Ospitalità vera

0
83

Luca 14.1 – 14
Sermone del 1° settembre 2019

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

1 Gesù entrò di sabato in casa di uno dei principali farisei per prendere cibo, ed essi lo stavano osservando, 2 quando si presentò davanti a lui un idropico. 3 Gesù prese a dire ai dottori della legge e ai farisei: «È lecito o no fare guarigioni in giorno di sabato?» Ma essi tacquero. 4 Allora egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò. 5 Poi disse loro: «Chi di voi, se gli cade nel pozzo un figlio o un bue, non lo tira subito fuori in giorno di sabato?» 6 Ed essi non potevano risponder nulla in contrario.

7 Notando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro questa parabola: 8 «Quando sarai invitato a nozze da qualcuno, non ti mettere a tavola al primo posto, perché può darsi che sia stato invitato da lui qualcuno più importante di te, 9 e chi ha invitato te e lui venga a dirti: “Cedi il posto a questo!” e tu debba con tua vergogna andare allora a occupare l’ultimo posto. 10 Ma quando sarai invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, affinché quando verrà colui che ti ha invitato, ti dica: “Amico, vieni più avanti”. Allora ne avrai onore davanti a tutti quelli che saranno a tavola con te. 11 Poiché chiunque si innalza sarà abbassato e chi si abbassa sarà innalzato».

12 Diceva pure a colui che lo aveva invitato: «Quando fai un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i vicini ricchi; perché essi potrebbero a loro volta invitare te, e così ti sarebbe reso il contraccambio; 13 ma quando fai un convito, chiama poveri, storpi, zoppi, ciechi; 14 e sarai beato, perché non hanno modo di contraccambiare; infatti il contraccambio ti sarà reso alla risurrezione dei giusti».

Cara comunità, l’inizio della scuola segna un po’ anche la fine della stagione con amici e familiari intorno a un grill o all’aperto. Terminano quelle piccole pause in cui ospitiamo i parenti, i migliori vicini e condividiamo un momento di comunione. Questi gradevoli incontri però, sono davvero espressione di vera ospitalità? Sì e no. Sono bei momenti comunitari ma di solito accogliamo chi già conosciamo e ci conosce. Insomma, c’è ospitalità e ospitalità! L’ospitalità di cui Gesù parla riguarda più gli estranei che i propri conoscenti.

Nel nostro testo, Gesù pranza di sabato a casa di un “pezzo grosso dei farisei”. Gesù più farisei più Shabbat uguale “guai”. Questi dettagli dovrebbero già fare drizzare i capelli. I farisei lo indagano per prenderlo in castagna in una inosservanza della Tora. Gesù aveva già trasgredito lo Shabbat. Davanti a Gesù si presenta un uomo idropico. Ha un accumulo di liquidi nei tessuti. Noi oggi diremmo “edema”. Gesù chiede loro se è lecito guarirlo nel giorno del riposo totale. Non rispondono, ma non perché acconsentono. Gesù lo guarisce e li attacca: come siete bravi voi religiosi a trasgredire la legge del Signore per i vostri interessi personali. La giornata va avanti, altri ospiti arrivano e si siedono mentre Gesù li osserva gareggiare per la posizione più vicina al capo tavola, ai potenti, da dove sfoggiare la loro importanza. Invece di cercare “i posti migliori”, di passare avanti agli altri, dice Gesù, permetti agli ultimi di venire avanti. Invita questi farisei, che ha già rimproverando dicendo che fanno tutto per interesse, a passare dalla categoria dell’interesse a quella del dono. “Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”. Gesù, che si è fatto ultimo, che si mette a fianco dei rifiutati e degli esclusi, afferma che chi si fa ultimo ha comunione con lui, quanti invece si elevano sopra gli altri, ne saranno esclusi. Come ci si aspettava, il conflitto è servito.

Questi consigli sul posto a tavola a noi sembrano ragionevoli. Per la cultura sociale del 1. secolo a.C. è scioccante scegliere uno status basso. L’umiltà era considerata un vizio non una virtù. Non solo loro, fate un gesto di cortesia e sarete ripagati con il disprezzo. Questo consiglio di Gesù diventerà il tratto distintivo nei primi cristiani: ritenere la bassezza un percorso per elevarsi, trovare sé stesso nel perdere sé stesso. Tuttavia, per i moralisti dell’epoca era la cosa più strampalata da sentire. Poi Gesù, al fariseo che l’ha invitato, rivolge un monito importante che va compreso alla luce di quei legami di amicizia, di parentela, di interesse, che sostengono la società, i gruppi religiosi che si auto proteggono a scapito degli altri. È un monito severo e attuale al sistema di Lobby ancora molto forte oggi. Quello che ti chiede: su quale lista sei? La A, o la B o su quella “non entrerai mai”? Gli arrampicatori sociali si fanno vedere nel “giusto” partito, conversare con le persone giuste, per arrampicarsi sul gradino successivo della scala sociale. Ma le frecciatine al padrone di casa non finiscono qui: “Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini”. Gesù parla di una congrega dove c’è un’affinità, c’è una parentela e interessi comuni che si auto protegge dagli altri, escludendoli, e pensando al proprio interesse. “Perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio”. Gesù denuncia in un ambito farisaico l’atteggiamento di chi fa tutto per interesse. Non conoscono il disinteresse, la generosità e il dono.  Ed ecco la sua soluzione: invita chi non ti potrà mai contraccambiare la tua ospitalità, i poveri, gli storpi, gli zoppi, i ciechi. In breve, chi non può ricambiare l’ospitalità e il frequentarli ti screditerà davanti ai benpensanti. Gesù in un ambito molto pio, religioso che si ritiene più vicino a Dio, e in base alle loro norme religiose si separava ed escludeva gli altri da Dio, dice “No, invita gli esclusi”. Invitali e dagli la precedenza.

Questo è il modello nuovo di ospitalità di Gesù. Se lo capisci dici: stai scherzando? La parola greca per “ospitalità” nel NT è “philoxenia” e “xenodocheo”. Philoxenia significa “amore per gli stranieri”. Essere ospitale quindi non significa accogliere amici o familiari e vicini ma è aprire la casa agli estranei esclusi. Xenodochio viene da “xénos” straniero, e “dechomai”, “ricevere, accogliere, prendere in mano”, sì, “accogliere in casa per crescere o educare”, in breve, adottare. A Madonna di Tirano c’è lo “Xenodochio” di S. Perpetua, era un ospizio gratuito per pellegrini e forestieri. Gesù dice una cosa dura da ascoltare. Se vuoi essere ospitale, accogli a casa tua qualcuno con cui non condividi nulla, non sa chi sei e che valori hai. Gesù c’invita a diffondere agli altri l’ospitalità che il Signore condivide con tutta l’umanità. Ogni giorno il Signore ci invita a sua casa, pratica la comunione, sebbene noi non condividiamo la sua identità, la vita e i valori. Tuttavia, Egli ci accoglie, nonostante la nostra bassa condizione di emarginati, alieni e ribelli della presenza e del regno divino. Nella nostra beata ignoranza riceviamo dal Signore ospitalità e grazia ogni giorno ora, momento, e a malapena la notiamo. Gesù annuncia l’ospitalità genuina e il dare precedenza agli altri a tavola di un pezzo grosso dei farisei.

È facile invitare chi ti conosce, chi è nella tua rete sociale e ti “serve” per curare l’immagine. L’ospitalità genuina è aprire la tua porta agli estranei, quando vorresti chiudere i portoni e isolarsi dal resto del mondo. Gli incontri estivi intorno alle braciole non contano. I pranzi familiari nelle feste natalizie non contano. I pranzi comunitari non contano. Nessuno è esempio di vera ospitalità. Sono segni di una comunità impegnata, fedele e amore, ma non è vera ospitalità. A meno che fra noi non sieda chi non potrà mai contraccambiare il nostro dono. Per Gesù, la vera ospitalità non è un dono spirituale speciale dato a pochi eletti. Essere ospitale non è nemmeno una opzione, ma una pratica di tutti. L’ospitalità si impara e si perfeziona con il costante esercizio in ogni circostanza, che trasforma chi la condivide e chi la riceve. Gesù chiama a una realtà che ribalta il mondo sottosopra, dove gli esaltati sono umiliati e gli umiliati sono esaltati. In questo sistema dell’ospitalità, noi accogliamo gli elevati e i minimi, gli amici e i familiari, come gli estranei, con stessa porta aperta, cuore e mente. Il Signore non predilige che si vanta della sua altezza sociale, e si auto incensa e glorifica davanti agli altri, ma chi, in umiltà, condivide l’amore che Lui ci dona ogni giorno.

Il 1. aprile 1989 l’imperatrice Zita di Austria e Ungheria fu seppellita. Per l’ingresso in chiesa c’è un cerimoniale. La bara era in un carro funebre tirato da 6 cavalli neri con tutta la corte reale nel luogo di sepoltura in Habsburg, la chiesa dei cappuccini. Video: https://www.youtube.com/watch?v=9-BBgc_uBZQ] Davanti al portone, il cerimoniere bussa tre volte. Dall’altra parte, un frate cappuccino interroga: chi richiede di entrare? E il cerimoniere inizia a leggere i titoli: sua maestà Zita, imperatrice di Austria, coronata regina di Ungheria, regina di Boemia, Dalmazia, Croazia, Slovenia, Galizia, regina di Gerusalemme arciduchessa d’Austria, granduchessa di Toscana e Cracovia, duchessa di Lorraine, Salzsburg, Corintia, granduchessa di Transilvania marchesa di Moravia, duchessa dell’alta e bassa Slesia, di Modena, Parma, Piacenza, di Dubrovnik e Zara, contessa principessa di Habsburg e Tirolo, duchessa di Trento e Bressanone, marchesa dell’alta è bassa Forst e Istria, sovrana di Trieste, gran principessa di Serbia, nata principessa reale di Borbone, principessa di Parma. Il frate replica dall’interno: non la conosciamo. La porta rimane chiusa. Il cerimoniere bussa ancora tre volte con il bastone. Quando il frate chiede: chi vuole entrare, la risposta è più breve: sua maestà Zita imperatrice di Austria, regina d’Ungheria. “Non la conosciamo” Dopo altri tre colpi, il frate chiede: chi vuole entrare? E la risposta: nostra sorella Zita, un’umile peccatrice mortale. Il portone si apre alla processione.

Per entrare alla presenza del Signore non servono i titoli altisonanti, ma accogliere la sua grazia. Gesù si scredita davanti al big boss fariseo guarendo un emarginato, accogliendolo alla sua tavola. Gli insegna che l’umiltà di amare i minimi, di chi non può contraccambiare, è la vera grandezza. Questo farci dono lo possiamo praticare oggi e nella settimana che inizia. Allora daremo vera ospitalità al prossimo. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa