«100% (Bio) Valposchiavo», un esempio di lungimiranza e perseveranza – parte 2

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Foto di Selena Raselli

(continua dalla prima parte)

Un progetto di sviluppo regionale secondo l’articolo 93 della Legge sull’agricoltura

Secondo questo articolo “la Confederazione accorda contributi per bonifiche fondiarie, edifici agricoli, ma anche per il sostegno di progetti di sviluppo regionale e di promozione di prodotti indigeni e regionali ai quali l’agricoltura partecipa in modo preponderante, oppure per costruzioni di piccole aziende commerciali nella regione di montagna, che trasformano e commercializzano prodotti agricoli con conseguente creazione di valore aggiunto (le aziende devono comprendere almeno il primo livello di trasformazione), e iniziative collettive di produttori volte a ridurre i costi di produzione. L’assegnazione di un contributo federale presuppone un contributo adeguato del Cantone, incluso quello dei suoi enti locali di diritto pubblico, mentre il Consiglio federale può vincolare l’assegnazione di contributi a condizioni e oneri”.

In quest’ultima tappa di realizzazione l’ente promotore del progetto «100% (Bio) Valposchiavo» è la Regione Bernina, che ha dato incarico a Daniele Raselli e Gianluca Giuliani della conduzione dei lavori di progettazione e gestione finanziaria. L’idea di base è che ciascun progetto realizzato nell’ambito dell’associazione mantello porti un valore aggiunto a tutta l’area di progetto, contribuendo al mosaico di offerte «100% (Bio) Valposchiavo». Tutti i progetti hanno inoltre lo scopo di mantenere la filiera corta e in loco (produzione – lavorazione – confezionamento – vendita). Il corposo documento inoltrato all’Ufficio federale dell’agricoltura per la richiesta dei contributi elenca i partner, che sono anche i membri fondatori dell’associazione, e i vari progetti che vedranno la luce nei prossimi anni.

I partner sono Paganini Frutta SA, Marcandrea Paganini; Piccoli Frutti Valposchiavo, Nicolò Paganini; Casa vinicola Misani, Pietro Misani; Macelleria Branchi (Bio), Michele e Dorli Branchi Bettini; Raselli Erboristeria (Bio), Reto Raselli; Società cooperativa Caseificio Valposchiavo (Bio), Moreno Godenzi; Giardineria & Salumeria La Risciada (Bio), Annina Raselli e Renzo Tosio; Cooperativa Campicoltura (Bio), Reto Raselli; Realisation Schmid, Andi Schmid; Azienda agricola Al Canton (Bio), Elmo Zanetti e Claudia Lazzarini; Azienda agricola Girasole (Bio), Thomas Compagnoni; Azienda agricola Li Taiadi (Bio), Otmaro Beti; Azienda agricola Al Crap (Bio), Stefania e Ivan Lanfranchi-Zala; Azienda agricola Rossi-Cortesi (Bio), Silvio e Manuela Rossi-Cortesi; Valposchiavo Turismo, Direttore Kaspar Howald.


Schema dei vari interventi pianificati, che saranno realizzati a tappe fra il 2020-2025

Da come si evince dallo schema qui sopra rappresentato, si tratta complessivamente di 11 progetti aziendali, per i quali è stato singolarmente allestito un business plan, e di 3 progetti collettivi (concetto marketing, piattaforma di vendita e coordinazione generale). Per quest’ultimi, nonché per il progetto globale, sono stati compilati un’analisi dettagliata del mercato e un piano finanziario.

Progetti innovativi e sostenibili

Fra i vari progetti aziendali, oltre a quelli di ampliamento dell’offerta di prodotti legati alla filiera “Bio” della Valposchiavo”, già in parte ben radicati sul territorio, vanno segnalate alcune iniziative dal carattere innovativo. Come ad esempio quella dell’«Azienda La Risciada», che se da un lato intende colmare una lacuna relativa alla produzione degli ortaggi con l’installazione di due serre riscaldate, dall’altro desidera mantenere viva la tradizione della mazziglia “casalinga”, in cui il cliente acquista il bovino d’allevamento direttamente dal produttore e contribuisce fattivamente anche alla preparazione della carne da consumare e degli insaccati. 

Un’altra novità è quella dell’«Azienda Li Taiadi», che pianifica la creazione di spazi per l’alloggio e l’insegnamento a bambini e ragazzi con difficoltà comportamentali, o che si trovano in una situazione di crisi, tramite il contatto con gli animali e il ritmo scandito dalla natura. Il progetto dell’«Azienda Il Girasole» mira invece alla creazione di un caseificio dimostrativo in una vecchia stalla ormai in disuso a Cavaglia, dove il latte di una decina di vacche verrà trasformato in presenza e con l’aiuto del pubblico, mentre il formaggio prodotto verrà spedito a casa degli «aiuti-casari» dopo un periodo di affinamento.

Foto di Selena Raselli

I progetti collettivi

L’obiettivo principale del “concetto di marketing”, coordinato da Valposchiavo Turismo, è l’aumento del valore aggiunto locale generato dalle materie prime e dai prodotti trasformati in valle tramite la vendita in loco (alberghi, privati), la vendita nella vicina Engadina (alberghi) e la vendita nel resto della Svizzera (alberghi, commercio all’ingrosso, privati). Un aumento della vendita in loco andrà stimolato con il turismo, che dovrà indurre il turista a spostarsi in Valposchiavo per trovare l’«originale», mentre i prodotti che vengono commercializzati fuori valle avranno una funzione subalterna di “ambasciatori” per la valle. Nel concetto di marketing rientra anche la proposta di Andi Schmid (Realisation Schmid), che prevede la messa a dimora in diversi luoghi pubblici della Valposchiavo di piante da frutto. I frutti potranno essere colti da chiunque, da qui il nome del progetto «fruttipertutti».

Lo scopo della “piattaforma di vendita” è di fornire alla comunità di produttori uno strumento informatico di supporto per coordinare un’unica offerta commerciale, rendendo la comunicazione commerciale efficace, operativa ed efficiente la gestione dei flussi logistici, e semplificando l’amministrazione delle transazioni. La partecipazione alla piattaforma sarà aperta a tutte le aziende agricole valposchiavine e di questo progetto beneficerà quindi tutta l’agricoltura della regione. Lo strumento informatico si baserà sulla piattaforma virtuale già esistente www.loonity.com, mentre per quanto riguarda la logistica questo progetto collettivo intende appoggiarsi su operatori della valle già attivi nel settore, come Eugenio Paganini – EGP, Marcello Raselli – Gastronomia Valposchiavo, Gianluca Balzarolo – Balzarolo SA e Caseificio Valposchiavo. In una prima fase sperimentale la “piattaforma di vendita” sarà orientata verso il mercato valligiano, mentre a media scadenza si prevede di estendere l’offerta all’Engadina, al resto del Cantone, Coira e Zurigo.

Nella fase di realizzazione del PSR la “coordinazione generale” seguirà, tappa per tappa, i singoli progetti aziendali e più tardi i due progetti collettivi sopra descritti. Una parte del lavoro sarà dedicata anche alla conversione delle aziende che ancora non sono gestite secondo le direttive “Bio”. La “coordinazione generale” fungerà da «braccio operativo» e in seguito continuerà a coordinare tutto quanto è stato creato nell’ambito del PSR con l’impiego di una figura professionale remunerata al 40%. A realizzazione del progetto questa figura potrà continuare ad occuparsi della coordinazione delle varie attività dell’«Associazione 100% (Bio) Valposchiavo» in seno ad un organo commerciale (p.es. una Sagl).

Possibile struttura dell’Associazione 100% (Bio) Valposchiavo

Il finanziamento e le tappe di realizzazione

La fase di realizzazione è prevista nel periodo che va dal 2020 al 2025, con tempistiche per i singoli progetti scaglionate sui 6 anni. I costi complessivi d’investimento per l’intero progetto sono stimati in 15,92 mio di franchi (14,37 per i progetti aziendali e 1,55 per quelli collettivi). La quota di contributi provenienti da Cantone e Confederazione è di 7,73 mio di franchi, mentre i rimanenti 8,19 mio di franchi rimarranno a carico delle aziende (ipoteche bancarie, crediti d’investimento, altri fondi, capitale proprio).

Molte tappe di questo lungimirante progetto sono ormai già compiute. Rimane ora il lavoro più importante: quello della realizzazione. Anche se il progetto «100% (Bio) Valposchiavo» non sconvolgerà il tessuto agro-alimentare della valle, esso andrà ad incrementare la valorizzazione del nostro territorio e dei suoi prodotti in modo innovativo e sostenibile, cercando di recuperare quelle che un tempo neanche troppo lontano ne erano le sue maggiori peculiarità: prodotti locali, biologici e consumati prevalentemente in valle. Non vi sono quindi motivi di dubitare che il progetto possa avere un futuro, anche se il futuro avrà la fragranza, i sapori e gli aromi del passato.

Considerata l’ideologia che sta dietro al progetto non bisogna nemmeno crearsi false aspettative e pensare a facili guadagni. Anzi, il cambio di rotta a livello di coltivazione e produzione nella filiera agro-alimentare dovrà maggiormente tenere conto di quanto la terra sarà disposta a donare senza eccessive forzature. Frattanto, facendo perno su una consapevolezza sempre maggiore fra la gente a consumare prodotti locali (a km zero), una carta su cui sarà legittimo puntare è rappresentata sicuramente dal turismo, che consentirà a tutti gli operatori del settore di piazzare con più facilità i loro prodotti sul mercato.


Achille Pola