Lo stambecco nella colonia Albris: Mattia Passini e il suo lavoro di maturità

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Il 2 settembre è iniziata la stagione venatoria. Per l’occasione abbiamo deciso di dare spazio all’interessante lavoro di maturità di Mattia Passini: “Monitoraggio dello stambecco nella colonia Albris: sedentario oppure migrante?”.

Buongiorno Mattia, in cosa consiste il tuo lavoro?
Da come si può dedurre dal titolo, il mio lavoro è focalizzato sul monitoraggio degli spostamenti dello stambecco. Lo scopo è stato quello di documentare gli spazi utilizzati dallo stambecco nella colonia Albris tra il cambio dalla stagione invernale a quella estiva. Per svolgere questo esperimento ho dovuto effettuare delle osservazioni sul campo, concentrandomi nella zona della Val Lagunè. Durante ogni osservazione ho effettuato il conteggio dei capi avvistati, sia maschi che femmine, così da poter capire a lungo termine come si spostavano e quanto era alta la loro presenza sul territorio.

Per quale motivo hai scelto di svolgere il tuo lavoro sullo spostamento degli stambecchi nella Valposchiavo?
Ad essere sincero la scelta della tematica non è stata semplice. La cosa di cui ero certo è che avrei svolto un lavoro riguardante l’ambito della selvaggina e se avessi avuto la possibilità di farlo nella mia valle alla quale sono molto legato sarebbe stato ancora meglio. Un giorno, girovagando tra le montagne della valle di Campo e osservando degli stambecchi mi è venuta l’idea. Ovvero cimentarmi con il comportamento di questo animale e approfondire questa tematica nella nostra Valle. Uno dei motivi principali che mi ha spinto ad approfondire il tema è il fascino che provo verso questo ungulato, che abbiamo la fortuna di avere in valle.

Qual era il tuo obiettivo?
L’intento del lavoro era quello di effettuare delle osservazioni sul campo, con lo scopo di studiare il comportamento degli stambecchi, per poi trarne delle conclusioni interessanti. Le due domande scientifiche a cui intendevo dare risposta consistevano nel capire se lo stambecco nella zona Albris/Val di Campo è sedentario oppure migrante e se c’è una relazione tra la condizione del pendio e gli spostamenti di questo ungulato. L’obiettivo principale era quello di ricavare un dato chiaro sulla permanenza dello stambecco nella colonia Albris, focalizzandomi su una zona predefinita.

Cosa hai scoperto con questa tua ricerca?
Grazie alle osservazioni effettuate e ai dati ricavati ho potuto giungere ad una conclusione chiara, tutto ciò con l’aiuto di alcuni grafici. Risalta all’occhio come la presenza dello stambecco ad un tratto subisce un calo molto drastico fino alla sua completa scomparsa. Questo è il risultato principale che emerge dal mio lavoro. I dati fanno presupporre che lo stambecco emigra. Probabilmente per i fattori che influiscono maggiormente su questo animale, come la temperatura e la maturazione delle piante che lo portano a spostarsi. Con l’aumento della temperatura, gli stambecchi cercano di raggiungere i pascoli più alti dove possono sfruttare la frescura, i primi germogli e l’erba più verde ricca di proteine. Riguardo la seconda domanda, in cui mi chiedevo se c’era una relazione tra la condizione del pendio e gli spostamenti dello stambecco, il risultato non è chiarissimo. In un grafico si può però osservare come nel periodo in cui la neve in alta quota ha avuto il calo più drastico lo stambecco abbia lasciato la zona. Ciò fa presupporre che lo scioglimento della neve abbia aperto nuove zone di pascolo. Un altro fattore che potrebbe confermare questo fenomeno è il cambio di stagione; infatti, uno studio dimostra che lo stambecco ha le proprie zone di pascolo ben distinte per l’estate e per l’inverno. Andrebbe ancora chiarito se esistono altri motivi che inducono lo stambecco a spostarsi; dare una risposta a ciò è molto difficile visto che i motivi potrebbero essere legati alla genetica e alle tradizioni migratorie dell’animale. Si possono però azzardare delle supposizioni valide. I fattori possono essere naturali come la copertura della neve, il pascolo, la temperatura, l’irradiazione solare o il cambiamento climatico. Oppure l’influsso dell’uomo sull’ambiente e la sua intrusione in quello naturale dello stambecco. Inoltre, la motivazione potrebbe risalire nello stambecco stesso, con la genetica e le esperienze tramandate di generazione in generazione.

Ha influito sulla tua ricerca il fatto di essere un cacciatore?
Sicuramente. La caccia, la selvaggina e l’ambiente in cui vivono questi animali sono la mia passione, già da quando ero piccolo. Per il mio lavoro volevo qualcosa che riguardasse questa tematica, così avrei potuto ricavare informazioni ed esperienze preziose per me e per il mio lavoro. Questo è stato uno dei fattori più importanti della mia ricerca, avere sempre piacere a continuarla e a lavorare, così grazie alla mia passione sono riuscito a portare a termine il lavoro con successo.


Michelle Khöte