Selina, andata e ritorno dall’Australia

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“Mollo tutto e vado all’estero!”, quante volte e da quante bocche è stata pronunciata questa frase! Però, tra sognare, fantasticare e mettere in atto le proprie idee ce n’è di strada e spesso i sogni rimangono tali. Il Bernina ha deciso di dedicare uno spazio a quelli che con tanto coraggio e forse, pure con un pizzico di incoscienza, hanno deciso di mollare tutto per trasferirsi in un qualche remoto angolo del globo.

Selina Liver, nata e cresciuta a Poschiavo, nel 2012 ha deciso di lasciare la Svizzera. A bordo di una bicicletta, è partita assieme al suo compagno Will per scoprire il mondo. Meta del loro lungo viaggio è stata l’Australia, paese d’origine di lui, dove hanno poi vissuto per alcuni anni. Nel 2019 sono tornati in Svizzera con i loro due bambini e hanno deciso di trovare casa a Poschiavo.

Quando hai deciso di lasciare la tua vita in Svizzera per andare in Australia?

A dire la verità, nel lungo elenco dei Paesi che desideravo visitare, l’Australia non era certo tra i primi dieci. Questo senza nessun motivo apparente. A parte alcune icone famose, tra cui l’Opera House di Sydney, l’Ayers Rock e ovviamente i canguri, in effetti, conoscevo ben poco di questa nazione. Solo dopo aver conosciuto il mio partner Will, australiano, è nata la voglia e la curiosità di visitare questo Paese e di riflesso anche le sue radici. Nonostante ciò, quando nel 2012, assieme a Will, abbiamo lasciato la Svizzera, l’Australia era più che altro la meta finale del nostro viaggio. Arrivati sul posto, ci saremmo fermati abbastanza a lungo, affinché lui potesse riallacciare i contatti con famigliari e amici dopo una decina d’anni trascorsi in Europa e abbastanza per me da scoprire dov’era nato e cresciuto. L’idea di viverci per un po’, invece, s’è probabilmente sviluppata durante il viaggio. In quel periodo passavamo giornate intere a pedalare e specialmente quando la topografia del nostro percorso ci costringeva a rallentare, ci si abbandonava a pianificare un futuro entusiasmante e colmo di mille progetti, più o meno fantastici. Sarà stata la grande fatica, il caldo o la fame, non lo so, ma alla fine Will decide di dottorarsi in un’università australiana ed io, non esito ad approfittare di questa opportunità, per seguirlo e vivere la mia esperienza “down under” (“giù di sotto”, è un termine colloquiale tipicamente britannico per indicare l’Australia, Ndr).

Una volta arrivati in Australia dove avete vissuto?

Dopo 18 mesi in viaggio, arrivati a Ho Chi Minh City, decidiamo di volare a Brisbane. Da qui scendiamo, sempre in bicicletta, prima rimanendo sulla costa poi spostandoci più nell’entroterra, sempre in direzione di Sydney, la destinazione del viaggio. È a casa dei miei suoceri, all’estremità più nord della città, che stabiliamo la nostra prima base in Australia. Senza dubbio Sydney è una città incredibilmente pittoresca. Grazie alla sua posizione geografica e al suo litorale sinuoso, la metropoli offre numerosi panorami mozzafiato. Inoltre, è la sua architettura a renderla ancora più speciale. Oltre all’Opera House e l’Harbour Bridge, famose opere contemporanee, si possono ammirare le bellissime case ornate da terrazze vittoriane.

Durante ogni mia visita, ne approfitto per fare un giro in traghetto, una passeggiata attraverso i Giardini Botanici o una capatina ai quartieri più carini senza perdermi la classica attraversata a piedi dell’Harbour Bridge. Ammirando questa bellezza esotica, che ogni volta pare stregarmi, lasciando la città, mi chiedo perché mai non avessimo deciso di vivere qui. Di acquistare una delle favolose casette in riva al mare, uno yacht, di comprare… Con l’indebolirsi delle luci della città, rientrando a casa tornavo me stessa per ricordare che a me poi, il mare, nemmeno piace tanto. La sabbia, poi, la odio. La sabbia che si appiccica e entra dappertutto. In quanto allo yacht, di solito soffro il mal di mare. E poi la città. Ecco la città non fa per me. Troppo grande. Troppa anonimità e troppe tentazioni. Ragioni per cui, sei mesi più tardi, decidiamo di trasferirci a Canberra, la capitale australiana.

La cittadina nasce nel 1913, quando le due città rivali e più grandi, Sydney e Melbourne, trovano un compromesso e un luogo più o meno a metà strada dove costruire quella che sarà la capitale dell’Australia. Dopo un concorso internazionale, l’intera pianificazione e il design è affidato all’americano Walter Burley Griffin. Nonostante l’importanza politica e i suoi numerosissimi impiegati statali, la città conta meno di mezzo milione di abitanti. Sono invece diverse le università, alcune tra le più rinomate d’Australia, a rendere la città attrattiva pure per gli studenti d’oltremare che contribuiscono a darle un fascino multietnico e multiculturale. Fattori che caratterizzano un livello di educazione superiore alla media nazionale e si riflettono in salari altrettanto alti. Inoltre, paragonata a Sydney e Melbourne, il costo dell’affitto a Canberra è un po’ più abbordabile. Grazie alla sua progettazione integrale ci sono molti spazi verdi e alcune riserve naturali, dove passeggiare alla ricerca di canguri, echidna e dei coloratissimi uccelli australiani. Perdipiù, servendosi della vasta rete di piste ciclabili, si può raggiungere gran parte della città anche in bicicletta. Canberra è un posto tranquillo e carino dove risiedere, che ti offre un’ottima infrastruttura da città ma che mantiene un’atmosfera piuttosto da paese e che ti permette di vivere a stretto contatto con la natura e la fauna australiana.

Come mai avete deciso di tornare a Poschiavo?

Quando i miei suoceri sono emigrati dalla Gran Bretagna, per evadere dal sistema delle classi sociali, nella colonia inglese, hanno trovato un Paese dove le classi non avevano importanza e il profilo umano e professionale di una persona derivava dalle sue capacità e non dalle sue origini sociali. Durante gli anni in cui il Paese veniva costruito dai coloni, le opportunità, anche per chi arrivava con poche risorse, scappando dal dopoguerra europeo, erano immense. Adesso, nonostante l’Australia continui a promuovere la filosofia del “fair go”, le condizioni sono cambiate. Le città sono strapiene e di conseguenza il mercato immobiliare è saturo. In pochi della nostra generazione riusciranno a esaudire il cosiddetto “australian dream”, che consiste nel vivere nelle regioni più popolate della costa occidentale, nella classica casetta con giardino e piscina. Sebbene questi fattori alimentino un processo di decentralizzazione, il Paese sembra resistere sostenendo pochissimo questa inevitabile evoluzione e pure chi decide, anche non per scelta, di allontanarsi dalle città.

In quanto a noi, dopo aver sperimentato, indipendentemente, la vita in alcune città svizzere e tedesche, finito il nostro viaggio, da alcuni anni coltivavamo entrambi il desiderio di ritornare ad appartenere a una piccola comunità. Una scelta che avevamo già valutato in Australia, ma che per motivi anche professionali era stata posposta. Un senso di appartenenza, quindi, che credo sarebbe stato più difficile sviluppare nelle zone rurali dell’Australia, dove le comunità si espandono per chilometri e gli abitanti per superficie sono pochissimi. La vita in queste regioni non è così sofisticata e l’infrastruttura solitamente si riduce a un livello di base. A incoraggiare maggiormente la voglia di vivere in un paese ha contribuito sicuramente la nascita dei nostri bimbi, Gabriele e Tommaso e la voglia di offrire loro la possibilità di crescere in una realtà a misura d’uomo. Naturalmente, a influenzare la scelta di tornare proprio a Poschiavo è stata la mia famiglia e gli amici. In più occasioni mi hanno fatto visita durante il mio soggiorno in Australia e noi abbiamo, quando possibile, visitato la Svizzera. Per superare i lunghi periodi di lontananza ti affidi alla tecnologia delle comunicazioni che riesce a farti sentire più vicino; ciononostante la distanza rimane e niente può sostituire l’emozione di un semplice abbraccio.

L’Australia si vanta di offrire agli immigrati mille opportunità professionali. Questo si scontra con la poca disponibilità, da parte delle autorità australiane, nel riconoscere dei diplomi, anche universitari, se non acquisiti in un paese del Commonwealth. Un fatto che ho sperimentato anche sulla mia pelle e ha inevitabilmente contribuito a far crescere il desiderio di ritornare.

Per me si tratta di un ritorno alle origini, per mio marito invece é un passo meno scontato, che finora sembra molto promettente. Naturalmente la nostra famiglia si divide e si dividerà sempre tra i due continenti, dove vivono le nostre rispettive famiglie. Gli anni trascorsi in Australia e il fatto che i nostri due figli siano nati là e abbiano, oltre a quella svizzera anche la cittadinanza australiana, rende invevitabile il sentirsi parte di queste due realtà tanto lontane quanto diverse.


A cura di Selena Raselli

2 COMMENTI

  1. Cara Seri
    La vostra avventura, la vostra famiglia, le vostre scelte, il vostro modo di essere.. mi affascinano profondamente e ammiro moltissimo la vostra essenza!
    Grazie per averle condivise con noi e per avermi aperto mondi nuovi e prospettive diverse.
    Un forte abbraccio da Winterthur e spero a presto 🙂
    Madleina

  2. Molto bella, molto coraggiosa e affascinante la vostra lunga esperienza di viaggio! Complimenti! Buona fortuna e tanta gioia per il vostro avvenire.
    A Selena complimenti per l’articolo, è sempre un piacere leggere delle tue righe.