Le parole sono importanti

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Luca Serianni (Roma, 1947) è un filologo e linguista italiano. Oltre ad essere stato professore all’università La Sapienza di Roma è autore di moltissime opere, coautore del Vocabolario della lingua italiana Devoto – Oli, socio dell’Accademia della Crusca e dei Lincei e vicepresidente della Società Dante Alighieri. Per farla breve è considerato uno dei più attendibili e influenti studiosi della lingua italiana.

E proprio Serianni, mercoledì 28 agosto, ha raggiunto la Valposchiavo per tenere una conferenza sui mutamenti dell’italiano contemporaneo. Un evento eccezionale, che ha riunito in Casa Torre adulti, giovani, anziani, italiani, valligiani e persino una classe di liceo da oltre Bernina, con ragazzi più o meno attenti. L’evento, organizzato dalla PGI, è stato moderato dal professor Simone Evangelisti.

Non è facile catturare  l’attenzione di un pubblico tanto eterogeneo per oltre due ore parlando di lingua italiana, ma Serianni, con la sua lucidità e puntualità, ci è riuscito alla perfezione. Il professore ha iniziato con un riferimento ai dialetti, portando delle statistiche e affermando che questi restano sempre ancora una parte integrante della lingua, ma che negli anni sono stati estremamente ridimensionati.

Tanti e anche curiosi i temi affrontati dal professore, che ha sempre colorato le sue affermazioni con numerosi esempi. Non poteva mancare ovviamente anche un riferimento agli “elvetismi”, ovvero quelle parole italiane  usate però solo in Svizzera: Natel, bucalettere, servisol… Sorprendentemente, Serianni li ha definiti un valore aggiunto all’italiano, e non una limitazione. Ha aggiunto che sono la testimonianza vivente di come l’Italiano, così come qualsiasi altra lingua,  non è immobile ma cambia e si adatta con il tempo e il territorio.

Nel suo dire, così fiorito e piacevole da ascoltare, ha ricordato al pubblico presente che le parole sono importanti, quelle che usiamo in qualche modo ci definiscono, ci aiutano a presentarci. Forse non serve più nelle scuole un insegnamento troppo rigido della grammatica, ma insegnare ai giovani la ricchezza di vocabolario, sfruttando i sinonimi, può diventare fondamentale in questi tempi dove le parole a disposizione di ognuno sembrano sempre diminuire.

Dopo la conferenza c’è stato  spazio per le numerose domande del pubblico, alle quali il professore ha saputo rispondere con una lucidità notevole: senza mai prendere un appunto non ha mai perso il filo, neanche di fronte alle domande più tortuose.

Un lungo applauso ha concluso la serata.


Matilde Bontognali