Piedi picchiettanti, teste dondolanti e spalle dondolanti

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1 Timoteo 6.6 – 16
Sermone del 29 settembre 2019

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
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1Tm 6:6 La pietà, con animo contento del proprio stato, è un grande guadagno. 7 Infatti non abbiamo portato nulla nel mondo, e neppure possiamo portarne via nulla; 8 ma avendo di che nutrirci e di che coprirci, saremo di questo contenti. 9 Invece quelli che vogliono arricchire cadono vittime di tentazioni, di inganni e di molti desideri insensati e funesti, che affondano gli uomini nella rovina e nella perdizione. 10 Infatti l’amore del denaro è radice di ogni specie di mali; e alcuni che vi si sono dati, si sono sviati dalla fede e si sono procurati molti dolori.

11 Ma tu, uomo di Dio, fuggi queste cose, e ricerca la giustizia, la pietà, la fede, l’amore, la costanza e la mansuetudine. 12 Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale hai fatto quella bella confessione di fede in presenza di molti testimoni. 13 Al cospetto di Dio che dà vita a tutte le cose, e di Cristo Gesù che rese testimonianza davanti a Ponzio Pilato con quella bella confessione di fede, 14 ti ordino di osservare questo comandamento da uomo senza macchia, irreprensibile, fino all’apparizione del nostro Signore Gesù Cristo, 15 la quale sarà a suo tempo manifestata dal beato e unico sovrano, il Re dei re e Signore dei signori, 16 il solo che possiede l’immortalità e che abita una luce inaccessibile; che nessun uomo ha visto né può vedere; a lui siano onore e potenza eterna. Amen.

Cara comunità, le lettere di Paolo di 1a e 2a Timoteo, e Tito sono chiamate “Pastorali”. Esse ci testimoniano la guida dell’apostolo Paolo ai più giovani divulgatori del Vangelo e fondatori delle prime comunità cristiane. Nella 1a Timoteo, Paolo si rivolge a uno dei suoi compagni più stretti, ministro nella missione di diffondere la Buona Notizia di Gesù come Cristo, Messia, e Unto, e di accompagnare nella fede, chi vive secondo Cristo. Paolo accompagna un suo collaboratore più giovane che ha bisogno di supporto.

Questa epistola illustra la linea che deve avere un ministro di una giovane comunità. Il nostro testo si trova alla fine della lettera. Concludendo, l’apostolo si focalizza su un’attitudine cristiana che cambia la vita. Il suo messaggio è aperto per ciò che promuove una genuina vita cristiana, e chiuso su ciò che risucchia via il cristiano da questa ricerca, dice: questo aiuta a essere più come Cristo, quest’altro allontana dal seguirlo. Paolo si concentra prima sulla differenza tra “contentezza del proprio animo” e “amore per il denaro come radice di ogni specie di mali”. La contentezza non viene mai dal possedere cose materiali ma da un atteggiamento interiore alla vita. Se il poco non ti basta, niente lo sarà, hai un grande animo, se sei felice con poco. Il Cristianesimo non esalta la povertà, ma afferma che le cose non hanno il potere di portare felicità e invoca l’attenzione su ciò che non passa. Siamo appagati quando siamo liberi dalla servitù delle cose e troviamo ricchezza nell’amore e nella comunione con gli altri. Non condanna nemmeno la ricchezza in sé e per sé, ma la sua seduzione. Il desiderio di denaro è una sete insaziabile, fondata sull’illusione della sicurezza, ci rende egoisti, porta all’ansia e spinge la persona su strade sbagliate per procurarselo. Paolo non dice: il denaro è la radice di ogni specie di mali, ma “l’amore per il denaro è la radice…” “Quelli che vogliono arricchire cadono vittime di tentazioni, di inganni…” (v. 9). Per un cristiano, il prezzo da pagare è troppo alto se sacrifica il messaggio e la missione d’amore di Gesù. Se una Chiesa ama la ricchezza, rovina la sua credibilità di serva di Cristo, anzi diventa ostacolo a molti per credere. Ecco il primo consiglio a Timoteo.

La domanda per noi credenti del XXI. secolo è: come seguire la fede con le istruzioni dell’apostolo a Timoteo nel 1. secolo. Il suo comandamento è: combatti il buon combattimento della fede … (v. 12). Il versetto 13, ci fornisce un modello: Al cospetto di Dio…, e di Cristo Gesù che rese testimonianza davanti a Ponzio Pilato con quella bella confessione di fede. Che cosa è questa testimonianza di Cristo davanti a Ponzio Pilato? Le poche parole tra Pilato e Gesù? No! È la testimonianza di Gesù data con la sua presenza, della sua liberazione, del suo silenzio, della sua fede e, infine, della sua vita e imminente morte in croce, la totale riconciliazione divina con la creazione. Gesù ha combattuto per testimoniare del Padre, per questo è Signore dei signori! Ogni cosa è in Dio, e se Lui è per noi, chi sarà contro di noi? A questo messaggio Paolo chiama Timoteo e i cristiani, per confessarlo e radicarlo nella propria vita. È solo per una vita focalizzata su quella testimonianza a Dio che, per Paolo, i credenti rimangono nell’unica vera vita. Uno degli inni cristiani più antichi viene dall’Irlanda del VIII° secolo: Sii la mia visione, o Signor del mio cuor. Tutto sia nulla per me tranne tu. Tu il mio miglior pensiero di giorno o di notte. La tua presenza sia la mia luce e mi guidi mentre cammino e mentre dormo. Questo inno confessa che la sola e unica visione d’intenti del cristiano è Gesù. È lui la nostra visione, il fulcro, il centro, su cui la nostra mente è focalizzata, giorno e notte, per capirne il messaggio. Non è una visione d’intenti a parole, ma quella di un Riconciliatore e di una presenza e luce. Questo è il “buon combattimento” per tenere viva la fede in Cristo.

In questo “combattimento” siamo distratti da tante cose e grida. La società è molto occupata e impegnata nel focalizzarci sulla sua realtà di vita. Del continuo siamo bersagliati da consigli per gli acquisti che ci promettono la “vita beata”. Non ci vendono un “oggetto” ma la chiave per la nostra felicità. Le industrie automobilistiche sono brave a convincerci che, per sentirti realizzato, ricevere attenzioni, essere libero, felice, devi sederti sulla loro auto. Sono così bravi, che non pensi a quanto le hai pagate, mentre stai incastrato nel traffico con il tuo SUV. Le pubblicità delle auto rappresentano solo la punta dell’iceberg di quel coro di voci urlante intorno a noi, ogni giorno, ovunque. Il caos di questo coro è soprattutto rumoroso sulle reti sociali. Queste voci urlanti ci gridano che loro hanno il messaggio, le parole e la musica, che danno alla nostra vita uno scopo e un futuro. La verità? L’unica cosa che ci danno è tanto tempo “a zonzo” su un browser, a passare da una pagina all’altra, togliendoci il tempo per i contatti reali. I ragazzi spendono almeno sei ore sulle reti sociali e a quali attività sottraggono il tempo? Alla lettura, alle attività fisiche e all’aperto, a gironzolare per strada con gli amici! Risultato? Aumento del cyber-bullismo, depressioni, solitudine e isolamento. Non è colpa della tecnologia, ma di come ci lasciamo usare. Allora diventa importante per noi riconoscere la voce di Gesù in mezzo all’urlante coro caotico.

Il nostro compito è tornare a vivere e diffondere la Buona Notizia evangelica sebbene i nostri auricolari siano bombardati dal fango e dalla banalità di un coro caotico. Come possiamo setacciare, spulciare e raccogliere i suoni e le visioni di Gesù in mezzo a questo ambiente rumoroso e assordante? In una intervista, i Beatles, Paul e Ringo spiegano perché smisero di andare in Tour. Ecco il video: https://www.youtube.com/watch?v=xMdkYUIq9Gw&feature=share&fbclid=IwAR2aB1IZwxJfoTArS0C_-dWX9DweCHABImnw_6eEJQLV0XMYjtUiX_Rmy4s dal minuto 3.30 – 4.30. Nei concerti, le urla assordanti e incessanti delle folle in estasi non permettevano di sentirsi l’uno con l’altro. Riuscivano a suonare solo perché Ringo seguiva il picchiettio del piede di Paul. Ringo e Paul, seguivano lo scuotere e il saltellio di John con la testa, e Paul mandava segnali dondolava le spalle. Se avessero smesso di guardarsi, Ringo non avrebbe saputo più cosa stessero suonando. Improvvisavano, perché conosceva bene i movimenti dell’altro. I Beatles, infine, smisero di tenere concerti. Noi abbiamo lo stesso problema: tra la folla urlante e il coro caotico, non sentiamo più la voce di Gesù e la musica che noi stiamo suonando! Allora, come possiamo sentire oggi la musica di Gesù, o di altri, o la nostra, nel mezzo delle grida e il frastuono assordante dei media? Dobbiamo prendere il tempo da un picchiettio di piedi, il dondolio e saltellio di altri discepoli cristiani, sì ma quali? Per rimettere Gesù al centro e sentire le sue vibrazioni in mezzo ai cori caotici in una società che si augura i cristiani scompaiano, impariamo dai Beatles a guardarci per suonare la musica di Cristo.

Abbiamo bisogno di consiglieri di fiducia e modelli da seguire. Abbiamo bisogno di seguire teste sobbalzanti di riferimento per mantenere il focus su Cristo. Guardare a piedi ticchettanti per tenere il passo della nostra missione e nel mezzo del caos urlante, seguire spalle dondolanti per tenere i nostri cuori forti e in salute. Quali teste sobbalzanti guardi? Quali spalle dondolanti segui? Chi sono i pastori e i profeti che tengono il tuo cuore e mente vivi e in salute? Quali piedi ticchettanti segui? Come Paolo sollecita Timoteo: ma tu, uomo di Dio, fuggi da queste cose, e ricerca la giustizia, la pietà, la fede, l’amore, la costanza e la mansuetudine! Confessa con la tua vita che Gesù è Signore, che sei dalla sua parte, che torna. E anche se tutti intorno urlano nel caos, ripetiti: se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Sii contento di avere Cristo con te, tutto il resto è contorno. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa