Christoph Blocher fra minacce e libertà

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Christoph Blocher a Poschiavo - 20.07.2019

Nella serata di sabato 20 luglio, presso il salone di Casa Torre, il magnate ed ex consigliere federale nonché leader storico dell’UDC, Christoph Blocher, ha tenuto una conferenza dal titolo «Io combatto contro la perdita della nostra libertà e non contro l’UE!». Buona, anche se non straordinaria, l’affluenza di pubblico. A moderare la serata c’era Livio Zanolari, mentre un quintetto di clarinettiste della Filarmonica comunale di Poschiavo dirette da Gioacchino Sabbadini ha suonato alcuni brani musicali.

La conferenza è stata introdotta dal presidente dell’UDC Valposchiavo, Fulvio Betti, con un breve discorso in cui ha anticipato il tema della conferenza esprimendo il suo disappunto per le politiche attuate a livello federale in questi ultimi anni, che a suo avviso spesso non hanno rispettato l’art. 2, par. 1, della Costituzione federale che recita testualmente: “La Confederazione Svizzera tutela la libertà e i diritti del Popolo e salvaguarda l’indipendenza e la sicurezza del Paese”. A tal proposito egli ha citato la mancata applicazione dell’Iniziativa «contro l’immigrazione di massa», accettata dal popolo nel 2014, nonché le trattative svoltesi di recente fra funzionari del Consiglio federale e dell’Unione europea relative all’Accordo quadro istituzionale.

Salito sul pulpito, dopo avere chiesto scusa per tenere il discorso in tedesco, Christoph Blocher ha esordito lodando la bellezza della nostra valle e descrivendo con aneddoti umoristici il suo viaggio avvenuto sulle rotaie della Ferrovia retica. Non ha mancato inoltre di esprimere il suo apprezzamento per l’intraprendenza di alcuni imprenditori di frutta e vino della Valposchiavo, di cui aveva visitato le aziende in giornata. Una bellezza, quella della nostra regione, che assieme ad altre parti della Svizzera correrebbe però il rischio di essere trascurata in quanto data per scontata. Bellezza e prosperità svizzere che sono invidiate in tutto il resto mondo. Poi ha citato una frase di Friedrich Engels, che nel XIX secolo prevedeva che la Confederazione elvetica, a causa della sua scarsità di risorse, non avrebbe mai potuto avere un prospero avvenire economico. Tuttavia, aggiungendo che Engels fu un buon economista ma un pessimo politico, Blocher ha implicitamente voluto significare come gli economisti siano spesso dei falsi profeti. E a conferma di questa tesi, subito dopo ha citato un politico di lungimiranza come Winston Churchill, il quale in un’occasione ebbe ad affermare che il pregio della Svizzera è stato quello di avere sempre difeso la propria neutralità. Nella difesa di questo valore e nel rispetto della Costituzione elvetica, che pone il singolo cittadino al centro dell’attenzione politica, Blocher intravede quindi l’elemento che accomuna e allo stesso tempo lega le diverse aree geografiche, culturali e linguistiche della Svizzera.  

Dopo quest’ampia introduzione, nella quale troviamo un condensato del pensiero blocheriano, l’ex consigliere federale è passato ai temi di attualità, ricordando al pubblico valposchiavino la diversità del modo svizzero di fare politica rispetto a quello delle nazioni confinanti e più specificatamente dell’Unione europea, dove a suo modo di vedere la maggior parte delle decisioni verrebbero imposte dall’alto, da un’élite politica che assomiglia sempre più ad un’aristocrazia. E dopo avere ricordato il successo dell’UDC, sebbene di misura, del NO all’adesione allo Spazio economico europeo (SEE) nel lontano 1992, ha affermato che poiché oggi i sondaggi confermano che il popolo svizzero respingerebbe a larghissima maggioranza un’eventuale adesione all’UE il tema sembrerebbe essere esaurito; mentre invece ciò che non può entrare dal portone principale, si cercherebbe di farlo passare da un accesso di servizio, sostiene Blocher alludendo all’Accordo quadro istituzionale. L’accordo, nonostante si prefigga di regolare il mercato interno fra la Svizzera e l’UE, andrebbe soprattutto respinto a causa della cosiddetta “ripresa dinamica del diritto europeo” in esso contenuta, nella quale si nasconderebbe la maggiore insidia alla nostra autonomia. In caso di controversie, sempre stando a Blocher, il Tribunale europeo potrebbe decidere di sanzionare la Svizzera con misure punitive, che in un linguaggio più edulcorato oggi vengono descritte come misure compensative. Pur accennando a una serie di spiacevoli conseguenze, quali ad esempio un eventuale aumento dell’I.V.A., o ipotetiche soppressioni di aiuti statali ai cantoni, Blocher non è tuttavia entrato nei dettagli dell’Accordo quadro.

Sempre secondo l’oratore della serata, poiché il 2019 è un anno di rinnovo del parlamento federale, la maggior parte dei partiti preferirebbe non scomodare temi troppo delicati. Sull’Accordo quadro l’UDC si troverebbe pertanto in una situazione di isolamento politico paragonabile a quella del 1992, per cui Blocher ha rinnovato l’appello a tutti i cittadini, indistintamente, affinché il prossimo mese di ottobre facciano uso del loro diritto di voto e optino per una delle liste UDC. Riferendosi ancora all’Accordo quadro, afferma che siccome anche i sindacati nel frattempo si sarebbero accorti che l’accordo risulterebbe sfavorevole a molti lavoratori dipendenti, ora gli altri partiti promettono vari emendamenti.

Avviandosi verso la fine del suo discorso e per ribadire l’importanza di combattere qualsiasi interferenza da parte dell’UE nella politica interna svizzera, Blocher ha ancora attinto all’aneddotica su Winston Churchill, che durante il Secondo conflitto mondiale, non volendo scendere a compromessi con i nazisti come invece avrebbero caldeggiato alcuni suoi colleghi di governo, convinse il parlamento britannico che sarebbe stato meglio perdere la battaglia piuttosto che rinunciarvi.

Nella parte riservata alle domande del pubblico, Christoph Blocher è stato sollecitato, fra l’altro, sul tema della politica energetica e su quello dei migranti o richiedenti l’asilo. Se per il primo argomento egli ha ribadito che la strategia energetica 2050, che fissa un abbandono progressivo del nucleare senza tuttavia incentivare un maggiore sfruttamento del potenziale idrico del nostro Paese, sia stata un grave errore della politica di Doris Leuthard, per il secondo tema ha lasciato intendere di apprezzare molto le politiche di respingimento dei migranti e chiusura dei porti messe in atto dal ministro degli interni italiano Matteo Salvini, che si stanno ripercuotendo anche sul nostro Paese con un minor numero di richieste d’asilo.

Con un discorso disseminato di battute umoristiche e improntato sul tema del rapporto fra Svizzera ed Unione europea – uno dei suoi cavalli di battaglia – l’ex consigliere federale e patron della Ems Chemie non ha sicuramente deluso le aspettative di gran parte dei presenti. Su queste posizioni gli va sicuramente riconosciuta una coerenza di cui l’UDC ha enormemente approfittato fino ad una ridefinizione della “formula magica” in seno al Consiglio federale. Si aggiunga che la recente decisione dell’UE di non riconoscere l’equivalenza borsistica alla Svizzera, in vigore a partire dal 1° luglio scorso e definita da Blocher una “minaccia da palloncino ad aria”, sembrerebbe per il momento dargli ulteriormente ragione.

Tuttavia Christoph Blocher, da imprenditore accorto e di grande successo com’è, sa fin troppo bene che senza contratti e alleanze stabili con i vari partner commerciali nessuna sicurezza economica è garantita. Ciò vale a maggior ragione per la politica di uno stato. L’assetto economico e geopolitico mondiale sta inoltre mutando molto rapidamente e l’impressione è che – malgrado l’attuale ondata dei vari sovranismi e populismi – non esistano, purtroppo, soluzioni semplici a quesiti complessi. E le “innocue” minacce provenienti dalle cosiddette élites politiche della Confederazione o dell’Unione europea, in caso di mancato accordo, potrebbero essere sorelle, se non figlie, degli spauracchi che lo stesso Blocher paventa in caso di stipulazione dell’accordo, ossia la perdita di indipendenza e libertà. Due concetti di per sé nobili, ma che se male interpretati possono persino entrare in conflitto fra di loro.


Achille Pola

3 COMMENTI

  1. …… mi ricordo che quando, a sorpresa la popolazione respinse l’annessione allo spazio economico europeo (mi sembra nel 1992 ) doveva succedere, secondo i favorevoli, una catastrofe per l’economia svizzera. Ciò non è successo … anzi. Proteggere la nostra indipendenza e la nostra democrazia da ingerenze dei burocrati dell’Unione europea mi sembra legittimo. Quando l’accordo quadro arriverà al popolo si potranno valutare i pro e i contro. Come è previsto adesso a mio parere non avrà possibilità davanti al voto popolare.