Il perdono a Izebel

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Marco 7.24 – 30
Sermone del 24 novembre 2019

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

24 Poi Gesù partì di là e se ne andò verso la regione di Tiro. Entrò in una casa e non voleva farlo sapere a nessuno; ma non poté restare nascosto, 25 anzi subito, una donna la cui bambina aveva uno spirito immondo, avendo udito parlare di lui, venne e gli si gettò ai piedi. 26 Quella donna era pagana, sirofenicia di nascita; e lo pregava di scacciare il demonio da sua figlia. 27 Gesù le disse: «Lascia che prima siano saziati i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli per buttarlo ai cagnolini». 28 «Sì, Signore», ella rispose, «ma i cagnolini, sotto la tavola, mangiano le briciole dei figli». 29 E Gesù le disse: «Per questa parola, va’, il demonio è uscito da tua figlia». 30 La donna, tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto: il demonio era uscito da lei.

Cara comunità, una delle pratiche ecclesiastiche più traumatiche del passato, e tristemente, in alcuni casi di oggi, è l’esclusione religiosa: scomunicare, disassociare, bandire. Escludere qualcuno oggi può essere visto come una forma di abuso emotivo. L’esclusione scatta quando qualcuno è accusato di trasgredire una norma o una regola religiosa. Espulso da una comunità, sei marchiato come peccatore e disaggregato dal corpo. Il peccatore è espulso dalla comunità per mantenerla in “pura”. Se non si pente, questa persona è esclusa dalla comunità e, forse, ripudiata dalla famiglia e dagli amici.

Per ripudiato intendo bandito dalla comunità, famiglia, amici, chiunque. Di solito si basa su una visione negativa delle Scritture, che antepone la punizione e i precetti (spesso creati dall’ordine religioso) al perdono e alla grazia. Se sei stato escluso una volta, conosci la tortura emotiva che questa azione punitiva causa alla persona. Nessuno parla con te o mangia con te. Nessuno ti riceve a casa o ti saluta per strada. È una pratica di esclusione che eleva qualcuno a un falso livello di purità e altri a un uguale falso livello di impurità. Questa pratica di esclusione purtroppo accade ancora oggi, al lavoro, a scuola, nelle comunità, si può chiamare mobbing o bullismo.  Ai tempi di Gesù, era una pratica comune. “Fariseo” significa “separato”, e il sistema religioso aveva elaborato dottrine per escludere chi non era osservante come loro. Usano il peccato, e i sensi di colpa derivanti, come clava in testa ai pagani e agli “impuri”. Osea accusa: si nutrono dei peccati del mio popolo! (4.8), in breve, i sacerdoti profittano dal senso di colpa del peccato da loro creato con le leggi sulla purità. Sbarrano alle persone la strada verso Dio, non solo per i presunti peccati ma anche per le malattie, per ceto sociale e per nazionalismi. Sei in disgrazia? Sei malato? È la punizione del Giudice giusto! Suggerisce il Talmud. Non hai peccato tu? Allora è colpa dei tuoi genitori o i tuoi nonni e così via. Gesù vive in una società che condanna, banna ed esclude dalla comunione comunitaria e da Dio.

I pagani erano i più disprezzati da questi pregiudizi. Impuri per definizione. I gentili vivevano in terra maledetta, adoravano altre divinità e avevano usanze riprovevoli, ma i sirofenici di Tiro erano trattati con il massimo disprezzo. Discendenti dell’odiata regina Izebel, erano considerati come i cani randagi che divorarono la carne di Izebel, perché fece uccidere Nabot, per dare la vigna al marito re Acab, e che lo portò a fare il male davanti a Dio e a deviare dalla fede. Nel Vangelo di oggi, nel testo precedente al nostro, Gesù discute con i farisei riguardo alle leggi della purità rituale. Gesù, deciso, definisce che cosa significa “puro” e declassa i precetti religiosi come strumenti umani creati per il controllo e il potere sul popolo. I religiosi hanno creato l’idea che tutti gli aspetti della vita portassero in sé il germe dell’impurità. Ti facevano sentire sempre impuro, dalla nascita in poi. Quindi la casta sacerdotale, invece di alleviare i bisogni degli umani, li aggravava. Gesù dice: ascoltatemi e intendete; non c’è nulla fuori dell’uomo che entrando in lui possa contaminarlo; … sono le cose che gli escono quelle che lo contaminano. Nessun cibo è impuro. Nessuna cultura è impura. Solo quello che viene dal cuore umano può essere impuro. È l’odio, il disprezzo, il male che mostra l’impurità del cuore perché è la sorgente di tutte le impurità. È un pugno al volto ai farisei e alle loro pratiche di esclusione. I discepoli di Gesù sono confusi perché sono dei giudei osservanti, abituati a seguire le regole della purità e ad escludere i pagani. Così Gesù … e chiunque di noi non ami questa parte… porta i discepoli in gita istruttiva. Devono fare un’esperienza pratica sul disprezzo e l’esclusione verso gli “impuri”.

 Gesù porta i discepoli nella terra dei gentili, a Tiro, nei luoghi della più odiata pagana in Israele, Izebel, per un’escursione istruttiva. Lì Gesù incontra una donna, pagana, sirofenicia (tre volte disprezzata) che lo implora di scacciare un demone da sua figlia sofferente. Gesù risponde in modo villano! Perché? Vuole stuzzicare i sentimenti nazionalistici e religiosi dei discepoli agendo come “un buon giudeo”? Infatti, avranno sorriso sotto i baffi! Gesù sfida questa donna come persona e come figlia di un popolo bannato. Attenzione, Gesù tratta con lei lo stesso argomento discusso con i farisei e i discepoli in Israele mostrando nella pratica il suo insegnamento. Non intende il rifiuto dato, alla fine si “convertirà”. Gesù vuole illuminare la mente dei discepoli. Gesù sfida la donna e i suoi discepoli guardano compiaciuti, soddisfatti e ipocriti, ma quando Gesù fa un voltafaccia ed elogia la fede della donna e guarisce sua figlia, sul volto dei discepoli avremmo visto disgusto! La lezione è: perdono radicale. Inclusione radicale. Umanità radicale. Disprezzo radicale delle leggi religiose in favore di una misericordia illimitata e una gentilezza irriducibile; non importa il nazionalismo, la religione o il sesso! Immaginate la loro sorpresa! Il significato di questa guarigione è tanto potente quanto difficile da descrivere. Non esiste un pagano bannato. Gesù prende una figlia di Izebel e guarisce non solo sua figlia ma anche la sua origine. Izebel, complice di un assassinio, che allontana il popolo dal Signore, mette a morte i profeti d’Israele. Elia combatte i sacerdoti di Baal, Izebel è sconfitta e detronizzata e gettata dal balcone reale e il suo corpo mangiato da cani randagi. Gesù porta i discepoli in visita educativa per insegnare una misericordia divina radicale senza confini.

Israele odia da secoli i sirofenici e i loro discendenti, i samaritani. Gesù porta i suoi discepoli in questo luogo perché manda un messaggio potente su come il Signore vede gli umani: come suoi figli e figlie. Non importa chi ha scomunicato questa donna nel passato; non importa il suo peccato o quello dei suoi avi, non importa chi l’ha ripudiata o esclusa, Gesù elogia la sua fede e la sua umanità come proveniente da Dio: la misericordia divina è così grande da bastare anche ai cagnolini bannati! Non c’è peccato o fallimento che ci escluda da Dio, perché riesce sempre a trovarci e non risponde ai nostri presunti meriti, ma al nostro grido d’aiuto. Il peccato non offende Dio ma l’essere umano, ed escludere è un peccato grande contro l’umanità. Il Signore rivendicherà sempre la sua paternità su di te. Non importa quali errori hai compiuto o da dove vieni, qual è la tua patria o come i tuoi avi e la tua famiglia sono stati etichettati dalla società. Gesù corregge, perdona e redime. Il Signore ti inonderà sempre di grazia e misericordia, tutti i giorni della tua vita. Se Gesù può perdonare addirittura gli antenati della terribile Izebel, quanto di più ti prenderà fra le braccia nei momenti più bui e di esclusione. Gesù non vuole degli immacolati da portare a Dio ma porta Dio a noi e nella sofferenza il Signore si offre a noi per dare un senso a quello che viviamo, ecco perché risponde alla donna, pagana, sirofencia. Nessuno è escluso dalla casa di Dio, noi ci possiamo escludere, e tutto quello che dobbiamo fare è venire a Gesù in preghiera, riconoscerlo come Signore e Redentore. L’odio nel cuore non ha ragione di esistere.

Il Signore non ci chiede di essere puri ma di usare misericordia radicale, giustizia radicale, inclusione radicale. Non saremo mai “religiosamente puri” ma tutti noi possiamo usare misericordia! La giustizia divina è la misericordia che fa diventare umani. Come Gesù ricorda, “Non è quello che è fuori che fa chi siamo, ma l’amore che viene dai nostri cuori (Mc. 7.18 – 21). Quanto è limpido il tuo cuore? Quante persone hai bloccato, emarginato o bannato in vita tua? E non su Facebook o Instagram. Puoi perdonare ora chi nel passato ti ha escluso rinnegato o emarginato? In silenzio, durante l’interludio, preghiamo per noi, per avere lo stesso cuore di Gesù, non solo per i nostri amici e famiglia, ma anche per i nostri peggiori nemici e chi abbiamo bloccato o emarginato, che possano vedere la misericordia e l’amore di Dio come il vero Dio di tutti noi, senza esclusioni. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa