“La balanza”, per i Sac!

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L’equilibrio tra finanze e qualità di vita nel mio Comune

È pur vero, in questi ultimi decenni il nostro Comune ha fatto grossi progressi nella gestione delle sue finanze. Oltre ad una maggiore disciplina nella coordinazione, hanno aiutato anche i gettiti fiscali. Questi ultimi, oltre ad essere diventati più calcolabili e provenienti dai vari impiegati e da nuove come vecchie aziende di rilievo, hanno ritrovato un’amministrazione attenta.
Va inoltre ricordato, che i contratti con Repower sono giustamente equi. Il fatto di poter ritirare in futuro non solo denaro (che può svanire in mille rivoli e attività al di fuori del mandato primario), ma anche energia “pulita”, è stato una mossa sensata. Per finire, i parametri monetari atti a misurare “la salute” delle finanze sono buoni.
Problemi? Certo! La demografia! Se esiste a livello nazionale, ci si può immaginare in periferia, dove i più devono emigrare verso i centri.
A questo punto ci si può chiedere come stiamo con la qualità di vita. Se fosse alta, magari uno ci pensa due volte prima di partire. È stata coltivata?
Quando guardo il mio comune dall’alto, accolgo varie sfaccettature. Lo faccio spesso. Per capire cosa ci faccio in questo luogo. Vedo un’agricoltura che ha ritrovato slancio grazie a “chi coltiva sogni” (di sua iniziativa) e un buon lavoro dei contadini sotto l’egida di Madre Elvezia.
Vedo nuove fabbriche ben organizzate, vecchie aziende tenute bene o rinnovate e molte case di privati ben tenute: con fiori e giardino. Certo, noi, i più, viviamo a destra o a sinistra della strada, con poche eccezioni di poche contrade e Brusio nella sua parte alta. Un biscione che d’estate diventa insopportabile. Dove in molti punti manca il marciapiede e ci si trova in strada: senza una piazza per incontrarsi, fare quattro chiacchiere, bere un caffè. Ci si saluta da macchina ad antiporta, da auto a vettura. Con i fari, con le mani, mentre sui fianchi della montagna risuona il trenino rosso: che partorisce ogni anno più corse e che si allarga su prati e orti.
Ammetto: facciamo parte di un sito Unesco. Consapevoli? Entrando a Campocologno, non lo diresti. Il traffico che una volta nutriva, oggi soffoca. Le barriere sul ponte creano file. Quando piove ed è caldo poco dopo senti le sirene della polizia e dell’ambulanza. Lì vicino, il piazzale di carico per la FR ed altre attività, è nato grazie ad una discarica in riva la fiume. È diventata pure verde, fa un po’ meno paura. Ti salvi facendo un giro tra le selve e la parte alta del paese.
A Li Geri, al di fuori di alcuni capannoni ed alcune case tenute in modo dignitoso, il disordine regna. Parcheggi, baracche, depositi, macchinari di ogni genere e valore. Salendo lungo il fiume e passata Zalende (con attività portate avanti in modo meritevole), prima ti godi le selve e poi, t’imbatti in una discarica in riva al fiume raccapricciante. Che sia una svista? Da piccolo andavo lì a raccogliere le castagne.
Ti viene da chiedere: “Il rapporto tra la “stabilità finanziaria” e la “qualità di vita” non è forse completamente sbilanciato?“.
Per uscire dal rumore e la puzza della strada, o cerchi le alture, oppure, magari a piedi, vai in direzione di Selvaplana/ Li Cui e Mota dal Meschin, Garbela. Ci si trova la pace, l’aria pulita, un bosco protetto, un ristoro dal quotidiano. In alto veglia San Romerio, diresti. È quanto abbiamo da offrire.
Proprio in questa zona, ai Sac, è prevista una discarica. I piani non fanno una grinza, sono all’altezza dell’arte, con sinergie e accorgimenti a tutti i livelli e in base alla legge vigente. Hanno pensato pure alle farfalle, alla flora, alle vipere, ai sentieri, alle acque.
Peccato però!
Sulla bilancia non è stato messo il peso di un importante “soft facts”: il grado di soddisfazione delle persone che ne saranno toccate, direttamente, in un modo o nell’altro.

C’è da pensarci molto bene: la bilancia andrebbe riequilibrata!


Roberto Nussio