Sii squadrato

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Efesini 1.11 – 23
Sermone del 4 novembre 2019 Festa riforma

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

11 In lui siamo anche stati fatti eredi, essendo stati predestinati secondo il proposito di colui che compie ogni cosa secondo la decisione della propria volontà, 12 per essere a lode della sua gloria; noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo. 13 In lui voi pure, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza, e avendo creduto in lui, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, 14 il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio si è acquistati a lode della sua gloria.

15 Perciò anch’io, avendo udito parlare della vostra fede nel Signore Gesù e del vostro amore per tutti i santi, 16 non smetto mai di rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere, 17 affinché il Dio del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione perché possiate conoscerlo pienamente; 18 egli illumini gli occhi del vostro cuore, affinché sappiate a quale speranza vi ha chiamati, qual è la ricchezza della gloria della sua eredità che vi riserva tra i santi, 19 e qual è verso di noi, che crediamo, l’immensità della sua potenza. 20 Questa potente efficacia della sua forza egli l’ha mostrata in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla propria destra nel cielo, 21 al di sopra di ogni principato, autorità, potenza, signoria e di ogni altro nome che si nomina non solo in questo mondo, ma anche in quello futuro. 22 Ogni cosa egli ha posta sotto i suoi piedi e lo ha dato per capo supremo alla chiesa, 23 che è il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti.

Cara comunità, che settimana quella passata! Abbiamo goduto o sopportato la stranezza di Halloween e le sue pazzie. Qualcuno si diverte, per altri è banale e scontato. È un affare da milioni di franchi, solo per Natale si spende di più. Sta crescendo molto specie perché molti vestono anche i loro animali. Non ci trovo nulla di male e i bambini si divertono a mascherarsi. I film horror e le mascherate spaventose per quanto siano terrificanti, non saranno mai più preoccupanti della nostra attrazione e mania con l’orrore, la violenza e la morte. Non basta già il sangue e i massacri ai quali assistiamo ogni giorno nella nostra società? Omicidi, femminicidi, spargimenti di sangue sono ovunque. Questi travestimenti, in contrasto all’orrore intorno a noi appaiono grotteschi.

La tregua da questo spettacolo funebre arriva il 1. novembre. Dopo il 31 ottobre, vigilia di “tutti i santi” “All Hallow’s Eve”, alias la notte dei defunti, c’è Ognissanti. Non è una festività protestante, ma possiamo trovare un senso anche noi. È l’alba che celebra chi vive nella fede, in questo mondo in cui sorge il sole luminoso e dirompente oltre l’orizzonte di Halloween. È un nuovo inizio per chi crede e mette la sua fiducia e amore nella missione e nel messaggio di Gesù e nel regno di Dio. La terza ricorrenza di questa settimana, per i Riformati, è la celebrazione della Riforma, quest’anno per i 500 anni di quella di Zwingli a Zurigo. È stata una settimana con molta carne al fuoco.

Efesini 1.11 – 23 è parte di un ringraziamento maggiore contenuto nei primi tre capitoli. In parte è un inno, in parte è un saggio delle liturgie del 1. secolo, e un’altra è pura gratitudine. I testi rivelano l’intensità della fedeltà e dell’amore che ha reso capace la Chiesa del 1. secolo di resistere, di tenere duro e rimanere costanti. I versetti 11-14 lodano i doni di Cristo, il più grande dei quale è “l’eredità” dello Spirito Santo promesso: il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio si è acquistato a lode della sua gloria, v. 14. La natura della comunità è rivelata nel v. 15, dove l’autore scrive: avendo udito parlare della vostra fede nel Signore Gesù e del vostro amore per tutti i santi” … non smetto mai di rendere grazie per voi, v. 16. Un momento, fermi tutti, c’è scritto “tutti i santi”? Ma chi sono questi santi? Al tempo della lettera siamo a soli 20-25 anni dopo la morte di Gesù. Molti dei primi discepoli erano vivi. Quali santi intende della comunità in Efeso? Si può essere santi ancora in vita? Questo contraddice la comprensione popolare dei santi! In questa giovane Chiesa di Cristo, non c’è agiografia (scritti di santi) o celebrazione di santi. Troviamo però dei testimoni fedeli. Anche la comunità in Efeso lottava per la sua identità, mentre resisteva a una persecuzione immensa. Giudei e gentili si opponevano alla loro fede. Tertulliano disse che: per i pagani, i cristiani erano criminali, nemici delle divinità e degli imperatori, delle leggi, della buona morale. Nonostante ciò, la Chiesa di Efeso trovava forza e identità dalla fede dei suoi credenti per resistere agli abusi del mondo. I santi a Efeso non erano antenati sepolti da tempo. Santo è chi, avendo risposto alla chiamata divina e mandato nel mondo, è separato dalla sfera del male. I cristiani all’inizio si chiamavano tutti “santi”, in breve, separati dalla sfera del male mentre lottavano contro la persecuzione che voleva zittirne la testimonianza.

In breve, il nostro testo ci ricorda che, per onorare e celebrare i santi non c’è bisogno di andare al cimitero. Noi siamo “chiamati” a essere “santi”, abbiamo un mandato del Signore, abbiamo un sacerdozio universale, che è uno dei messaggi della Riforma. Noi siamo un popolo di sacerdoti messo da parte dal Signore per servirlo. Siamo santi, persone “speciali”, che testimoniano una forte fede, speranza e amore al prossimo, nella nostra vita e in mezzo a difficoltà. Seguiamo il mandato di Gesù di essergli testimoni. L’amore verso i santi non è diretto al cielo ma al vicino della porta accanto, un amore orizzontale, persona – persona, e, spesso più difficile di quello verticale, credente – Dio. Nella storia della Chiesa, “santo” ha cominciato a distinguere solo alcune persone e non più tutto il popolo. Nell’iconografia della Chiesa primitiva, quelli considerati santi, erano segnati con una aureola luminosa intorno alla testa. Gli artisti però usano aureole per differenziare. I ritratti di grandi testimoni cristiani, se erano ancora in vita, erano mostrati con un’aureola quadrata (nimbo). Se morti erano ricordati con una aureola rotonda sulla testa.

Giovanni VII è raffigurato con un nimbo quadrato significa che il ritratto fu eseguito mentre il pontefice era ancora in vita. Link spiegazione: https://theuijunkie.com/angels-saints-halo-meaning/

Episcopa Theodora sono le parole di un’iscrizione su un mosaico del IX secolo, nella cappella di san Zeno, basilica di Santa Prassede a Roma. La donna è rappresentata con un’aureola quadrata, indicando il fatto che fosse ancora in vita. Link spiegazione: https://it.wikipedia.org/wiki/Episcopa_Theodora

L’uso di aureole esisteva molto prima della cristianità. Greci, egiziani, indiani e romani dipingevano segni circolari intorno alle teste per indicare poteri soprannaturali e che queste persone fossero molto intelligenti o illuminate. Esiste una terza aureola con la formula di una Mandorla. Un dipinto con una Mandorla raffigura un momento trascendentale della vita di Gesù o un santo. È un Instagram medievale, perché mostra un lampo della divina gloria e maestà.

Quindi, secondo la Chiesa antica, i santi viventi sono quadrati. Un credente con una fede viva deve essere quadrato! Negli anni ’60 – ’70, se si diceva a qualcuno “sei proprio quadrato” era un insulto. Oggi diremmo “nerd”. Il nostro testo ci ricorda che per essere un santo non devi essere un morto del passato ma una persona di fede che vive secondo Cristo e ama il prossimo più di sé stesso. Una persona dà sempre più di quello che riceve. In un mondo di “dai e prendi” “se mi dai questo ti do quest’altro”, noi abbiamo più prenditori che donatori. I santi sono più donatori che prenditori. E questo si ricollega alla festa della Riforma, al risveglio del cristiano, o meglio, al riformarsi a Cristo. Un santo non è qualcuno perfetto o senza errori. Ricordiamoci del grande appello ai santi nella lettera agli Ebrei, dove l’autore ci chiama a entrare nella “grande nuvola (nembo) dei testimoni”. In questa lista di santi si trovano persone più “furfanti” che santi. Lo sviamento nella storia della Chiesa è stato di fare credere che i santi siano persone immacolate, alte, lontane, invece, se guardiamo nella Bibbia, sono persone piene di difetti, che hanno creato problemi e sono cadute, Abramo, Davide, Saul…, ma nella loro caduta hanno invocato il Signore, si sono rialzati e hanno continuato nel compito divino facendo ciò che è giusto. Perché erano stati chiamati e separati da Dio, fatti santi, per portare a compimento un suo compito. Un santo è una persona che vive con gli altri, è uno fra gli altri, non desidera distinguersi dagli altri, non prende ma dà.

Essere un santo è essere normali e “quadrati”. È essere eroi non perché un santo compie gesti eclatanti o schiva le pallottole, come nei film. L’eroismo di un santo è lasciare che la volontà del Signore sia compiuta in noi. La cosa più difficile da fare, è lasciare che ci trasformi nel suo progetto per noi e diventare quell’essere originale irripetibile. Questo è il passo più difficile verso una fede genuina da “testa quadrata”. Essere santi significa essere sé stessi. Il problema della santità è capire chi sono e scoprire il vero me stesso. È Cristo però che ci rivela chi siamo. Questo significa essere “quadrati”, come santi in vita. Per la Riforma, vi invito ad essere “quadrati”, a vivere “quadrati” ad avere un amore “quadrato”. Una Chiesa si chiama “Foursquare”, tradotto vuol dire “onesta, quadrata”, che cerca di vivere secondo i quattro Vangeli. Così diciamoci “tu sei quadrato”, “sii quadrato”. Ogni Riforma vuole ritornare alla santità del mandato divino, a vivere da “quadrati” la fede con Dio e il prossimo. Buona vita quadrata! Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa