La Magnifica Terra di Leonardo da Vinci

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Scultura di Leonardo da Vinci

Quando si vagabonda per boschi e mulattiere accade che il pensiero spazi e si nutra di suoni e immagini capaci di attivare i sensi sopiti da lunghi mesi di città; dall’olfatto alla vista, non c’è senso che non riceva la sua dose di stimoli e questa piccola tempesta di sollecitazioni fa germogliare riflessioni, ricordi o addirittura fantasie. E’ il lato sorprendente del lento camminare, del viaggio per il viaggio, in cui la meta non sempre è la priorità ma solo l’occasione per godere appieno di questa pienezza di sensazioni.

Nei nostri territori, gravidi di storia e passato, camminare può trasformarsi in un viaggio nel passato, con l’immaginazione che aiuta a costruire scenari di secoli addietro. Ci aiuta la storia ma anche letteratura e arte contribuiscono a dipingere itinerari della mente che si trasformano in una concatenazione di passi. Nulla a che vedere, questa volta, con la prestazione ludico sportiva; qui a mettersi in gioco è più spesso il nostro vissuto culturale, quello dei libri e ancor più quello delle esperienze di vita nelle nostre terre.

Per la Valposchiavo e la Valtellina il 2019 è un anno interessante; si celebra infatti il cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo da Vinci che raccontò di Bormio e della Valle nel suo Codice Atlantico. Evidenze concrete del suo passaggio in Valtellina non sono state trovate, ma nel bormiese parlare di Leonardo significa evocare il passaggio di Bianca Maria Sforza, nipote di Ludovico il Moro, diretta a Innsbruck, promessa sposa di Massimiliano d’Asburgo. Correva l’anno 1494, le Tre Leghe Grigie erano già entrate, per la prima volta, nell’Alta Valtellina, lasciando presagire ciò che sarebbe accaduto nel 1512. Che la Magnifica Terra abbia o meno ospitato Leonardo non è dato (ancora) sapersi, ma una cosa è certa: il suo passaggio ha alimentato convinzioni popolari, come le “famose” vasche di Leonardo, sotto i Bagni Vecchi e Nuovi nella frazione Premadio di Valdidentro, in una zona in questo periodo vietata per il rischio di caduta massi. Si tratta di vasche naturali che raccolgono l’acqua termale della Cima Reit, la stessa che alimenta i bacini delle terme di epoca romana, quelle stesse terme che Leonardo citò nel Codice. La storia non ci sa dire se Leonardo sia stato lì, ma il fatto che si trovino sul percorso che conduce al Passo Umbrail, all’epoca passaggio verso Svizzera e Austria, rende la credenza popolare coerente con le informazioni disponibili.

Quando Leonardo morì, nel 1519, nei Grigioni Salandronio si faceva mandare la raccolta dei testi di Lutero; iniziava così il processo di riforma che, nelle Leghe Retiche del 1523, portò alle sollevazioni dei contadini contro i privilegi di Vescovo e monasteri. Ma di tutto questo Leonardo non poté certo testimoniare. Resta invece, questa sì autentica, la descrizione che diede della “Valtolina”, alla cui testa “è la montagna di Bormi. Terribili piene sempre di neve.” “A Bormi sono i bagni. Valtolina come detto valle circumdata d’alti terribili monti”. (Codice Atlantico, Foglio 214).


Chiara Maria Battistoni