Il centro dell’universo… mobile!

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Geremia 29.1, 4 – 7
Sermone del 13 ottobre 2019 Festa del Ringraziamento

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

1 Queste sono le parole della lettera che il profeta Geremia mandò da Gerusalemme al residuo degli anziani esiliati, ai sacerdoti, ai profeti e a tutto il popolo che Nabucodonosor aveva deportato da Gerusalemme a Babilonia, … Essa diceva:

4 «Così parla il SIGNORE degli eserciti, Dio d’Israele, a tutti i deportati che io ho fatto condurre da Gerusalemme a Babilonia: 5 “Costruite case e abitatele; piantate giardini e mangiatene il frutto; 6 prendete mogli e generate figli e figlie; prendete mogli per i vostri figli, date marito alle vostre figlie perché facciano figli e figlie; moltiplicate là dove siete, e non diminuite. 7 Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare, e pregate il SIGNORE per essa; poiché dal bene di questa dipende il vostro bene”.

Cara comunità, tutti i bambini pensano che le loro abitudini, tradizioni e stili di vita familiari siano la norma per tutti. Pensano: fanno tutti come noi. La domenica mattina può significare andare in chiesa; o significa dormire fino a tardi e avere un brunch. O si carica la macchina per stare in coda sulle strade. A meno che, non ci si accorga nemmeno che è domenica mattina perché si è fuori uso per il sabato notte. Da bambini, quello che si fa in casa ci sembra essere il centro dell’universo. Poi cresciamo. Veniamo in contatto con altre famiglie, stili di vita e tradizioni, e comprendiamo che era “solo” una tradizione familiare. Intuiamo che non siamo “il centro dell’universo”.

A meno che tu non abiti a Wallace, Idaho. Wallace è ufficialmente il centro dell’universo. È così perché lo dicono loro. È una piccola città. La strada principale sembra essersi fermata al primo ‘900. Nel 1956, il governo federale voleva abbattere gli edifici della città per far spazio a una Interstatale. Così i locali si sono ingegnati dichiarando “palazzi storici” tutti gli edifici del centro, impedendone la demolizione per potere asfaltare il paese. Nel 2004 Wallace supera sé stessa. Il sindaco dichiara la città il centro esatto dell’universo. Un tombino all’incrocio tra due strade diventa il centro esatto dell’universo, con tanto di celebrazione. Con quale diritto l’hanno fatto? Secondo una scuola filosofica greca, il “Probabilismo”, se un’affermazione non può essere dimostrata falsa, probabilmente è vera. Nessuno l’ha mai smentita, così Wallace si proclama il “centro dell’universo”.

Se la crescita ci insegna che esistono altre tradizioni familiari, sappiamo anche che il centro dell’universo è una “festa mobile”. Nel calendario della Chiesa, alcune feste sono fisse, Natale; altre seguono il sole o la luna, come Pasqua, e le date cambiano ogni anno. Nel nostro testo, Geremia proclama una festa mobile di una vita con un amore, sì senza più radici, ma con molti rami. È la riaffermazione della vita nonostante la delusione, la morte e la disperazione. Il testo è ambientato nella prima deportazione dei giudei da parte dell’esercito babilonese. Nel 598 a.C., l’esercito babilonese conquista Gerusalemme e smantella la nazione di Giuda. I babilonesi deportano la “crema della crema”, i reali, i nobili e gli artigiani più capaci, lasciando nel paese una voragine nelle infrastrutture. Questo messaggio non è però il “primo” di Geremia che è profeta dal 627 a.C. Egli vive il breve successo del re Giosia con le sue riforme, mentre si batte per l’autonomia politica sfruttando la debolezza degli assiri. Riscopre la Tora e il tradimento del patto con Dio, e introduce una Riforma religiosa. Nonostante gli sforzi, il vuoto di potere è riempito da Babilonia e il tempio è distrutto. Dopo 30 anni di servizio divino Geremia scrive ai deportati, demotivati e scoraggiati, l’annuncio di una “festa mobile”.

Geremia ha fama di essere un profeta di sventura e condanna. Il messaggio di oggi non ha questo tono. Esorta i giudei esiliati a “fiorire” lì dove sono stati seminati. Non ci sono parole di vendetta o di ritorsioni contro il nemico. La “grande vendetta” è vivere lì con pienezza e fedeltà, attenti al benessere delle future generazioni, perché rimarranno lì a lungo. L’incarico divino è trasformare queste terre, in cui sono costretti ad abitare, nella “nuova terra promessa”, in cui avranno figli e figlie, cresceranno famiglie, sposeranno figli e figlie per moltiplicarsi. Il vostro “centro dell’universo” si è spostato! È stupefacente! Di più, non vivete passivi nelle terre dove siete ma, dice il Signore: cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare, e pregate il Signore per essa (v. 7). Pregare per dei pagani e idolatri? Pregare per la nazione che ci ha distrutto e schiavizzato? Sostenere e vivere con impegno nella terra dei nostri nemici? Scherzi? C’è di più, un risvolto amaro, se non lo fanno ne avranno un danno: poiché dal bene di questa dipende il vostro bene. Forse loro avrebbero preferito ascoltare da Geremia parole di sventura.

Tradotto in parole di oggi, ama il tuo codice postale: 7743 7742 … Non però nel senso: prima i nostri! L’apostolo Paolo imprigionato dice anche in Filippesi 4.11: non lo dico perché mi trovi nel bisogno, poiché ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo. In qualsiasi condizione o paese sei, ama il tuo luogo e il tuo vicinato. È il sentimento base per ringraziare il Signore. Geremia e Paolo incoraggiano ad amare partendo dal nostro “codice postale”, e vivere la nostra fede in quel territorio. Geremia non incoraggia i deportati giudei a sopravvivere al loro calvario: state lì da parte, che fra poco andrete via. No, li invita ad essere parte attiva e prosperare tra i nemici. Non solo, ma a pregare il Signore per il benessere delle comunità nel mezzo delle quali si trovano. Per il popolo di Dio significa che i nemici devono diventare il nostro vicinato. Insieme rendiamo il nostro cibo, il nostro villaggio, un posto migliore da vivere insieme. Il popolo di Dio è chiamato a fare la differenza lì dove vive, a costruire vicinati migliori e più belli, anche fra chi ci odia, ci maligna e ci deride. Non dobbiamo avere la testa rivolta all’indietro ma alle generazioni future.

Questa parola del Signore ai giudei in Babilonia vale anche per i cristiani del XXI. secolo nella comunità globalizzata. In qualsiasi luogo viviamo, come discepoli di Gesù, siamo “stranieri” dal sistema e dalle tendenze di moda perché siamo orientati al regno di Dio. Il nostro “centro dell’universo” è lì dove viviamo, e siamo istruiti a vivere e amare quel posto, pregando che il Signore sia presente nella vita delle persone con cui viviamo e incrociamo ogni giorno. Questo insegnamento a “cercare il bene della città”, a nutrire uno spirito di ringraziamento, è il contrario degli ultimi avvenimenti ad Halle, l’ennesimo attacco alle minoranze, l’odio verso gli ebrei, alle stragi. Qui non c’è ringraziamento al Signore, qui non c’è il bene comune, ma solo odio e violenza e stragi. Se non cerchiamo il bene del luogo dove siamo, non ne riceveremo del bene. Anni fa, una Chiesa tenne una raccolta fondi per la città. Senza un progetto particolare. Terminata la raccolta, la Chiesa diede al sindaco un assegno di 3 mt, con diecimila ore di volontariato. Non erano soldi ma una merce più preziosa: il tempo di alcuni cittadini. Dei credenti donavano tempo per qualsiasi bisogno cittadino. C’era una linea diretta per annunciare le necessità e un volontario era pronto a intervenire; assistere un bisognoso o piantare alberi, insegnare musica o un doposcuola, si forniva un qualsiasi servizio alla città ritenuto urgente. La Chiesa dimostrava di “amare la propria città”, di Ringraziare il Signore del suo amore e cura.

Solo da bambini pensiamo che il nostro mondo sia il centro dell’universo. A meno che tu non abiti a Wallace! L’esistenza però ci sposta sempre il terreno da sotto i piedi e rende la nostra vita una festa con un “centro dell’universo” mobile. Questo accade ai giudei al tempo della deportazione babilonese. La parola divina per mezzo di Geremia l’invita a spostarsi col “centro mobile dell’universo”. “Abitate con passione i luoghi dove vivete, benedite e pregate per i vostri nemici, contribuite al bene del vostro paese, perché da questo dipende anche il vostro bene!” dice Geremia, come Gesù ci ha ripetuto. C’è troppo odio in giro, troppe terre desolate, troppa umanità abusata. Oggi ringraziamo il Signore della sua grazia, ma Egli c’invita ad amare il “centro dell’universo” in cui viviamo per trasformarlo nella terra promessa dove scorre il latte e il miele. Amen

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa