nuova Ordinanza sui rifiuti, all’art. 16, interviene pure sui grossi committenti (USTRA, FFS/FR, Uffici tecnici cantonali, investitori privati), affinché vengano maggiormente responsabilizzati. La patata bollente nel dover mettere a disposizione i siti di discarica non può più essere lasciata unicamente nelle mani dei comuni, i quali dal canto loro devono comunque impostare strategie di smaltimento e riciclaggio dei materiali inerti basate su più alternative e ubicazioni, visti i tempi e gli ostacoli realizzativi”.

Le discariche di Permunt e Castelét

Analogamente ad altre regioni di montagna della Svizzera, in passato in Valposchiavo il materiale di demolizione o di scavo non riutilizzabile veniva in parte depositato nelle due discariche di Permunt (Poschiavo) e Castelét (Brusio), che fungevano anche da siti per lo smaltimento definitivo dei rifiuti solidi urbani (RSU).

Malgrado le discariche per RSU abbiano cessato di fungere a questo scopo già a partire dalla prima metà degli anni ’90, esse hanno continuato ad essere utilizzate come depositi per materiale di scavo pulito (discarica tipo A). Durante questo periodo a Permunt il controllo avveniva per mezzo di un’autodichiarazione e il sedime veniva sistemato di volta in volta dalle ditte locali. In base ai dati in possesso dell’Ufficio tecnico del Comune di Poschiavo, il quale provvedeva al controllo saltuario del deposito, fino alla sua chiusura avvenuta il 30 marzo 2019 sono stati depositati in media circa 8’000 m3 (15’000-20’000 t) di materiale pulito all’anno.

A Brusio il materiale di scavo depositato annualmente al Castelét è in media fra i 1’000 e i 2’000 m3 (2’000–4’000 t); qui sono gli addetti comunali ad occuparsi della sistemazione del sedime. “Ma anche al Castelét il contingente di deposito concesso dal Cantone sta per esaurirsi e forse già entro la fine del 2019 il sito dovrà essere chiuso”, conferma Franco Crameri, responsabile forestale e stradale del Comune di Brusio.

Il centro di riciclaggio Abrüsù

Fino a pochi anni fa, accanto alle due discariche ufficiali di Permunt e Castelét, succedeva che il materiale di scavo pulito o di demolizione venisse messo a dimora anche in numerosi altri siti non ufficiali, disseminati sul territorio a macchia di leopardo. Non esisteva, fra l’altro, un punto di raccolta definito ed organizzato a livello comunale o regionale per un riciclaggio.

A seguito del “Concetto inerti Valposchiavo”, commissionato dai due comuni di valle e Repower alla ditta Pagani + Lanfranchi SA nell’ambito del Progetto Lago Bianco, già nel 2010 il Comune di Poschiavo aveva stimato in 150 il numero di discariche non a norma sul proprio territorio e redatto una mappatura con l’intento di ripristinare l’ordine violato: “Ad oggi questo processo è stato in parte eseguito, ma la maggior parte è ancora da fare. Il tutto sarà possibile dopo una valida alternativa anche per i materiali di scavo puliti”, dichiara Carlo Crameri, responsabile del dipartimento traffico, ambiente e infrastrutture del Comune di Poschiavo.

La costruzione del nuovo centro di riciclaggio di Abrüsù nel 2013/2014, dato in concessione alla CIVA SA (Consorzio Inerti Valposchiavo) ha avuto lo scopo di accogliere provvisoriamente il materiale proveniente anche da queste discariche “abusive” per poter essere vagliato e riciclato. Inoltre ad Abrüsù possono essere consegnate demolizioni di calcestruzzo, miste (contenenti laterizi) e di strade, materiale di scavo non inquinato e riutilizzabile (in termini di granulometria e petrografia) e, previa analisi di laboratorio su campioni, anche materiale di scavo debolmente inquinato (ma entro i valori di tolleranza stabiliti dall’UFAM) per il riutilizzo delle pezzature grosse.

Mentre invece i materiali derivanti dalle parti fini della vagliatura e debolmente inquinati, demolizioni miste non riutilizzabili o demolizioni di edifici con presenza di sostanze inquinanti quali amianto, piombo, idrocarburi policiclici aromatici (PAK) e policloruro bifenile (PCB), vanno smaltite in discariche di tipo B o E. Viste le esigue quantità, tali discariche non sono finora ancora state previste nella regione a sud del Passo del Bernina; le più vicine si trovano a S-Chanf e Bever.

Stando al consigliere Carlo Crameri, sia nel 2017 che nel 2018, il materiale trattato e riutilizzabile in uscita da Abrüsù ha raggiunto circa 22’500 tonnellate, che in termini di tasse hanno fatto confluire nelle casse pubbliche – a fronte di un investimento iniziale per l’infrastruttura di base di CHF 1,2 mio – approssimativamente CHF 80’000.- annui (incluso l’affitto base di CHF 20’000.-).

Soluzioni future per il materiale di scavo pulito

Attualmente nella Regione Bernina il deposito di materiale di scavo pulito è autorizzato in piccole quantità solo a Brusio, presso il Castelét, oppure nei pressi di Robbia, nel deposito temporaneo “Al Sac”, che è una soluzione tampone prima che vengano ottenuti i permessi necessari per mettere in funzione un nuovo sito lungo l’H29 del Bernina a Pozzolascio. Un deposito, quest’ultimo, che però fungerà da soluzione intermedia solo per circa 2-3 anni, dopodiché si dovrà individuare un altro luogo per un deposito a lunga scadenza, come dichiarato dal podestà di Poschiavo in Giunta lo scorso 17 giugno.

Qualora il progetto per il centro inerti alla Motta di Miralago dovesse prendere forma, il Comune di Brusio avrebbe pure in serbo una soluzione transitoria in un sito poco distante da lì, in una zona denominata “I Sac” e raggiungibile solo con la costruzione di una nuova strada di tipo forestale.

Gli esecutivi di Poschiavo e Brusio hanno del resto già ribadito, a più riprese, che il Cantone auspica la definizione di un unico deposito per l’intera regione, ma non tutti gli attori sono di questa opinione. Reto Capelli, ex presidente di Giunta del Comune di Poschiavo e impresario edile, sostiene ad esempio che “da un punto di vista ecologico sarebbe più sensato avere un sito su ciascun territorio comunale, in quanto si eviterebbero le lunghe trasferte con autocarri, a volte anche di modeste dimensioni, fino all’unica discarica di valle”.

Motta di Miralago: centro per l’elaborazione degli inerti e deposito a lungo termine?   

Dopo che le trattative avvenute lo scorso anno tra Comune di Brusio e CIVA SA per la costruzione di un centro moderno per inerti presso la Motta di Miralago (MdM) non sono andate in porto, nella sua seduta del 26 marzo 2019, il Consiglio comunale di Brusio ha deciso di indire il «Concorso di concessione per la gestione del centro inerti di Motta di Miralago».

Il progetto e la preparazione per il concorso sono stati affidati alla Pagani + Lanfranchi SA e sono stati presentati durante la sopra menzionata seduta di consiglio dall’ingegnere Paolo Lanfranchi, che precisa: “La Motta di Miralago è prevista quale centro logistico per l’estrazione e la lavorazione di materiale (inclusi i depositi intermedi). Solo in una seconda fase, ad estrazione avvenuta e compatibilmente con il posto, è possibile un riempimento con materiale di scavo non inquinato e non riutilizzabile (discarica tipo A)”.

Alla MdM sarà quindi possibile estrarre, lavorare e vendere gli inerti e, possibilmente, anche il calcestruzzo in una struttura logistica adeguata agli standard moderni con depositi, pesa per autocarri, protezioni antipolvere, bacino di accumulo e trattamento delle acque. “Una soluzione – continua Lanfranchi – che dovrà sostituire le ubicazioni di Li Geri e Camp Martin, mentre all’Abrüsù le premesse per un ampliamento e una lavorazione mediante lavaggio sono difficilmente date, poiché richiederebbero nuovi allacciamenti e impianti di una certa importanza, giustificati in un’unica ubicazione, viste le esigue quantità di smercio previste in Valposchiavo”.

La media annua di materiali inerti che si prevede possa essere prodotta alla MdM è di circa 30’000 t partendo da una base di 37’000 t di materiale grezzo (33’000 t estratte in loco, 3’000 t da scavi alluvionali e 700 t provenienti da piccole demolizioni nel territorio di Brusio). In base a calcoli approssimativi sul consumo di calcestruzzo in Valposchiavo, di questa quantità 12’000 t verrebbero utilizzate per la produzione di calcestruzzo, 10’000 t per ghiaia e misto granulare e 8’000 per blocchi da scogliera e sassi.

Il Comune di Brusio, previa approvazione da parte del Cantone e accettazione tramite votazione popolare, intenderebbe investire circa 2 mio di franchi per l’infrastruttura di base. Secondo stime approssimative, gli introiti annui per le casse comunali derivanti da affitto e tasse potrebbero aggirarsi intorno ai CHF 90’000-100’000.-, per una durata di concessione di 25 anni e rinnovabile per altri due lustri.    

Vantaggi della Motta di Miralago

Il centro logistico per inerti sopra Miralago avrebbe il vantaggio di offrire in loco circa 450’000 m3 (800’000 t) di materiale estraibile e lavorabile di ottima qualità (petrografica). Verrebbe inoltre a disporre di uno spazio sufficientemente ampio con moderni allacciamenti (approvvigionamento e smaltimento acque e alimentazione elettrica) e si troverebbe in una zona più o meno centrale e al tempo stesso appartata della valle. Paolo Lanfranchi aggiunge: “Ora è necessario concentrarsi sull’esito del concorso di concessione e nel contempo accelerare i lavori di pianificazione, in modo che l’installazione e l’estrazione possano iniziare il prima possibile”.

Una volta terminata l’estrazione in singole tappe, il concessionario sarà tenuto a provvedere al riempimento delle superfici non utilizzate e alla sistemazione finale. Una ricoltivazione del sedime potrebbe, a fine concessione, creare le premesse per un futuro riutilizzo del suolo a scopo forestale.

Rispetto alla precedente variante della CIVA SA, il progetto promosso mediante concorso di concessione propone un’ubicazione per il centro MdM leggermente più alta e discosta, quindi meno impattante sul villaggio di Miralago e sulla sottostante linea della Ferrovia retica, che a sua volta si presterebbe bene anche a un trasbordo degli inerti su rotaia, grazie ad un eventuale nuovo binario di raccordo.

Svantaggi della Motta di Miralago

A pesare sul futuro del centro per inerti potrebbero essere questioni di natura politica, dato che il sito non sarà gestito a livello regionale ma dal Comune di Brusio, che ne trarrebbe anche gli eventuali benefici economici. Un’altra incognita riguarda l’iter procedurale, poiché nonostante il Cantone veda di buon occhio questo progetto e sia disposto a finanziare la preselezione sul tratto di strada cantonale a sud di Miralago, vi è incertezza sul fatto che i cittadini di Brusio approvino un credito di CHF 2 mio per l’infrastruttura di base. Anche gli investimenti che dovrà affrontare la società concessionaria in macchinari e attrezzature, stimati in 4-5 milioni di franchi, potrebbero frenarne la realizzazione. Oltre a ciò, eventuali ricorsi potrebbero creare lungaggini che pregiudicherebbero una realizzazione nel breve-medio termine, mentre un ostacolo ulteriore è costituito da un traliccio dell’alta tensione appartenente a Swissgrid, che nel tempo andrebbe spostato.

Da segnalare pure, sia per la produzione di calcestruzzo che per il deposito di materiale di scavo pulito previsto in una seconda fase, gli argomenti esposti da Reto Capelli che, tenendo conto della morfologia longitudinale del nostro territorio e della mancanza di circonvallazioni nei villaggi, riterrebbe più sensata la creazione di due centri per questo genere di attività.

L’impresario di Prada aggiunge inoltre: ”La MdM è una cava di pietra grezza di pezzatura molto grande, che deve essere trattata in due o tre fasi con grossi frantoi, a differenza dell’estrazione dal lago a Li Geri, che procurava materiale già lavorato dalla forza dell’acqua (ghiaia e sabbia) e in gran parte pronto per il lavaggio e la vagliatura.        

Possibili scenari

È notizia ufficiale che la IB SILI Poschiavo SA cesserà la sua produzione di inerti e calcestruzzo entro il 15 dicembre 2021. Oltre alla IB SILI, oggi gli unici fornitori di questi materiali in Valposchiavo – sebbene in quantità più ridotte – sono la CIVA SA (solo per materiali inerti riciclati e ghiaia) e la ditta Ferrari G+G di Zalende, che gestisce un piccolo impianto per calcestruzzo. Nel delicato intreccio fatto di normative, esigenze politiche e territoriali e interessi di tipo economico, per la questione dell’estrazione, lavorazione e confezione di materiali inerti, sembrerebbe più che mai necessaria una volontà politica intercomunale, capace di trovare soluzioni sostenibili, durature, condivise e complementari, che vadano possibilmente incontro anche a richieste provenienti dal settore delle costruzioni.

Finora non si è a conoscenza – come ad esempio avviene nel Canton Ticino – di un’esportazione di materiale di scavo o demolizione non riutilizzabile per il riempimento di ex-cave dismesse in Italia, ma è un’opzione che non va esclusa nemmeno dalle nostre parti. Sussiste invece il rischio elevato che gli impresari costruttori si rivolgano sempre di più alla Valtellina per la rifornitura su gomma di inerti e calcestruzzo d’alta qualità e a minor prezzo (le differenze con la produzione locale variano dal 5 al 10%).

In tal caso a pagare lo scotto, in termini di traffico e vivibilità, sarebbero ancora una volta i cittadini della Valposchiavo con i loro villaggi già oggi solcati da un traffico stradale che durante alcuni periodi dell’anno è tutt’altro che sostenibile.


Achille Pola

3 COMMENTI

  1. Grazie e auguri caro Achille per questa ottima ricerca molto illustrativa anche per i non addetti ai lavori, che pur senza cognizioni di causa vogliono sentirsi informati – perché ne va del territorio della nostra bella valle.